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    Integrazione in America Latina: nuove sfide per la CELAC

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    Il Summit della CELAC tenutosi a Cuba lo scorso gennaio segna una nuova tappa nel tortuoso cammino verso l’integrazione regionale del Centro e Sudamerica. L’interesse dei Paesi latinoamericani nella creazione d’Istituzioni regionali cela la necessità di ottenere maggiore influenza sullo scenario internazionale, contrastando la naturale propensione egemonica degli Stati Uniti dell’area.

    L’INTEGRAZIONE REGIONALE – Il processo di integrazione regionale dei Paesi del Centro e Sudamerica è sempre stato caratterizzato da una linea di tensione costante tra la volontà, difesa dai singoli Stati, di affermare una cultura latinoamericana indipendente e la presenza ingombrante degli Stati Uniti. Le radici di questo rapporto conflittuale risalgono già agli inizi del XX secolo, con l’influenza statunitense che si fece sempre più pressante in quanto “giustificata” dalla Dottrina Monroe. Solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, sotto la guida statunitense, si arrivò alla prima Organizzazione continentale: l’Organizzazione degli Stati Americani (OAS). Gli Stati del subcontinente cercarono di rispondere nel tempo a questa forte presenza, dapprima con l’instaurazione di regimi autoritari, poi accelerando il processo di democratizzazione e stipulando accordi multilaterali alla base dei diversi meccanismi di cooperazione economica e politica presenti nella regione. Con la definitiva dissoluzione del blocco sovietico, gli Stati latinoamericani hanno cercato di aprirsi al mercato europeo e di limitare l’influenza statunitense attraverso numerose Organizzazioni regionali che molto spesso si sovrappongono nei compiti e nelle finalità, così come negli Stati che le compongono. Per esempio, comunità economiche come il Mercosur e l’Alleanza per il Pacifico (AP), seppur con gli stessi fini economici, sono la prima a vocazione atlantista e l’altra rivolta all’Asia. Oppure alcuni membri della Comunità caraibica (CARICOM) si trovano in Petrocaribe, meccanismo per l’integrazione energetica dei Paesi caraibici, che nello scorso dicembre ha esteso il proprio raggio d’azione creando con l’Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA) una zona economica esclusiva, rafforzando la cooperazione con il Mercosur. I membri della Comunità andina, del Mercosur e diversi Stati associati, ispirandosi al modello dell’integrazione europea, hanno costituito l’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR): nata nel 2008, essa si pone nel lungo periodo l’obiettivo di giungere a una vera integrazione sia politica che economica.

    LA CELAC – Lo scenario, a tratti incoerente, dell’integrazione regionale dell’America Latina ha visto nel 2011 la formazione di un ulteriore aggregato continentale: la Comunità degli Stati Latino Americani e dei Caraibi (CELAC). Entrata in funzione nel 2011, la CELAC è sorta a Caracas dopo che il presidente rivoluzionario Hugo Chávez ha proposto di unire il Gruppo di Rio e il Vertice dell’America Latina e dei Caraibi (CALC), rafforzando il ruolo della regione senza la partecipazione degli Stati Uniti e del Canada. Le pratiche economiche neo-liberiste imposte dal Washington Consensus, infatti, si dimostrarono inadeguate a promuovere lo sviluppo dell’area durante gli anni Novanta. L’obiettivo della CELAC è di facilitare l’integrazione politica, economica, sociale e culturale degli Stati membri, nel rispetto dei diritti umani e della democrazia. Una comunità composta di trentatré Stati, con una popolazione totale di 600 milioni di persone e un PIL di circa 6.000 miliardi di dollari. La CELAC nasce con l’esigenza di creare un vero coordinamento tra gli Stati del Sudamerica, non solo per limitare la presenza statunitense, già di per sé in declino negli ultimi dieci anni, ma anche per avere maggiore forza nelle contrattazioni internazionali e favorire la crescita nei Paesi che mostrano maggiore debolezza interna ed economica, trainati dallo sviluppo di attori quali Brasile, Cile e Messico.

    raul castro celacIL SUMMIT DI CUBA – Si è concluso all’Avana, il 29 gennaio scorso, il II Summit della CELAC, con la partecipazione dei capi di Stato dei 33 membri che lo compongono e con la rilevante esclusione di Stati Uniti e Canada. La realizzazione della Cumbre evidenzia il progressivo allinearsi a sinistra dei Governi regionali, divisi tra moderati di centro-sinistra, come quello di Dilma Rousseff, e più vicini al socialismo del XXI secolo, come gli aderenti all’ALBA. I temi principali sono stati quelli attinenti ai diritti sociali, in particolare a una distribuzione più equa delle risorse e al benessere socio-economico: la volontà della CELAC è di affermare l’autodeterminazione politica ed economica dei propri membri. Del resto la decisione di ospitare il Summit a Cuba non è casuale: nonostante anche all’interno dell’OAS si stia da anni tentando di accogliere Cuba, il veto degli Stati Uniti è stato finora irremovibile, e l’ascesa alla Presidenza CELAC dell’Avana comporterà maggiori difficoltà nel mantenere la politica di esclusione e isolamento nei confronti dell’isola. Questo manifesta i buoni legami tra sinistre estreme e moderate con interessi comuni e la necessità di difenderli in nome dell’appartenenza a un blocco regionale che può aver voce nell’arena internazionale.

    IL FUTURO – Sul piano politico l’esclusione degli Stati Uniti dal Summit CELAC manda un forte segnale che va a sommarsi alle iniziative sul piano economico di cooperazione con l’Unione europea, e il recente Forum di dialogo con la Cina tenutosi a Pechino il 4 Aprile scorso. I reali progressi dell’integrazione regionale in America Latina e il loro effetto sulle dinamiche internazionali sono però difficili da pronosticare. L’area dovrà confrontarsi con le posizioni di Brasile e Messico, individualmente molto rilevati sulla scena internazionale, e soprattutto dovrò riflettere su quale dei due modelli di sviluppo politico economico e sociale, il libero mercato o quello che si affida all’intervento dello Stato in economia, avrà maggior successo. La nuova sfida sarà superare i limiti dovuti alle differenze socio-economiche e alla diversificazione delle produzioni, coniugando gli interessi nazionali con le iniziative regionali nell’auspicio che quest’ultime non siano solamente delle enunciazioni di facciata, viste le notevoli potenzialità.

    Annalisa Belforte

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    Annalisa Belforte
    Annalisa Belforte

    Sono nata a Roma nel 1982, ho conseguito la laurea triennale in Economia della Cooperazione Internazionale e quella magistrale in Scienze della Politica presso la Sapienza. Mi affascina molto la Teoria Politica e la crisi del sistema democratico, oggetto della mia tesi di laurea. Appassionata e curiosa di conoscere le dinamiche che regolano i rapporti tra Stati, per questo attualmente frequento un Master in Geopolitica.

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