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martedì 7 Dicembre 2021

Euro digitale: rischi ed opportunità della Central Bank Digital Currency europea

In breve

  • La BCE ha esplorato la possibilità di emettere una Central Bank Digital Currency nell’area euro.
  • Alla base dell’euro digitale ci sono considerazioni di carattere strategico per l’Unione.
  • La futura configurazione dell’euro digitale dovrà considerare possibili rischi di natura tecnica e cibernetica.

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In 3 sorsi – La Banca Centrale Europea vaglia la possibilità di emettere un euro digitale. Sebbene le implicazioni geostrategiche e finanziarie del progetto siano molteplici, i dettagli tecnici restano ancora in via di definizione.  

1. L’EMISSIONE DI UN EURO DIGITALE

Nonostante all’interno dell’Eurozona le differenze fra i singoli Stati membri in termini di pagamenti in forma digitale rimangano pronunciate, sulla scia di numerose Banche Centrali mondiali nel gennaio 2020 il Consiglio Direttivo della BCE ha istituito una Task Force di alto livello con lo scopo di esplorare la possibilità di una Central Bank Digital Currency (CBDC) nell’area euro. Successivamente, nell’ottobre dello stesso anno, la presentazione di un report iniziale ha dato il via alle prime consultazioni sulle possibili implicazioni di un euro digitale, al fine di individuarne le caratteristiche tecniche e regolatorie, nonché un eventuale inserimento nel panorama finanziario europeo. In tale contesto, a partire dalla fine del 2021, seguirà una fase di indagine della durata di 24 mesi in cui verrà testata la capacità dell’euro digitale di servire da moneta accessibile, efficiente e priva di rischi per i cittadini europei.

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Fig. 1 – La BCE sta studiando la possibilità di una Central Bank Digital Currency nell’area euro

2. EURO DIGITALE E OBIETTIVI STRATEGICI DELL’UNIONE

Alla base del progetto della BCE di emettere un euro digitale ci sono numerose ragioni di carattere strategico, geopolitico e finanziario. In primo luogo in un’era in cui i sistemi di pagamento digitali lanciati da Banche centrali straniere e grandi players tecnologici hanno il potenziale di conquistare una quota significativa del mercato interno europeo, c’è la chiara necessità di preservare l’integrità monetaria dell’Eurozona. Nel contempo rafforzare il processo di integrazione dei sistemi di pagamento in Europa: tale incentivo si inserisce in un più ampio obiettivo di rilancio del progetto di integrazione del mercato europeo, in cui la presenza di un euro digitale supportato dai cittadini possa acquisire un valore simbolico di unità, efficienza e stabilità dell’Unione. In secondo luogo i leader europei hanno recentemente sottolineato l’importanza di una moneta europea forte a livello internazionale per il rafforzamento dell’autonomia economica del Vecchio Continente: l’euro digitale avrebbe a tal proposito la funzione di supportare il ruolo internazionale dell’euro. Di conseguenza stimolarne la domanda fra gli investitori stranieri. Non meno importante, il progetto fungerebbe da pretesto per favorire la digitalizzazione del settore finanziario e, più in generale, dell’economia. Considerazioni di natura ambientale sono state inoltre vagliate alla luce dei costi energetici generati dall’uso di criptovalute: di fatto in un discorso del febbraio 2020 la Presidentessa della BCE Christine Lagarde ha sottolineato come un euro digitale ben ideato contribuirebbe alla riduzione dei costi ecologici dei sistemi di pagamento dell’area euro.

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Fig. 2 – La Presidentessa della BCE Christine Lagarde

3. POSSIBILI MODELLI FUNZIONALI

Secondo l’attuale configurazione l’euro digitale sarà una passività della Banca centrale offerta in forma digitale e accessibile non solamente alle banche, bensì anche a cittadini e imprese per pagamenti al dettaglio. In ogni caso, sebbene i dettagli tecnici siano ancora in via di definizione, appare chiaro che l’euro digitale non sostituirà i pagamenti in contanti. L’emissione della nuova valuta potrebbe tuttavia comportare rischi di natura reputazionale per la BCE. Possibili malfunzionamenti a livello infrastrutturale e una diversa accessibilità all’euro digitale nei diversi Stati membri ridurrebbero la fiducia di cittadini e imprese nella funzionalità della moneta. Infine eventuali minacce cibernetiche sarebbero suscettibili di minare la stabilità finanziaria dell’Eurozona e addirittura prevenire l’entrata in uso dell’euro digitale. A tal proposito la BCE dovrà prestare peculiare attenzione alla preservazione dell’integrità dell’ecosistema finanziario e alla tutela dei dati personali dei cittadini, garantendo una regolazione in conformità con la normativa europea sulla protezione dei dati.

Valentina Chabert

Photo by Hans is licensed under CC BY-NC-SA

Valentina Chabert
Valentina Chabert

Valentina Chabert è una laureanda in Relazioni Internazionali Comparate presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha vinto un Master in Global Marketing, Comunicazione e Made in Italy promosso dal Centro Studi Comunicare l’Impresa e dalla Fondazione Italia-Usa; i suoi interessi riguardano il diritto internazionale e in particolare il diritto internazionale dell’ambiente, la cyber security e la globalizzazione. Attualmente collabora con riviste e centri studi fra cui la European Youth Think Tank – Strasburgo, in cui si occupa di immigrazione ed innovazione.

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