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domenica 24 Ottobre 2021

Niger, oneri e onori di un’elezione

In breve

  • Le elezioni presidenziali in Niger hanno visto la vittoria al ballottaggio di Mohamed Bazoum con il 55,7% dei voti.
  • Il processo elettorale ha avuto luci e ombri, tra volontà di procedere sulla via democratica ed episodi di violenza.
  • Il Niger è un attore chiave per la sicurezza del Sahel e la continuità politica emersa dalle elezioni, sebbene per certi versi guidata, può favorire la stabilità di un Paese alle prese con diverse crisi.

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In 3 Sorsi Nonostante le elezioni nigerine promettano una transizione democratica, non si arrestano le tensioni a seguito della proclamazione dei risultati ufficiali, con la vittoria di Mohamed Bazoum.

1. I RISULTATI DELLE ELEZIONI

Il primo turno delle elezioni generali in Niger si è svolto lo scorso 27 dicembre ed è stato seguito da un secondo turno, il 21 febbraio 2021, che ha portato alla vittoria di Mohamed Bazoum. Quest’ultimo, capo del Parti Nigérien pour la Démocratie et le Socialisme (PNDS-Tarayya) e già ministro degli Interni, nonché degli Affari Esteri, è il delfino del Presidente uscente e con il 55,75% dei voti si è aggiudicato la guida del Paese per i prossimi cinque anni. Il suo principale oppositore, Mahamane Ousmane, candidato per il Renouveau Démocratique et Républicain (RDR-Tchanji), aveva già servito come Presidente dal 1993 al 1996 e ha ottenuto il 44,25%. A caratterizzare però parte del processo elettorale è stata la scelta del Presidente uscente Mahamadou Issoufou, il quale aveva infatti annunciato con largo anticipo che non si sarebbe ricandidato per un terzo mandato, rispettando così il termine dei due mandati previsti dalla Costituzione e andando in controtendenza con quanto recentemente accaduto in Guinea-Conakry o in Costa d’Avorio. 

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Fig. 1 – Il nuovo Presidente del Niger, Mohamed Bazoum

2. LESSONS LEARNED

Se da un lato le urne in Niger possono rappresentare un esempio verso una strada democratica più consolidata per l’intero continente, dall’altro, come spesso accade, non ci sono elezioni “perfette”. Non sono infatti mancati episodi di violenze durante l’intero processo, dubbi sui candidati esclusi per la corsa alla presidenza, proteste a seguito della proclamazione dei risultati e denunce da parte del partito di opposizione. Il tutto riconduce in linea generale a un malcontento che ha origini più profonde ed è da riscontrarsi nello scollamento tra quella che è la politica di un Paese, la dimensione sociale e gli interessi sovranazionali. A ciò nel caso specifico si aggiunge il fatto che, seppure una transizione ci sia stata, il popolo nigerino avrebbe forse voluto una scelta meno “guidata” a capo del Paese.

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Fig. 2 – Proteste nella capitale Niamey dopo la proclamazione dei risultati elettorali il 23 febbraio

3. MULTIDIMENSIONALITÀ DI UN CONFLITTO

Le dimensioni politica, sociale e internazionale, quasi impossibili da separare, ma estremamente difficili da far convergere, sono da inquadrarsi in un contesto regionale alquanto complesso. Sa la transizione democratica è stata garantita, per quanto con una continuità politica, la necessità di mantenere la stabilità nel Paese a livello regionale rimane una priorità. L’insicurezza nella regione del Sahel, infatti, intensifica la necessità di coesione nel combattere le minacce terroristiche e quindi una politica interna per i Paesi dell’area che sia quanto più possibile stabile. A livello nazionale le tensioni sociali sono aggravate da un crescente numero di rifugiati dagli Stati limitrofi, in particolare Nigeria e Mali, in un Paese già affetto da una profonda crisi e che si colloca all’ultimo posto (189°) per Indice di Sviluppo Umano. Infine non si può non considerare come il Niger sia al centro dell’importante presenza militare occidentale nel Sahel, rendendolo quindi essenziale per le operazioni antiterrorismo nell’intera regione. In un sistema più ampio di interrelazioni tra Stati le elezioni in Niger potrebbero quindi essere viste come una scelta guidata, ma forse obbligata, oltre che confermare che nessuna elezione è a sé stante, ancor meno in questo caso.

Veronica Frasghini

N.d.A. – Le opinioni espresse nel presente documento sono quelle dell’autrice e non riflettono necessariamente le opinioni delle Nazioni Unite.

Photo by David_Peterson is licensed under CC BY-NC-SA

Veronica Frasghini
Veronica Frasghini

Classe 1988, nata e cresciuta a Roma, laureata in Scienze Politiche per la Cooperazione allo Sviluppo presso La Sapienza. Da sempre appassionata di politica internazionale mi interesso principalmente di Elezioni e processi di democratizzazione in Africa. Nostalgicamente amante della politica italiana dei tempi andati. Ho lavorato per diversi anni tra Khartoum, Bangui e in diversi paesi del continente africano e attualmente vivo e lavoro a New York.

 

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