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domenica 16 Maggio 2021

Il Messico dice addio a glifosato e mais OGM

In breve

  • Il 31 dicembre 2020 il Presidente messicano Obrador ha firmato un decreto che mira a sostituire integralmente l’uso del glifosato e del mais OGM nel Paese entro il 2024.
  • Dall’applicazione dell’accordo NAFTA il settore agroalimentare messicano ha subito profonde trasformazioni e ha inciso significativamente nelle dinamiche sociali ed economiche del Paese.
  • La portata del decreto ha sollevato il dibattito tra le organizzazioni ambientaliste e gli altri attori coinvolti.

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In 3 sorsi Il Presidente messicano Andrés Manuel López Obrador ha firmato un decreto che mira a eliminare l’uso del glifosato e del mais transgenico entro gennaio 2024. Una scelta che si prefigura come punto di partenza di un grande cambiamento.

1. LA SVOLTA DI OBRADOR SUL MAIS OGM

“Con lo scopo di contribuire alla sicurezza e all’autonomia alimentare e come misura speciale di protezione al mais autoctono, alla milpa, alla ricchezza bioculturale, alle comunità contadine, al patrimonio gastronomico e alla salute delle donne e degli uomini messicani, le Autorità in materia di biosicurezza, per quanto di propria competenza e in conformità alle normative vigenti, revocheranno e si asterranno dal rilascio di autorizzazioni per l’immissione nell’ambiente di semi di mais geneticamente modificati”. La portata del concetto espresso nel decreto firmato dal Presidente Obrador è in grado di provocare una profonda trasformazione nel settore agricolo, commerciale e più in generale sociale del Paese. Il mais rappresenta la storia del Messico, non a caso dal 2009 ogni 29 settembre si celebra la Festa nazionale del mais. Esistono 59 varietà autoctone della pianta che costituisce il pilastro dell’alimentazione messicana. Nonostante questo il fabbisogno del Paese non riesce a essere coperto dalla produzione nazionale, anzi il Messico rappresenta oggi il mercato principale per il mais statunitense.

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Fig. 1 – Il Presidente Obrador durante una conferenza stampa

2. GLI ANTECEDENTI: L’ACCORDO NAFTA

Negli anni Novanta, in coincidenza con l’entrata in vigore dell’Accordo di libero scambio nordamericano (NAFTA), si avviò un processo di liberalizzazione tendente a deprimere i prezzi dei cereali rispetto ai salari e a scoraggiare la produzione di mais autoctono. Sebbene siano molteplici gli effetti derivanti dall’attivazione dell’accordo, le conseguenze di questa transizione hanno inciso profondamente nella società messicana. Emergono a tal riguardo anche l’aumento del tasso di obesità e malnutrizione della popolazione, l’impoverimento delle comunità contadine e implicazioni per l’ambiente e la biodiversità. La volontà del Presidente Obrador di riaffermare l’importanza di proteggere il mais indigeno suggerisce per il Messico una scelta di campo a favore di un movimento latinoamericano per un’agricoltura ambientalista. Una posizione lungimirante e coraggiosa soprattutto in un momento in cui la crisi economica ha negativamente segnato il comparto dell’agroalimentare e ha spronato altri Paesi della stessa aerea a politiche diametralmente opposte (vedi Argentina e Colombia).

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Fig. 2 – Agricoltori in una protesta a Città del Messico

3. UN PRIMO PASSO VERSO IL FUTURO

Se l’obiettivo del decreto presidenziale verrà effettivamente raggiunto, il Messico entro il 2024 sarà libero anche da colture trattate con il contestato erbicida glifosato. Dopo ventuno anni di proteste e intensa attività investigativa, Greenpeace Messico e altre organizzazioni alleate di agricoltori e consumatori possono finalmente cantare vittoria. Al contrario, la portavoce del Consiglio nazionale dell’agricoltura e direttrice aziendale regionale per Bayer Laura Tamayo ha così espresso la propria posizione al riguardo: “La mancanza di accesso alle possibilità di produzione ci pone in una posizione di svantaggio rispetto ai nostri concorrenti, come i coltivatori di mais negli Stati Uniti e d’altra parte l’importazione di cereali geneticamente modificati dagli USA è essenziale per molti prodotti della catena agroalimentare”. Effettivamente l’indice di dipendenza dalle esportazioni è ancora molto alto in Messico, in particolare per quanto riguarda la produzione di mais giallo (prevalentemente destinato all’industria o alla produzione di alimenti per il bestiame), che soddisfa solo in parte il fabbisogno nazionale. Se dunque da un lato il decreto può essere considerato un primo passo fondamentale per la modifica sostanziale del comparto agroalimentare messicano, dall’altro lato da solo non è sufficiente a garantire la riforma strutturale adeguata di un settore così strategico.

Lisa Lijoi

Photo by CLM-bv is licensed under CC BY-NC-SA

Lisa Lijoi
Lisa Lijoi

Nata a Roma nel 1990, ho da sempre nutrito una profonda curiosità per la storia, i viaggi e la politica. Il connubio perfetto per scegliere di studiare relazioni internazionali. In seguito alla laurea presso l’ateneo capitolino della Sapienza, ho proseguito la mia formazione con il Master in Studi Diplomatici della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale-SIOI e con un Master di II livello in Studi Internazionali e Cooperazione Economica presso l’Università di Barcellona. Il mio profondo interesse per il mondo iberico e iberoamericano, oltre a portarmi a vivere in Spagna per diverso tempo, è stato anche alla base del mio trasferimento a La Paz, in Bolivia per un tirocinio presso l’UNDP.
Ad oggi lavoro a Bruxelles per la Commissione Europea e continuo a occuparmi delle mie grandi passioni: l’economia, la geopolitica con focus speciale sul Sud America e l’ambiente.

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