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    In Guinea vince ancora Condé

    In breve

    • Il Presidente Alpha Condé ha vinto le elezioni presidenziali dello scorso 18 ottobre in Guinea, secondo i dati forniti dalla commissione elettorale.
    • Tra i diversi aspetti che hanno circondato il voto del 18 ottobre, i principali da considerare sono le continue proteste nel Paese, che si sono trasformate in violenze post-elettorali legate all’accettazione dei risultati.
    • I risultati determinano ben di più dell’elezione di un nuovo-vecchio Presidente, ma confermano anche una tendenza di indebolimento della governance nell’intero continente.

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    In 3 sorsi – Alpha Condé vince un controverso terzo mandato alla presidenza della Guinea. Le elezioni del 18 ottobre confermano l’ennesima storia di un Presidente africano in carica a vita.

    1. OLTRE LA COSTITUZIONE

    Se nel 2020 sono diversi i Paesi che a causa della pandemia di Coronavirus hanno posticipato o addirittura annullato le elezioni in programma, la Guinea è tornata al voto per la seconda volta in un anno. Il 22 marzo si erano infatti svolte le elezioni legislative, più volte rinviate dal 2019 e boicottate dalle principali forze di opposizione, che hanno visto la vittoria schiacciante del partito di Alpha Condé, Rassemblement du peuple de Guinéeche (RPG), che si è assicurato ben 114 seggi – due terzi della maggioranza – nella nuova Assemblea Nazionale. Contemporaneamente i guineani avevano votato anche per il controverso referendum per l’adozione di una nuova Costituzione. Tra i diversi emendamenti, incluse nobili vedute quali l’introduzione dell’istruzione come obbligatoria e gratuita e l’affermazione della parità di genere, la nuova costituzione ha mantenuto il limite dei due mandati, estendendo la durata dello stesso mandato presidenziale da cinque a sei anni e annullando di fatto il conteggio dei mandati precedenti. L’adozione della nuova Costituzione e la candidatura per un terzo mandato per il Presidente uscente hanno acuito le proteste sorte in tutto il Paese già iniziate nell’ottobre 2019 e gravemente represse come denuncia il rapporto di Human Rights Watch.

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    Fig. 1 – I sostenitori del leader dell’opposizione della Guinea hanno messo un ginocchio a terra e alzato il braccio mentre partecipavano a un raduno nelle strade di Dakar, il 30 ottobre 2020, chiamato dalla diaspora guineana per protestare contro i risultati delle elezioni presidenziali in Guinea

    2. LE ELEZIONI

    Sono stati più del 78% i guineani che si sono recati alle urne lo scorso 18 ottobre confermando la vittoria del Presidente uscente per un terzo mandato. Secondo i risultati rilasciati dalla commissione elettorale, Alpha Condé avrebbe ottenuto il 59,9% dei voti, contro il 33,5% del suo principale oppositore Cellou Dalein Diallo, che si è autoproclamato vincitore il giorno dopo le elezioni ancor prima dei dati provvisori. Se una calma apparente ha caratterizzato il giorno delle urne, subito dopo il voto le tensioni post-elettorali hanno portato a scontri, arresti e uccisioni. Nonostante i dodici candidati in corsa, la sfida si è giocata di nuovo tra il Presidente uscente Alpha Condé e il principale leader d’opposizione Cellou Dalein Diallo. Condé, eletto Presidente della Guinea nel 2010 e riconfermato nel 2015, è salito al potere promettendo una nuova era e rappresentando, proprio con le elezioni del 2010, un vero e proprio passaggio alla democrazia per il Paese. Condé, infatti, aveva tutte le carte in regola come nuovo leader – aveva fondato il suo primo partito nel 1977 e l’ha trasformato negli anni fino a diventare l’attuale RPG. Si è candidato per la prima volta alla guida della Guinea nel 1993 e poi nel 1998, quando fu arrestato, salvo ricevere la grazia presidenziale sotto pressione internazionale. Definitosi il “Mandela della Guinea”, sembra però aver dimenticato i suoi anni di lotta. All’opposizione l’economista Cellou Dalein Diallo, candidato per il partito Union des Forces Démocratiques de Guinée (UFDG) al suo terzo tentativo presidenziale ed ex Primo Ministro sotto la presidenza di Condé, aveva promesso di modernizzare il Paese, migliorare le infrastrutture e ridurre la povertà.

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    Fig. 2 – La Cancelliera tedesca Angela Merkel dà il benvenuto al Presidente della Guinea Alpha Condé al suo arrivo per la conferenza del G20 Compact with Africa (CwA) il 19 novembre 2019

    3. ASPETTI ELETTORALI

    Tra i diversi aspetti che hanno circondato il voto del 18 ottobre, i principali da considerare sono le continue proteste nel Paese, che si sono trasformate in violenze post-elettorali legate all’accettazione dei risultati. Risultati che determinano ben di più dell’elezione di un nuovo-vecchio Presidente, ma confermano anche una tendenza di indebolimento della governance nell’intero continente. A un tale clima già teso si aggiungono poi le tensioni etniche sfruttate per fini politici, incitando ancor di più alla violenza. I due candidati, infatti, oltre a sfidarsi politicamente, hanno rianimato il conflitto tra l’etnia dei Malinkè, alla quale appartiene il Presidente uscente, e l’etnia del principale oppositore Diallo, i Fulani. Infine, l’aspetto regionale: tra il 18 ottobre e il 27 dicembre si terranno infatti cinque importanti elezioni nella regione (dopo la Guinea, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Ghana e Niger). Il voto in Guinea, e l’esito turbolento delle consultazioni in Costa d’Avorio, potrebbero creare un effetto a catena e dare il via a un processo di instabilità nell’intera area, già messa a dura prova di recente dal colpo di Stato in Mali.

    Veronica Frasghini

    N.d.A. Le opinioni espresse nel presente documento sono quelle dell’autrice e non riflettono necessariamente le opinioni delle Nazioni Unite.

    Photo by jorono is licensed under CC BY-NC-SA

    Veronica Frasghini
    Veronica Frasghini

    Classe 1988, nata e cresciuta a Roma, laureata in Scienze Politiche per la Cooperazione allo Sviluppo presso La Sapienza. Da sempre appassionata di politica internazionale mi interesso principalmente di Elezioni e processi di democratizzazione in Africa .Nostalgicamente amante della politica italiana dei tempi andati. Ho lavorato per diversi anni tra Khartoum, Bangui e in diversi paesi del continente africano e attualmente vivo e lavoro a New York.

     

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