utenti ip tracking
sabato 31 Ottobre 2020
More

    Speciale COVID-19

    Lezioni dalla pandemia: il Caffè al Festival di Laterza

    Il Caffè Geopolitico è ospite al festival Laterza Agorà, per...

    Che cosa succede in Svizzera?

    In 3 sorsi - Stretta tra emergenza sanitaria e...

    Brexit: UE e Regno Unito ai ferri corti, ultimatum per Boris Johnson

    In breve

    • Dal 1° gennaio 2021 Londra sarà del tutto al di fuori dell’Unione Europea.
    • Nel tentativo di “tirare la corda”, Boris Johnson ha presentato in Parlamento un disegno di legge che rompe l’accordo di recesso siglato con l’Unione Europea.
    • Se entro la fine del mese il Governo britannico non ritirerà il provvedimento, Bruxelles si riserverà il diritto di ricorrere alla Corte di Giustizia.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsi – Il premier britannico sfida l’Unione Europea promuovendo una proposta di legge che violerebbe l’accordo di recesso per la Brexit. L’UE concede un ultimatum per il ritiro, annunciando che in caso negativo potrebbe fare ricorso e comminare sanzioni.

    1. L’ACCORDO DI RECESSO

    Il 1° febbraio 2020, dopo due anni di negoziati per definire il recesso del Regno Unito dall’Unione Europea, è ufficialmente entrato in vigore il “Withdrawal Agreement”. Composto da sei parti contenenti ciascuna disposizioni specifiche e da tre Protocolli aggiuntivi, il suo fine ultimo è delineare una Brexit “ordinata”. Come prevedibile tutto il percorso è stato segnato da vari ostacoli diplomatici, sfiorando più volte la possibilità di abbracciare il “No Deal” (nessun accordo).
    Dal 1° febbraio quindi si è avviato il periodo di transizione che dovrebbe portare a una uscita del Regno Unito prevista per il 31 dicembre 2020. Tuttavia i negoziati tra Regno Unito e UE si sono rivelati fino ad ora improduttivi e l’eventualità di un’uscita senza accordo è sempre più reale.

    Embed from Getty Images

    Fig. 1 – Sono settimane molto difficili per il premier britannico Boris Johnson

    2. L’INTERNAL MARKET BILL

    Il cuore pulsante su cui attualmente si basano le discussioni è l’aspetto economico: entro fine anno i due attori dovrebbero accordarsi sulla linea da seguire per regolare le relazioni commerciali. La mossa clamorosa è stata causata da Boris Johnson, che ha presentato al Parlamento britannico un disegno di legge che andrebbe a modificare parti dell’accordo di recesso. La legge in questione – Internal Market Bill – ha suscitato scalpore, perché se approvata prevedrebbe la facoltà del Governo britannico di emanare regolamenti che violerebbero le norme internazionali, nello specifico le disposizioni previste nel Protocollo su Repubblica di Irlanda e Irlanda del Nord. Le ragioni della proposta sono proprio da ricercare in quest’ultimo Protocollo.
    La questione nordirlandese nella storia è stata segnata da profonde divisioni che molto spesso sono degenerate in scontri violenti. Nel 1998 per placare le tensioni al confine di questi due Stati è stato stipulato l’accordo del Good Friday, che tratta anche di questioni commerciali-doganali. Il Good Friday è stato rispettato nel già citato Protocollo in cui, per volere delle parti, si scongiura il “Backstop”: la creazione di una frontiera fisica tra Irlanda e Irlanda del Nord.
    Con la sua proposta, Boris Johnson è andato a ostacolare questo compromesso, spiegadno che per tutelare l’integrità territoriale del Regno Unito egli promuove il libero scambio con l’Irlanda del Nord.

    Embed from Getty Images

    Fig. 2 – In evidenza il confine tra Repubblica d’Irlanda e Irlanda del Nord

    3. LA RISPOSTA DELL’UNIONE

    L’Unione Europea ha quindi visto mettere in dubbio un accordo che mesi prima Johnson stesso aveva ratificato. Si rimprovera ora al premier inglese un cambio di rotta per promuovere le proprie finalità politiche. L’Internal Market, secondo l’UE, sarebbe una violazione all’accordo di recesso e come conseguenza Bruxelles minaccia azioni legali attraverso un ricorso alla Corte di Giustizia, che potrebbe anche arrivare a comminare sanzioni economiche per il Regno Unito. Dall’Unione arriva anche un ultimatum: entro fine settembre la proposta di legge deve essere ritirata.
    Anche il vicepresidente della Commissione europea, Maros Sèfcòvic, ha espresso il proprio parere sulla questione, affermando che una violazione dell’accordo di recesso comporterebbe serie conseguenze legali ed economiche per il Regno Unito, oltre alla perdita di credibilità sulla scena internazionale. In un tweet del Commissario europeo si legge: “[…] Il Regno Unito ha gravemente danneggiato la fiducia tra l’UE e il Regno Unito. Spetta ora al Governo britannico ristabilire tale fiducia.
    Nello scenario politico britannico vari soggetti si sono schierati contro la proposta del premier: i suoi predecessori e alcuni consulenti del Governo, come nel caso delle dimissioni dell’avvocatessa Amal Clooney. Intanto Boris Johnson non dispera e continua l’iter per l’approvazione della legge che ha già ricevuto consensi presso la Camera Bassa e attende il vaglio della Camera dei Lord.

    Alessandra Fiorani

    Photo by TheDigitalArtist is licensed under CC BY-NC-SA

    Alessandra Fiorani
    Alessandra Fiorani

    Nata il giorno di Natale del 1997 in un piccolo paesino della Tuscia, mi sono laureata in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali – curriculum Investigazione e Sicurezza nel 2019. Ho poi intrapreso una specializzazione all’Università Internazionale di Roma sotto la facoltà di Scienze Politiche al Corso magistrale in Investigazione, Criminalità e Sicurezza Internazionale; è qui che è sbocciata la mia passione per la geopolitica.

    Inoltre, pochi sanno di me che sono un’appassionata di criminologia, criminal profiling e serial killer.

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite