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venerdì 5 Marzo 2021

Colombia: tra FARC e Governo una pace disillusa

In breve

  • Nel 2016 l’ex Presidente colombiano Manuel Santos e i rappresentanti delle FARC hanno firmato un accordo di pace storico.
  • Il mancato rispetto dell’accordo e i ritardi nella sua attuazione, insieme alla comparsa  di nuovi gruppi militari illegali, hanno contribuito a creare un clima di protesta e di violenza nel Paese.
  • Dal 1° gennaio 2020 sono stati assassinati 310 tra leader sociali e difensori dei diritti umani e 64 ex combattenti delle FARC firmatari dell’accordo di pace.

Dove si trova

In 3 sorsiQuattro anni dopo l’accordo di pace siglato nel 2016 tra l’ex Presidente colombiano Manuel Santos e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), il bilancio dei morti cresce rapidamente. Solo nel 2020: 90 i massacri commessi e 375 le vittime.

1. I TERMINI (E LE AMBIZIONI) PER UNA PACE STABILE E DURATURA

Il 24 novembre 2016 i delegati del Governo di Bogotà e i rappresentanti delle FARC siglarono un accordo storico che avrebbe posto fine a più di 50 anni di conflitto armato nel Paese. Tra i punti essenziali del trattato di pace c’erano la smilitarizzazione delle FARC con la progressiva incorporazione dei suoi ex membri alla vita sociale, economica e politica del Paese; una equa ridistribuzione delle terre confiscate illegalmente durante il conflitto attraverso l’istituzione di una «banca della terra»; la lotta al traffico di droga e, infine, il risarcimento alle vittime. A quest’ultimo proposito fu istituita la Comisión para el Esclarecimiento de la Verdad, la Convivencia y la No Repetición, un’entità extragiudiziale che lavora in coordinamento con la Jurisdicción Especial para la Paz (JEP). Un processo lento e graduale per la pace che, sebbene abbia valso all’ex Presidente Manuel Santos il premio Nobel, lascia dietro di sé un numero crescente di vittime colpite da una violenza che l’Alto Commissario per i diritti umani, Michelle Bachelet, dichiara essersi «normalizzata dopo decenni di conflitto armato».

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Fig. 1 – L’ex Presidente colombiano Manuel Santos durante un evento per commemorare la conclusione del processo di disarmo delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) nella città di Mesetas, 27 giugno 2017

2. UN’INTESA FRAGILE MINACCIATA DA VIOLENZA E INADEMPIENZA

La vittoria elettorale, nel 2018, del partito dell’ex Presidente Alvaro Uribe e la seguente nomina alla Presidenza di Ivan Duque – entrambi altamente critici al patto – hanno concorso a ridimensionare gli impegni presi, poiché considerati troppo indulgenti. Di conseguenza l’assenza della presenza statale nei territori occupati dalle ex Farc ha lasciato a nuovi gruppi armati illegali campo libero per ottenerne pieno controllo economico e territoriale. A questo proposito il Governo colombiano è stato sollecitato più volte dall’Alto Commissario per i Diritti Umani a intraprendere azioni concrete per proteggere i dipartimenti più colpiti – tra cui quello di Chocó – dall’ondata di violenza che colpisce in particolar modo leader sociali, contadini, indigeni e afro-discendenti. Ciononostante la Missione di verifica dell’ONU in Colombia ha documentato che, oltre alle 375 morti registrate nel 2020, dalla firma dell’Accordo di pace colombiano nel novembre 2016 sono state riportate le uccisioni di 244 ex combattenti delle FARC. A inasprire i toni c’è il rifiuto dell’esecutivo a dichiarare il movente politico che si cela dietro al crescente numero di vittime.

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Fig. 2 – Un’installazione di protesta contro i massacri dei leader sociali e dei giovani e contro il conflitto armato in occasione della Giornata internazionale della pace il 21 settembre 2020 a Bogotà, Colombia

3. LA STORIA SI RIPETE?

L’inottemperanza degli impegni presi, così come l’elevato numero di vittime, richiama alla mente il genocidio della Unión Patriótica nel 1984 cominciato subito dopo la firma de “Los Acuerdos de La Uribe” tra l’allora Presidente colombiano Belisario Betancourt e le FARC. Rispetto al passato, però, l’istituzione nel 2018 della Commissione per la Verità, presieduta dal sacerdote gesuita Francisco de Roux, rappresenta secondo uno dei suoi commissari, Marta Ruiz, “un processo per far luce su un campo di nebbia”. L’obiettivo di tale entità extragiudiziale è quello di dare dignità alle vittime e mettere in evidenza le barbarie degli attori armati. Tuttavia la pubblicazione del rapporto finale, atteso per il 2021, avverrà “in un particolare contesto politico” ammette un altro commissario, Alejandro Valencia. La speranza – lascia intendere quest’ultimo – è “che i risultati stabiliti dalla Commissione siano abbastanza significativi, e che diventino parte integrante dell’agenda politica di quella campagna e del prossimo mandato presidenziale”. Nell’attesa l’unico conforto per coloro ancora favorevoli all’accordo di Pace è che, riprendendo le parole della Presidente della JEP Patricia Lineres, “ignorare gli accordi di pace è complicato, perché appartengono allo Stato, non al Governo”.

Ester Del Nonno

Firma de Acuerdo de Paz Colombia-FARC” by Presidencia de la República Mexicana is licensed under CC BY

Ester Del Nonno
Ester Del Nonno

Nata a Roma nel 1994, sono laureata in Giurisprudenza all’Università degli studi di Roma III con una tesi su «La questione dell’arcipelago delle Chagos nel diritto internazionale». Tale percorso accademico cominciato a Roma, si è concretizzato definitivamente in Francia, dove ho continuato (e continuo tutt’ora) a coltivare la mia passione per il diritto internazionale e la geopolitica.

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