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mercoledì 20 Gennaio 2021

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Qat, l’oro verde che arricchisce e distrugge l’Africa

In breve

  • Il qat è una pianta dagli effetti stupefacenti, il cui l’uso è intrinseco nella tradizione del Corno d’Africa, costituendone anche un rischio per lo sviluppo.
  • Hargeisa è una delle roccaforti del commercio di questo cosiddetto oro verde.
  • Le restrizioni dovute alla pandemia globale hanno avuto effetti contrastanti per il commercio del qat.

Dove si trova

In 3 sorsi – Il qat è uno stupefacente tradizionale nel Corno d’Africa, fonte di ricchi introiti da quando il caffè ha subito un crollo dei prezzi. Il consumo delle sue foglie non solo rovina l’esistenza di molte persone, ma impatta sull’intero sistema economico della regione. In molti africani guadagnano dalla sua coltivazione, ma molti altri sperano che il divieto sul suo commercio imposto dall’emergenza dell’epidemia mondiale sia permanente.

1. DA TRADIZIONE A BUSINESS

Il qat, una sostanza stupefacente per lo più sconosciuta in Europa, costituisce una pietra miliare per la tradizione e l’economia del Corno d’Africa fin dal lontano XIV secolo.
In ogni Paese della regione si possono ascoltare misteriose leggende riguardo la sua scoperta.
In Etiopia si narra che questa pianta sia nata da una goccia di elisir di vita eterna, in Yemen che sia stata scoperta da un pastore che, avendo visto gli effetti sulle sue capre, l’assunse per rimanere sveglio tutta la notte a pregare Allah. In Somalia il qat è usato in sacre cerimonie musulmane per “abbandonarsi all’ebbrezza e avvicinarsi a Dio”.
Dagli anni Novanta, in seguito al crollo del prezzo del caffè, il qat è diventato una delle principali fonti di introiti della regione. Milioni di contadini hanno abbandonato le colture coloniali per convertire i campi in “drug fields”.
Oggi la tassazione di questo oro verde costituisce il 30% delle entrate della regione.
Le nuove piantagioni sono una benedizione per molti uomini e donne che hanno guadagnato l’indipendenza economica grazie al suo smercio, ma la rovina per molti altri che sono diventati schiavi della sensazione di euforia data da queste foglie “magiche”. Sono inoltre innumerevoli le vittime che rimangono coinvolte in frequenti incidenti stradali durante la disperata corsa all’aeroporto nel Corno d’Africa per garantire la consegna di carichi di qat fresco.
Nel 1980 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha incluso il qat nella lista delle droghe, a causa dell’effetto psicostimolante percepito dalla masticazione delle foglie.
Un’inchiesta della BBC ha denunciato che il consumo quotidiano di questa sostanza può portare a gravi effetti per l’organismo, come tumori alla bocca, deformazioni e malattie psicotiche.
Al contrario, l’Home Affairs Select Committee britannico in un rapporto del 2013 sostenne che non ci sono prove di effetti psicoattivi sull’uomo e cercò di dissuadere il Governo dal porre il bando sul suo commercio. Tuttavia il Primo Ministro Theresa May firmò il divieto di compravendita. La scelta fu dovuta non solo a ragioni morali, ma anche al timore che il Paese potesse diventare il fulcro di un commercio illegale europeo e che in esso si potessero nascondere reti di terroristi islamisti.

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Fig. 1 – Un’immagine da un mercato di qat ad Awodey, in Etiopia

2. AL MERCATO DI HARGEISA

Hargeisa è la capitale del Somaliland, una regione della Somalia autoproclamatasi indipendente, ma senza riconoscimento ufficiale da parte della comunità internazionale. Al termine della prima fase della guerra civile in Somalia, molti giovani tornarono in patria per contribuire alla rinascita del Paese e per sostenere la separazione tra l’ex colonia britannica del Somaliland e la Somalia.
In molti nel Somaliland credevano fermamente in un nuovo progetto nazionale, ma la coltura del qat si presentò come un problema complesso.
Il vecchio regime aveva vietato il commercio del qat, ma ciò non aveva impedito ai trafficanti di creare reti illegali, rendendo la Somalia dipendente dai Paesi vicini.
Con la fondazione del Somaliland, la legalità del commercio del qat venne ristabilita. Oggi, secondo un’inchiesta della Repubblica, l’80% della popolazione maschile è dipendente dal qat e addirittura sono stati costruiti decine di manicomi per “i malati di qat”.
I carichi arrivano ad Hargeisa dal più grande mercato del mondo, che si trova ad Awodey, in Etiopia – diffuse sono le immagini dei commercianti che appendono una foglia fresca di qat all’entrata dei propri negozi, di fronte ai quali si creano lunghe file.

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Fig. 2 – Una coltivazione di qat in Etiopia

3. IL COMMERCIO DEL QAT AI TEMPI DEL COVID

A marzo anche il Governo della Somalia ha applicato le misure di restrizione per limitare il contagio da coronavirus. Alcuni provvedimenti, come la chiusura degli aeroporti e il fermo delle attività agricole, hanno avuto conseguenze contrastanti per il commercio di qat.
I prezzi di queste foglie tanto bramate sono aumentati notevolmente, facendo cadere in rovina molti dipendenti e commercianti, ma anche favorendo tratte illegali.
A onor del vero non mancano gli effetti positivi, come racconta Abukar Awale, leader del movimento somalo anti-qat. Da quando si è imposto il divieto di commercio del qat, infatti, i tassi di violenza domestica, suicidi e divorzi sono diminuiti notevolmente e, in una settimana, a Mogadiscio sono stati risparmiati tre milioni di dollari.
Il giovane leader si augura che il bando resti permanente e che segni la rinascita del suo Paese libero dalla piaga dello stupefacente. Tuttavia, il rischio è che la speranza resti vana, in quanto il qat, elemento intrinseco nella cultura del Corno d’Africa e della Penisola arabica, nonché fonte di ricchezza, ha tra gli utilizzatori abituali anche politici e rappresentanti religiosi.

Alessandra De Martini

At the Chat Market” by A.Davey is licensed under CC BY

Alessandra De Martini
Alessandra De Martini

Classe 1996, mi sono laureata in Relazioni e Organizzazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Trento e al momento frequento il corso di laurea magistrale in investigazione, criminalità e sicurezza internazionale presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma. Sono appassionata di geopolitica, ma amo anche imparare nuove lingue e viaggiare. Per questo motivo, durante il percorso universitario, ho cercato di combinare le mie passioni partecipando all’Erasmus, ad alcuni progetti della Diplomatic  Academy e ad un progetto di volontariato in Colombia. Nel tempo libero mi piace leggere thriller, fare jogging ma soprattutto giocare con il mio cagnolino!

 

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