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Morte a Teheran: la fine di Muhammad al-Masri

In breve

  • Di origini egiziane, al-Masri diventa negli anni anni Noveanta uno stretto collaboratore di Bin Laden, organizzando diversi attentati. Sarà poi a capo delle forze militari jihadiste presenti a Kabul.
  • Il 7 agosto scorso, sotto il falso nome di Habib Daoud, viene uccciso con la figlia a colpi di pistola da due uomini del Mossad in sella a una motocicletta per le strade di Teheran.
  • Permangono i dubbi che avvolgono la morte di al-Masri: non è chiaro perché questi si trovasse in territorio iraniano, e quali fossero i legami fra il terrorista, al-Qaeda e l’Iran.

Dove si trova

In 3 sorsiRisale allo scorso novembre la notizia dell’uccisione di Abu Muhammad al-Masri, membro di spicco dell’organizzazione terroristica al-Qaeda, avvenuta per mano di due agenti israeliani appartenenti al Mossad il 7 agosto di quest’anno. Il terrorista viveva a Teheran sotto falsa identità insieme a sua figlia Maryam.

1. CHI ERA MUHAMMAD AL-MASRI

Egiziano, classe 1963, Abdullah Ahmed Abdullah, meglio conosciuto con il nome di battaglia “Muhammad al-Masri”, inizia fin da giovane ad avere un ruolo preminente nel terrorismo di matrice jihadista. Durante la sua adolescenza decide di partire per l’Afghanistan per diventare uno degli “Arabi Afghani” di Osama bin Laden nella lotta ai sovietici, motivo questo che gli impedirà di ritornare alla sua terra natia, l’Egitto. Negli anni Novanta prosegue il suo viaggio in Sudan, partecipando poi alla guerra civile somala: è in questo momento che si afferma come uno dei più brillanti e fedeli uomini accanto a Bin Laden, raggiungendo l’apice della sua carriera tra le file qaediste nel 1998, organizzando gli attentati alle ambasciate americane delle città di Nairobi e Dar es Salaam, causando più di 200 morti. Negli anni a seguire diventa poi parte del comitato militare di al-Qaeda, gestendo l’organizzazione della fitta rete di campi di addestramento affiliati e di tutte le forze militari presenti a Kabul.

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Fig. 1 – Osama bin Laden in una fotografia scattata in Afghanistan

2. LA VICENDA

Il 7 agosto scorso l’insegnante di storia di origini libanesi Habib Daoud e sua figlia vengono uccisi a colpi di pistola da due uomini in sella a una motocicletta in un quartiere residenziale di Teheran, dove vive la maggioranza dei leader dei Pasdaran, il corpo delle guardie della rivoluzione islamica, detentori di gran parte del potere della Repubblica iraniana. Ma quello che sembra un omicidio di civili in una grande città è in realtà l’assassinio di al-Masri e di sua figlia Maryam, vedova di uno dei figli di Osama bin Laden, per mano di due agenti israeliani appartenenti al Mossad, più specificamente al Kidon, l’unità operativa dei servizi segreti di Tel Aviv responsabile di omicidi di personalità di target elevato. Anche la data scelta per eliminare il numero due di al-Qaeda non è casuale, ma rimanda a 22 anni fa, agli attentati in Kenya e Tanzania, di cui al-Masri fu l’ideatore. A dare la notizia è il New York Times, il quale rivela come l’operazione per l’eliminazione del terrorista egiziano sia stata portata a termine grazie alla sinergia tra intelligence israeliana e americana: inoltre, secondo alcuni ufficiali statunitensi, gli Stati Uniti avrebbero fornito informazioni circa la posizione di al-Masri e la sua nuova identità a Israele, il quale avrebbe poi portato a termine l’operazione su campo attraverso due suoi agenti.

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Fig. 2 – Il Traditional Grand Bazaar a sud di Teheran, novembre 2020

3. I DUBBI E LE SMENTITE

Non sono pochi i dubbi e le perplessità che ad oggi avvolgono la morte di al-Masri: non è chiaro, innanzitutto, perché questi si trovasse in territorio iraniano, anche se il New York Times ha dichiarato che vi sono prove che lo collocano in loco dal 2003, notizia subito smentita da Saeed Khatibzadeh, portavoce del ministro degli Affari Esteri iraniano. Secondo la testimonianza di un esperto qaedista ed ex investigatore dell’FBI Ali Soufan, al-Masri sarebbe giunto a Teheran dopo gli attentati alle Torri Gemelle del 2001 e qui sarebbe stato imprigionato o comunque tenuto agli arresti domiciliari fino alla proposta da parte iraniana di tornare in Egitto: avendola rifiutata, la svolta sarebbe arrivata nel 2015, anno in cui il terrorista sarebbe stato liberato in cambio del rilascio di un diplomatico iraniano tenuto in ostaggio da al-Qaeda in Yemen. Khatibzadeh ha smentito fortemente queste notizie e ha dichiarato come gli USA e Israele tendano, di tanto in tanto, a dipingere il suo Paese come legato a gruppi di matrice jihadista. Secondo la sua opinione, poi, la nascita di organizzazioni come quella di Bin Laden sarebbe il risultato delle politiche fallimentari statunitensi perpetrate da tempo nella regione. Sono molte le voci e le opinioni che sono state espresse nelle ultime settimane in merito a questa vicenda, e i rapporti tra USA e Iran sono ormai incrinati da tempo, soprattutto dopo l’uccisione del generale Qassem Soleimani lo scorso gennaio. La morte di al-Masri è, comunque, un altro duro colpo per le fila di al-Qaeda, la quale, negli ultimi due anni, non ha mai ammesso ufficialmente la morte dei suoi leader: ora il più grande dubbio riguarda chi saranno i prescelti per sostituire gli elementi di spicco persi in questi ultimi tempi e quali cambiamenti questi porteranno con loro all’interno dell’organizzazione terroristica.

Marta Madotto

Immagine di copertina: “iraq” by The U.S. Army is licensed under CC BY

Marta Madotto
Marta Madotto

Classe 1992, amo da sempre il mondo arabo e sono cultrice di Storia e Istituzioni del Mondo Musulmano presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Mi piace scrivere e viaggiare, e guardare il mondo sempre con occhi diversi. Il mio motto è: nella vita non si smette mai di imparare!

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