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    Presto un euro digitale dalla BCE?

    In breve

    • Alla base del progetto della BCE non solo la spinta digital green che l’UE vuole imporre alla propria economia, ma anche i timori per iniziative potenzialmente perturbanti di Stati esteri e operatori privati.
    • Le differenze tra una vera moneta avente corso legale e le criptovalute come i bitcoin.
    • Una consultazione pubblica è aperta fino al 12 gennaio 2021 e tutti possono partecipare. La decisione finale è attesa per la metà del prossimo anno.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 4 min.

    Analisi – La Banca Centrale Europea sta studiando l’introduzione dell’euro digitale, da affiancare ai contanti. Più di un motivo spinge ad accelerare sul progetto di una moneta elettronica ufficiale.

    UNA VERA MONETA ELETTRONICA, NON UNA CRIPTOVALUTA

    La Banca Centrale Europea sta valutando l’introduzione dell’euro digitale, ossia della versione elettronica della nostra moneta, che andrebbe ad affiancarsi al denaro contante.
    Cosa vuol dire? Semplicemente che ognuno di noi potrebbe detenere, oltre o in alternativa a monete e banconote reali, euro elettronici disponibili in un “portafoglio digitale” personale, come ad esempio una app sul nostro smartphone, e depositati presso la stessa BCE o presso una normale banca. Questi euro digitali non sarebbero che una versione smaterializzata della moneta, di valore identico a quello del denaro “fisico”, emessi dalla BCE e accessibili a tutti, cittadini e imprese. Il vantaggio? Eliminare appunto la fisicità con tutto ciò che ne deriva, come ad esempio ingombro, rischio di perdita o deterioramento, possibilità di trasmissione di malattie, ecc.
    Un po’ come i bitcoin, allora? Assolutamente no! Bitcoin e altre criptovalute non sono vera moneta, sebbene siano comunemente definiti “moneta virtuale”. Non hanno infatti le caratteristiche fondamentali della moneta: non sono emessi da un’autorità pubblica, dunque non hanno corso legale, non sono accettati universalmente o diffusamente come mezzo di pagamento (bensì solo su base volontaria), non sono soggetti ad alcun tipo di monitoraggio od azione da parte di Istituzioni monetarie e sono dunque estremamente volatili. Proprio le possibili variazioni estreme di valore (addirittura nell’ambito di una stessa giornata) definiscono le criptovalute come speculative assets, beni di investimento a scopo di speculazione finanziaria, piuttosto che mezzi di pagamento (né tantomeno gli si possono riconoscere le funzioni di unità di conto o deposito di valore, che sono le altre due funzioni normalmente riconosciute alle monete a corso legale).
    Avere una moneta digitale è anche cosa diversa dal semplice utilizzo di strumenti elettronici di pagamento, che sono servizi offerti da intermediari (banche, Poste, istituti di pagamento) che permettono di trasferire fondi attraverso un processo articolato su più fasi: trasmissione di un ordine di pagamento, gestione dello stesso all’interno di un circuito intermediario che consente lo scambio di informazioni tra diversi prestatori di servizi (due banche, ad esempio), accreditamento al beneficiario.

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    Fig. 1 – Il Direttore Generale della BCE, Christine Lagarde

    PERCHÉ ORA?

    Perché una moneta digitale e perché ora? L’idea non è nuova, ma è possibile individuare almeno tre fattori, uno di portata generale e due contingenti, che probabilmente sono alla base del progetto della BCE, in accordo con le altre Banche centrali europee.
    Il primo elemento da considerare è l’interesse generale della zona euro: l’introduzione di una versione elettronica della moneta unica spingerebbe inevitabilmente la digitalizzazione dell’economia europea, velocizzando, semplificando e garantendo la sicurezza dei pagamenti di ogni giorno, compresi quelli al dettaglio. Obiettivi che rientrano perfettamente nell’ambito delle politiche digital e green verso le quali l’Unione europea intende spingere lo sviluppo economico del nostro continente.
    Un secondo fattore, conseguenza di iniziative esterne recenti, è la preoccupazione che mezzi di pagamento digitale progettati e gestiti al di fuori dell’UE possano diffondersi e comportare rischi per la stabilità finanziaria e la sovranità monetaria della zona euro. Il rischio potrebbe provenire sia da Stati esteri (la Banca centrale cinese ha già iniziato delle sperimentazioni quest’anno) che da enti privati (un blocco di banche e aziende private è stato costituito da Facebook con l’intento di lanciare una propria moneta globale denominata Libra).
    Infine, la crisi della Covid-19 ha spinto decisamente l’utilizzo dei mezzi di pagamento elettronici in alternativa al contante, sia perché quest’ultimo potrebbe essere veicolo di contagio che a causa delle situazioni di confinamento che ovviamente impediscono o limitano la circolazione fisica del denaro. Da cui la necessità di garantire, accanto alle tradizionali forme di pagamento elettronico già esistenti, l’accesso a una moneta digitale scambiabile con la stessa rapidità e facilità del denaro contante, eventualmente anche in modalità offline. Questo contribuirebbe anche a minimizzare gli effetti di eventi estremi come le pandemie o altre situazioni di crisi, quando i normali servizi di transazione sono inutilizzabili.

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    Fig. 2 – Il progetto di Libra, la moneta globale che vuole lanciare Facebook

    CHIUNQUE PUÒ PARTECIPARE ALLA CONSULTAZIONE PUBBLICA

    Uno degli aspetti rivoluzionari dell’introduzione dell’euro digitale potrebbe essere che i semplici cittadini potrebbero avere un proprio deposito di moneta elettronica direttamente presso la BCE. Questa è soltanto un’ipotesi teorica, ma è una delle opzioni allo studio: sarebbe potenzialmente più sicuro che avere un deposito presso una banca privata, soggetta a fallimento o altro, e certamente meno rischioso che portarsi in tasca denaro contante. D’altro canto l’interazione con altri servizi bancari potrebbe avere i propri aspetti positivi e facilitare l’innovazione nel settore.
    Possibili effetti sulle banche private e fattori di rischio, oltre ad altri importanti aspetti come quello di garantire la riservatezza delle transazioni, rendono evidente come vi sia tutta una serie di elementi legali, finanziari, tecnologici e anche politici che devono attentamente essere valutati.
    Tutti aspetti in fase di studio da parte della BCE. Dopo l’attuale fase di preparazione, la decisione se e come avviare il progetto euro digitale dovrebbe essere presa verso la metà del prossimo anno. Intanto l’istituto di Francoforte ha avviato una consultazione pubblica, aperta fino al 12 gennaio 2021, attraverso la quale tutti i cittadini (oltre ad associazioni, imprese, sindacati, università, ONG, istituti di ricerca) sono invitati a esporre le proprie idee.

    Paolo Pellegrini

    Photo by PhotoMIX-Company is licensed under CC BY-NC-SA

    Paolo Pellegrini

    Nato a Terni nel 1967, laureato in Giurisprudenza, sono un funzionario della Commissione europea. Prima di diventare un euroburocrate ho svolto vari lavori ed attività, tra cui l’editore e l’istruttore di paracadutismo sportivo, ma la cosa di cui sono più fiero è l’essere stato, per un breve periodo della mia vita, operaio metalmeccanico.

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