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    Argentina: lo spettro di un nuovo default?

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    Dopo l’accordo raggiunto con il club di Parigi, arriva un duro colpo per l’Argentina: La Corte Suprema degli Stati Uniti ha emanato la sentenza che vieta al Paese di effettuare qualunque pagamento sul debito ristrutturato
    se non rimborsa anche gli hedge funds (detti anche “fondos buitre”o “fondi avvoltoi”).

    ARGENTINA: LA CRISI DEL 2001 E I TANGO BOND – La crisi economica del 2001 ha lasciato profonde incertezze sull’affidabilità dell’Argentina nella comunità finanziaria internazionale.

    Néstor Kirchner e Cristina Fernández de Kirchner, principali protagonisti della politica  argentina dal 2003 ad oggi, si sono trovati a gestire un Paese messo in ginocchio da una crisi devastante che ha travolto tutti i settori. Per fronteggiare la situazione argentina, i Kirchner offrirono ai creditori il rimborso negoziato di una quota ridotta dei loro investimenti, senza dover passare attraverso il canale del Fondo Monetario Internazionale (FMI).

    Molti creditori, che non hanno accettato la soluzione offerta dal governo argentino, reclamano ancora il compenso dovuto. Inoltre la contrapposizione rispetto al FMI è stata vista come strumento demagogico del governo per scopi interni. 

    Non c'è pace in questo periodo per Cristina Kirchner
    Non c’è pace in questo periodo per Cristina Kirchner

    RITORNANO I FANTASMI DEL 2001 – Dopo la ristrutturazione del debito pubblico (accordo con il quale le condizioni originarie di un prestito vengono modificate per alleggerire l’onere del debitore) effettuata tra il 2005 e il 2010, l’Argentina era arrivata a un accordo con la maggior parte dei suoi creditori: offrendo nuovi titoli scontati in cambio delle vecchie obbligazioni. Gli investitori hanno accettato lo scambio del 93% del debito, mentre i “fondi avvoltoio”, avendo rifiutato la proposta, hanno chiesto la restituzione del debito iniziale oltre agli interessi accumulati.

    Questi fondi, tra cui Aurelius Capital ed Elliott Management, per ottenere le somme richieste, si sono rivolti a una Corte d’Appello e a un tribunale federale degli Stati Uniti. Entrambi hanno stabilito che l’Argentina non potrà effettuare alcun pagamento sul debito ristrutturato se prima non avrà rimborsato i creditori holdout.

    In seguito a tale sentenza, il governo di Buenos Aires si è rivolto alla Corte Suprema degli Stati Uniti sollecitando la revisione delle due sentenze. Ma lunedì 16 giugno si è avverata la peggiore delle ipotesi per l’esecutivo della presidente Cristina Fernández: la Corte ha infatti respinto la sua richiesta.

    Questa sentenza rappresenta un grave problema per l’Argentina in quanto la clausola del pari passu, secondo cui gli obbligazionisti vanno tutti trattati allo stesso modo, impedisce di pagare le prossime cedole con scadenza a fine giugno (tranne nel caso in cui si paghi quello che viene reclamato dai fondi).

    PARADOSSALE RISCHIO DI UN NUOVO DEFAULT? – Si preannuncia dunque un rischio per l’Argentina di un nuovo default.

    Questa imposizione inoltre potrebbe generare gravi perdite per gli obbligazionisti, i mercati del credito e per i cittadini argentini. Il mancato pagamento sarebbe ancora peggio; un default potrebbe anche innescare una crisi finanziaria rinnovata, che compromette direttamente la situazione economica di milioni di cittadini argentini.

    Inoltre questa sentenza diventa un precedente per quanto riguarda i problemi di debito di altri paesi dal momento che non esiste “un sistema di fallimento sovrano”.

    La Casa Rosada afferma che se il prossimo 30 giugno pagherà il saldo del debito ristrutturato, dovrà pagare contemporaneamente quello reclamato dai fondi avvoltoi (come stabilito dalla sentenza). Questo significherebbe, secondo quanto anticipato dal ministro dell’Economia Axel Kicillof, un esborso di 15 miliardi di dollari, ovvero il 50% delle riserve monetarie ufficiali del Paese, qualora gli altri creditori decidessero di non accettare la ristrutturazione del debito. Per l’Argentina significherebbe default tecnico, dovuto non alla mancanza di liquidità ma all’impossibilità di pagare tutti. Un default su un debito già ristrutturato sarebbe paradossale.

    La strategia degli avvocati che rappresentano il governo argentino era di arrivare a gennaio 2015, quando scadrà la clausola Rights Upon Future Offers (RUFO).

    La clausola RUFO si attiva se l’Argentina fa un’offerta “volontariamente” migliore per i creditori che sono stati lasciati fuori prima del 31 dicembre 2014. Questo ha dato sollievo al governo per poter negoziare con i fondi un accordo migliore ed evitare l’ondata di azioni legali contro il paese che farebbe aumentare il debito di oltre 120 miliardi di dollari, secondo il ministro Axel Kicillof.

    Dopo essere stato consultato puntualmente sulle conseguenze di questa sentenza, il Capo di Gabinetto Jorge Capitanich ha affermato che, in vista della scadenza del 30 giugno, tutte le strategie possibili per difendere l’interesse nazionale saranno tutelate’’

    Eliana Maria Esposito

     

    Eliana Maria Esposito
    Eliana Maria Esposito
    Sono laureata in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano.
    Attualmente sto frequentando i corsi della laurea magistrale in Relazioni Internazionali.
    Ho vissuto in Argentina dal 1990 al 2001 e quindi l’area dell’America Latina è da sempre stata di mio interesse.

     

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