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lunedì 19 Aprile 2021

L’emergenza Covid-19 in Abkhazia e Ossezia del Sud

In breve

  • La drastica diminuzione dei sussidi russi e del turismo, provocata dalla pandemia, pone i territori separatisti di Abkhazia e Ossezia del Sud in una situazione critica.
  • L’Ossezia del Sud è intransigente sull’eventualità di collaborare con la Georgia e con le principali organizzazioni internazionali che trattano con il Governo di Tbilisi.
  • Al contrario esiste la possibilità concreta di un riavvicinamento tra Georgia e Abkhazia attraverso aiuti economici e sussidi sanitari ai cittadini.

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Caffè lungoLe economie dei territori dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia sono state messe in ginocchio dalla pandemia di Covid-19. Tuttavia l’Ossezia del Sud continua a rifiutare ogni collaborazione con le Autorità georgiane. Tbilisi ha invece l’opportunità di avviare un dialogo con le Istituzioni abkhaze attraverso l’invio di sussidi sanitari.

LA CRISI ECONOMICA NEI TERRITORI

Anche il Caucaso è stato duramente colpito dalla pandemia di coronavirus. In particolare l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia, autoproclamatesi indipendenti dalla Georgia e riconosciute come repubbliche dalla Russia nel 2008, stanno affrontando una crisi economica senza precedenti. Difatti sia i sussidi economici russi che il turismo hanno avuto un netto rallentamento a causa della pandemia. I sussidi russi costituiscono metà del bilancio statale dei due territori, ma i fondi sono stati dimezzati rispetto all’anno precedente e ritardati. Come ha dichiarato il neoeletto Presidente dell’Abkhazia Aslan Bzhania lo scorso giugno, l’Abkhazia non aveva ricevuto fino a quel momento nessuno dei finanziamenti russi stanziati per il 2020. Ciò ha contribuito a una massiccia crisi di bilancio nel territorio, con i dipendenti statali costretti a lavorare senza stipendio per mesi.
Il turismo, principalmente in Abkhazia, rappresenta circa un terzo del PIL. Se l’Ossezia del Sud ha una quasi totale dipendenza economica dalla Russia, l’Abkhazia grazie ai suoi paesaggi suggestivi ha un grande flusso di turisti soprattutto russi. Nel tentativo di alleviare parte della sofferenza economica, le Autorità dell’Abkhazia hanno riaperto il confine ai turisti russi il 1° agosto. Tuttavia questa apertura ha portato a un aumento significativo dei contagi: ogni giorno vengono segnalati circa 60 nuovi casi e probabilmente è una sottostima significativa data la capacità di test insufficiente. Ciò è particolarmente preoccupante, dato che l’80% del personale medico dell’Abkhazia ha 60 anni o più. L’afflusso economico, nel frattempo, non è stato neanche lontanamente sufficiente a compensare i mesi persi. In aggiunta, le Autorità de facto sono state lente nell’imporre l’allontanamento sociale. Come nel Nagorno-Karabakh, la crisi della Covid-19 ha coinciso con le elezioni per un nuovo Presidente de facto e, anche qui, c’erano poche prove di maschere o altre misure preventive durante le manifestazioni elettorali o il giorno delle elezioni. Solo quando il voto è terminato le autorità locali hanno introdotto lo stato di emergenza.

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Fig. 1 – Aslan Bzhania presta giuramento come Presidente dell’Abkhazia, aprile 2020

L’INTRANSIGENZA DELL’OSSEZIA DEL SUD

In Ossezia del Sud le Autorità hanno vietato il movimento da o verso la Georgia sostenendo che questo passaggio era necessario per impedire la diffusione del virus. Al contrario, l’Abkhazia ha accolto la richiesta di collaborazione da parte della Georgia.
L’Ossezia del Sud è riluttante a lavorare con l’OMS e altre Organizzazioni internazionali che cooperano con il Governo georgiano, poiché si ritiene che una collaborazione con loro possa mettere a repentaglio la richiesta di riconoscimento internazionale dello status di indipendenza della regione. Tuttavia l’Ossezia del Sud è forse lo Stato che rischia di più tra quelli del Caucaso meridionale. La ragione va innanzitutto cercata nell’età demografica elevata dei suoi abitanti, con circa il 17% della popolazione anziano e quindi più esposto al virus. Gli ospedali non dispongono di materiale adeguato e la Russia ha fermato la maggior parte delle esportazioni medico-sanitarie per far fronte alla propria crisi interna. Inoltre molti dei professionisti medici della regione non hanno ricevuto formazione per anni, mancando persino del know-how per far funzionare i 26 ventilatori consegnati dalla Russia.
Per comprendere quanto la situazione con la Georgia sia critica basti pensare che quando l’OMS ha cercato di inviare un gruppo di valutazione nella regione a metà marzo, le Autorità hanno rifiutato di ammettere gli specialisti a meno che non fossero entrati dalla Russia anziché dalla Georgia. Le Autorità di fatto temono che la cooperazione con i funzionari che arrivano dalla Georgia controllata dal Governo minerebbe la loro rivendicazione di indipendenza. Per ora i funzionari affermano di poter coprire i salari e le pensioni locali, ma questi dipendono quasi interamente dal sostegno della Russia, che deve far fronte alle sue considerevoli richieste interne.

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Fig. 2 – Anatolij Bibilov, attualmente quarto Presidente dell’Ossezia del Sud

IL RIAVVICINAMENTO TRA GEORGIA E ABKHAZIA

Questa crisi, tuttavia, ha aperto la strada a un dialogo tra la Georgia e l’Abkhazia. Difatti il rapporto di dipendenza dell’Abkhazia dalla Russia è soprattutto di tipo economico. L’Abkhazia è contraria a una maggiore integrazione con la Russia, a differenza dell’Ossezia del Sud. Il Presidente Bzhania, eletto a marzo, non ha mai espresso una totale chiusura nei confronti della Georgia. La società abkhaza è sfinita da una persistente crisi socioeconomica e nelle nuove generazioni c’è volontà di cambiamento, come dimostra proprio l’elezione di Bzhania.
Uno dei pochi aspetti positivi duraturi nelle relazioni georgiano-abkhaze è particolarmente rilevante per l’attuale crisi: l’assistenza medica. La Georgia ha da tempo inserito l’assistenza medica nel suo pacchetto di sostegno alla società abkhaza. Gli abitanti dell’Abkhazia hanno diritto all’assistenza medica gratuita in Georgia e il Governo georgiano ha persino costruito strutture per questo preciso scopo, come il nuovo grande ospedale di Rukhi, vicino al confine, che ha fornito assistenza medica all’Abkhazia durante il semestre di pandemia.
Sebbene questa sia una base solida, è stato eseguito tutto con toni piuttosto ovattati. Dall’apertura dell’ospedale di Rukhi, già pianificata da tempo, ci sono stati pochissimi messaggi pubblici scambiati tra le due parti, e poche prove che la maggior parte della popolazione dell’Abkhazia sia a conoscenza della cooperazione. La Georgia, al netto dei fatti, ha l’opportunità di avviare un processo negoziale con l’Abkhazia. Un aiuto sanitario con maggiore pubblicizzazione può infatti far muovere l’opinione pubblica a favore di una riapertura dei rapporti. A sostegno di ciò recenti sondaggi hanno mostrato come i cittadini georgiani siano molto più propensi alla negoziazione con le regioni separatiste, e un’offerta di aiuto fornirebbe quindi una base solida per avviare una concreta riconciliazione tra la Georgia e l’Abkhazia.

Michele Montefusco

Photo by jorono is licensed under CC BY-NC-SA

Michele Montefusco
Michele Montefusco

Nato nel 1995 in provincia di Salerno, ho sempre avuto una passione verso la politica internazionale. Ho conseguito la laurea triennale in relazioni internazionali all’università di Salerno, per poi conseguire la laurea magistrale in Studi internazionali all’Università di Napoli “L’Orientale”. Da sempre affascinato dalla storia e cultura dei Paesi dell’area post-sovietica. Quando non parlo di politica o storia, puoi trovarmi a discutere di cinema o di Inter.

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