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    Kosovo: tra integrazione e riconoscimento

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    Nel caso del Kosovo come per la Serbia, l’ ultima riunione del Consiglio UE ha aperto nuovi scenari in vista di una futura integrazione europea. Sul Kosovo si è infatti esposta la stessa UE, malgrado le difficoltà interne.

    1) Scorciatoia Lisbona – Per quanto riguarda la sottoscrizione del patto di associazione e stabilizzazione (ASA), vero e proprio punto di inizio dell’integrazione europea, si presume che ciò avverrà entro il 2014. A proposito della sottoscrizione dell’ASA con il Kosovo va notato che, grazie alle previsioni del Trattato di Lisbona del 2007, l’UE può procedere unilateralmente in materia di negoziati, evitando quindi il possibile veto da parte dei sui cinque stati membri che ancora non riconoscono il Kosovo (Grecia, Spagna, Romania, Cipro e Slovacchia). Prima del Trattato di Lisbona infatti gli stati potevano porre il veto anche sull’apertura delle trattative, come quelle che si stanno portando avanti con il Kosovo.

    2) Banco di prova e responsabilità per l’UE – Il Kosovo rappresenta un banco di prova per l’intera UE, che vi ha dedicato non solo grandi risorse economiche, ma ha anche profuso impegno dal punto di vista politico e di sforzo per la sicurezza (ad esempio con la messa in opera della Missione EULEX). Emblematico in tal senso l’accordo sottoscritto ad aprile tra Belgrado e Pristina a Bruxelles, grazie al quale l’UE cerca di guadagnare un ruolo attivo nella gestione delle relazioni internazionali,  rafforzando la capacità di interagire con tutti gli attori coinvolti ed assumendo un ruolo da mediatore.

    3) Primo test – La prima occasione per testare la bontà dell’accordo di normalizzazione dei rapporti tra la Serbia e il Kosovo è stata fornita dalle elezioni amministrative in Kosovo, tenutesi il 3 di Novembre. Punto critico era il coinvolgimento dei serbi che vivono a Nord della Municipalità di Mitrovica. Tensioni, violenze e sabotaggi non sono mancate a dimostrazione che la strada sarà lunga e difficile. Solo durante il secondo round in una certa maniera le elezioni hanno avuto delle sembianze “normali” e democratiche. L’affluenza pero è stata bassissima a dimostrazione che i serbi che vivono a Nord del fiume Ibar (fiume che divide Mitrovica in due parti) ancora non accettano in pieno il patto sottoscritto tra la Serbia e il Kosovo. La riuscita dell’implementazione dell’accordo tiene in “ostaggio” soprattutto l’integrazione della Serbia in UE, e pone degli interrogativi sulla capacità di Pristina di instaurare un dialogo pacifico con la minoranza serba che vive in questa area.

    Juljan Papaproko

    Juljan Papaproko
    Juljan Papaproko

    Juljan Papaproko è nato a Tirana. Laureato in Scienze Politiche a Torino con una tesi sulla Guerra del Kosovo. Collabora con diverse testate giornalistiche in Italia e in Albania. Il suo centro di interesse è l’Europa e i Balcani, binomio difficile ma affascinante. Diverse esperienze di vita a Torino, Firenze, Parigi, Bruxelles e Berlino. Condivide con il Caffè la stessa passione per la geopolitica.

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    1 commento

    1. Che schiffo! Questo e’ l’ esempio dell’ UE per i giovani? Riconoscere la bruttalita’ di un riconoscimento di “Stato di mafie” e vedere sorridenti i capi di stato nel porgere la mano al capo di questo “stato” definito “scorpione” per le sue malefatte.

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