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venerdì 23 Aprile 2021

Il Mar Nero tra Russia e Turchia

In breve

  • Interessi nazionali e memorie storiche diverse, portano Turchia e Russia a una competizione geopolitica intorno al bacino del Mar Nero.
  • Tramite il supporto militare offerto all’Azerbajan nella guerra contro l’Armenia nella regione del Nagorno-Karabakh, la Turchia è riuscita a inserirsi in una tradizionale sfera di influenza russa.
  • Accordi diplomatici e militari tra Ucraina e Turchia in funzione anti-russa intensificano ulteriormente la conflittualità geopolitica tra Ankara e Mosca.

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In 3 sorsiPer secoli Turchia e Russia si sono scontrate nella regione circostante il Mar Nero. La recente guerra tra Armenia e Azerbaijan e gli accordi militari tra Turchia e Ucraina mostrano ancora una volta come questa storica rivalità geopolitica sia più accesa che mai.

1. RIVALITÀ GEOPOLITICA SISTEMICA TRA DUE STORICI RIVALI

Da sempre regione centrale per la geopolitica europea, negli ultimi anni il Mar Nero ha assunto una maggiore rilevanza strategica, soprattutto a causa della crisi ucraina del 2013-2014 e della recente guerra nel Nagorno-Karabakh tra Armenia e Azerbaijan. In particolare è andata crescendo la rivalità geopolitica tra Russia e Turchia, le quali nonostante i vari segnali (del tutto simbolici) di amicizia, hanno interessi nazionali e visioni geopolitiche radicalmente opposte. La Russia, dopo aver perso gran parte dei territori appartenenti alla sfera di influenza dell’URSS a vantaggio dell’Occidente, cerca ora di preservare quello che rimane del proprio potere intorno al bacino del Mar Nero. La Turchia invece, causa una forte crescita demografica, economica (ora in crisi), tecnologica e militare ha intrapreso negli ultimi anni una politica estera espansionistica tesa a incrementare la propria influenza geopolitica su quella che un tempo era la sfera ottomana, ora sotto controllo di russi e occidentali. Sicurezza e ristoro dell’orgoglio nazionale costituiscono dunque gli assi principali di questa sistemica rivalità geopolitica.

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Fig. 1 – Il Ministro degli Esteri russo Lavrov insieme a quello turco Cavusoglu dopo l’inaugurazione del gasdotto TurkStream, gennaio 2020

2. LA GUERRA NEL NAGORNO-KARABAKH

Desiderosa di estendere la propria influenza internazionale, Ankara ha sostenuto diplomaticamente e militarmente gli sforzi bellici dell’Azerbaijan, contribuendo alla sua veloce vittoria contro l’Armenia durante il conflitto nel Nagorno-Karabakh. Sebbene non ci è dato sapere l’esatta misura del ruolo della Turchia a fianco di Baku, Ankara ha contribuito inviando aerei militari F-16 e secondo fonti non ufficiali avrebbe dispiegato mercenari siriani, ufficiali e istruttori militari per assistere le forze azere nelle operazioni militari e soprattutto nell’uso dei droni turchi Bayraktar. Dal canto suo la Russia si è trovata con le mani legate avendo buoni rapporti con entrambi i Paesi e un trattato di sicurezza con Yerevan, che però si applica soltanto al territorio nazionale armeno e che quindi esclude il Nagorno-Karabakh (riconosciuto internazionalmente come parte dell’Azerbaijan). Di conseguenza, nonostante il ruolo da mediatore nella firma della (temporanea) pace e il dispiegamento di almeno 2mila soldati nel Nagorno-Karabakh per dividere i combattenti e far rispettare il “cessate il fuoco”, Mosca sembra perdere terreno nei confronti della Turchia, la quale è riuscita a intaccare la tradizionale egemonia regionale russa e inserirsi come grande potenza regionale. Successo esemplificato dall’istituzione congiunta tra Ankara e Mosca di un centro in Azerbaijan per il monitoraggio del rispetto dell’accordo di pace, sebbene il coinvolgimento turco pare essere minore di quello russo. Un segno comunque del maggiore peso diplomatico e militare di Mosca.

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Fig. 2 – Il Presidente ucraino Zelensky e quello turco Erdogan firmano il Memorandum of Understanding per il rafforzamento dei rapporti diplomatici e militari bilaterali, ottobre 2020

3. IL RUOLO DELL’UCRAINA

Anche in relazione all’Ucraina Ankara e Mosca si trovano su posizioni diametralmente opposte. La Turchia non ha mai riconosciuto l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014 e ha invece rafforzato le relazioni diplomatiche e militari con l’Ucraina. Oltre all’acquisto nel 2019 da parte di Kiev di 12 droni turchi Bayraktar TB2, il mese scorso le due nazioni hanno firmato un Memorandum of Understanding con l’obiettivo di intensificare i rapporti diplomatici e rafforzare le rispettive industrie belliche nazionali tramite lo scambio di know-how e lo sviluppo congiunto di navi da guerra, droni e motori aeronautici. Per la Turchia questi accordi mirano principalmente a contenere il potere della Russia e rafforzare la propria industria bellica, carente soprattutto nel campo dei motori aeronautici. Anche in questo caso dunque è evidente come la Russia stia giocando principalmente in difesa, cercando di preservare quanto più possibile il proprio peso geopolitico regionale. L’Ucraina infatti, così come l’Azerbaijan, ha per secoli fatto parte della sfera geopolitica russa, sia durante il periodo imperiale che in quello sovietico. La loro funzione quali Paesi cuscinetto garantiva a Mosca maggiore sicurezza e la possibilità di proiettare la forza oltre i tradizionali confini russi. Vederli stringere stretti rapporti militari e diplomatici con la Turchia, per secoli in guerra con la Russia e membro della NATO, non rientra negli interessi nazionali di Mosca.

Stefano Marras

Photo by DimitroSevastopol is licensed under CC BY-NC-SA

Stefano Marras

Laureato in Scienze Storiche presso l’Università di Bologna e in Relazioni Internazionali  all’Università di Utrecht in Olanda. Lavoro in Regno Unito e mi interesso principalmente di politica estera e di sicurezza in Europa.

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