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    Sotto la punta dell’iceberg

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    Uno dei paesi che più forse ha guadagnato dall’esplosione delle rivolte arabe è probabilmente l’Iran. Da centro dell’attenzione e delle preoccupazioni mondiali negli ultimi due anni, la Repubblica Islamica ha visto l’interesse dell’opinione pubblica internazionale rivolta verso altri zone, a tutto vantaggio del proseguimento dei propri progetti. Sotto una punta di tranquillità vi sono varie questioni ancora aperte.

     

    RIVOLTE A TEHRAN? – L’onda delle rivolte arabe è in realtà arrivata anche in Iran, ma come abbiamo già spiegato (v. Iran = Egitto?) il regime degli Ayatollah non ne è stato mai particolarmente impegnato, mancando un largo supporto popolare alla rivolta. Anzi, il fatto che l’attenzione mondiale fosse rivolta altrove ha permesso di stringere ancora di più le maglie incarcerando i due principali leader dell’opposizione: Mir-Hossein Moussavi e Mehdi Karrubi, dei quali non si sa più nulla dalla loro cattura il 27 febbraio scorso. La rivolta verde pare ora pressoché priva di energia.

     

    BOMBA O NON BOMBA? – Altrettanto oblio ha colpito la questione nucleare iraniana, quasi completamente sparita dai media nostrani. Eppure vi sono state alcune importanti novità. Abbiamo già parlato di come i documenti di Wikileaks avessero confermato le analisi degli esperti che da anni mostravano come fossero proprio gli stati arabi moderati i principali promotori di un attacco militare all’Iran in funzione anti-nucleare. Recentemente altri documenti hanno mostrato come lo stesso stato maggiore israeliano avesse giudicato non fattibile un attacco aereo in proprio, considerate le notevoli difficoltà operative coinvolte. Del resto l’ex-capo del Mossad Meir Dagan ha affermato come le ultime misure di intelligence, incluso il virus Stuxnet, hanno probabilmente rallentato il programma iraniano di vari anni.

     

    Nonostante ciò il programma non è fermo e procede. Nel suo ultimo rapporto del 24 Maggio 2011 (desecretato il 6 giugno 2011), il Direttore Generale dell’AIEA riporta la continua non cooperazione di Tehran e il non adempimento delle richieste dell’agenzia. Ne risulta l’impossibilità di verificare la natura pacifica o militare del programma stesso, sul quale permangono molti dubbi. Gli Ayatollah del resto non appaiono ora particolarmente preoccupati dalle posizioni occidentali, poiché la situazione internazionale contribuisce a fornire loro una certa dose di sicurezza riguardo al futuro prossimo.

     

    Con Israele che ha già dichiarato di non volere/potere attaccare da solo, le rivolte arabe che tengono bloccata l’attenzione occidentale e di molti alleati USA nella regione (Arabia Saudita, Bahrein) e il cambio di politica estera dell’Egitto che ha deciso di riaprile il dialogo con Teheran, l’Iran si trova ora a poter agire addirittura meno nascostamente di prima; dati recenti infatti mostrano come gli scienziati locali abbiano spostato parte del sistema di arricchimento dell’Uranio-235 al 20% proprio in quel sito di Fordow (presso Qom) tenuto segreto fino a pochi anni fa e sul cui scopo ancora non si è avuta risposta. Il sito diventerebbe dunque operativo e di fatto ospiterebbe quella parte di processo che più facilmente può essere convertito per scopi militari.

     

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    L’EGITTO APRE – Dal punto di vista diplomatico proprio il rivolgimento in Egitto sta aprendo le maggiori possibilità a Tehran, che ha visto eliminato uno dei suoi principali avversari nella regione (Mubarak) e ha trovato appoggi per uscire dall’isolamento. La recente navigazione di alcuni sottomarini nel Mar Rosso non è di per sé militarmente rilevante, ma rimarca la nuova possibile influenza iraniana nella regione e secondo Israele potrebbe favorire un ulteriore riarmo di gruppi estremisti a Gaza e dintorni, come Hamas.

     

    Questi successi vengono molto pubblicizzati nella repubblica islamica anche per allontanare l’attenzione dalla situazione interna, che oltre alla già citata repressione delle rivolte ha recentemente visto un nuovo contrasto tra la Guida Suprema Ali Khamenei e il Presidente Mahmud Ahmadinejad, quest’ultimo accusato di stare accentrando troppo potere senza il permesso del Capo dello Stato. Alcuni analisti notano come tutti i presidenti che abbiano provato a fare il passo troppo lungo si siano trovati destituiti o in disgrazia velocemente, tuttavia non si può escludere che l’evento vada a inserirsi nella lotta tra la corrente conservatrice tradizionale della Guida Suprema con quella ultraconservatrice dell’Ayatollah Mesbah-Yazdi, che di Ahamdinejad è il mentore. Sarà pertanto utile continuare ad osservare l’eventuale evolversi della situazione interna.

     

    Lorenzo Nannetti

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

     

    Lorenzo Nannetti

    Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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