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    Se rinasce il fondamentalismo

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    Lo scorso mese di maggio, per la prima volta, il Kazakhstan è stato scosso da due attentati kamikaze in una sola settimana. Entrambi gli eventi si sono verificati davanti agli edifici dei servizi di sicurezza delle città di Astana e di Aktobè. Benché le autorità non abbiano classificato gli attentati come atti terroristici, il sito web locale Tengiz News sottolinea che invece essi rispondono ad un desiderio di vendetta nei confronti dei recenti arresti di alcuni esponenti dell’Islam wahhabbita

    L’ISLAM TRA RISCOPERTA E REPRESSIONE – Nell’ex-repubblica sovietica non vi erano state finora tensioni e violenze religiose, ma la rielezione poco trasparente di Nazarbaiev e il suo intento di rafforzare la stabilità dello stato allontanandolo da ogni eventuale contagio proveniente dalla “primavera araba”, ha avuto probabilmente un effetto contrario a quello sperato. Gli avvenimenti kazaki mettono l’accento sul fenomeno del risveglio dell’islamismo in tutte le cinque ex-repubbliche sovietiche.

    La religione islamica in quest’area, benché soffocata, censurata e fortemente repressa durante il periodo sovietico non è mai morta sotto gli attacchi del comunismo, ed anzi, durante l’epoca gorbacioviana e della perestrojka prima e la caduta dell’Unione Sovietica poi, è riaffiorata in maniera repentina a dimostrazione della volontà di quelle popolazioni di impossessarsi nuovamente del proprio patrimonio religioso ed identitario, nonchè di colmare quel vuoto ideologico venutosi a creare dopo la fine del comunismo. Per questo motivo, tutti i presidenti delle cinque repubbliche, da una parte si dichiararono immediatamente ferventi credenti, convinti in questo modo di avere maggiore presa nei confronti della popolazione, dall’altra diffidarono nella realtà da ogni forma di islamizzazione politica e gli argomenti e le motivazioni di carattere statale e nazionale presero sempre il sopravvento su qualunque tipo di velleità religiosa.

    UN ERRORE STRATEGICO – Con tutta probabilità, alcuni dei presidenti delle repubbliche dell’Asia Centrale, hanno fatto e tutt’ora stanno facendo un grosso errore di valutazione. Stati come il Kazakhstan e il Kirghizistan hanno cercato di mantenere il loro carattere sostanzialmente laico, allo stesso tempo però non hanno tenuto in debito conto l’effettivo peso dell’Islam nella tradizione storico-culturale della popolazione, tanto da arrivare spesso a forme di repressione religiosa, giustificate come necessarie per la lotta al terrorismo internazionale, ma che in realtà avevano lo scopo di consentire al governo di reprimere qualunque forma di opposizione interna. Questo atteggiamento però ha al contrario favorito e rafforzato il temuto Islam militante e radicale proveniente da sud, dall’Afghanistan dei taliban, dell’Arabia Saudita con diffusione del wahhabbismo e dall’Iran. Altri paesi come l’Uzbekistan, invece, hanno inaugurato una politica di riscoperta delle radici islamiche (il presidente uzbeko Islom Karimov nel 2000 prestò giuramento per il suo secondo mandato imponendo la sua mano su una copia del Corano) senza però rinunciare del tutto alla laicità dello Stato. Ciò non deve fare dimenticare comunque che il governo autoritario di Karimov mantiene una morsa molto stretta intorno alle libertà civili e politiche, e utilizzi la ritrovata fede religiosa come strumento di mantenimento del controllo sulla società in nome della sicurezza nazionale e della stabilità politica minacciate dal fondamentalismo islamico appunto.

    L’INADEGUATEZZA DEI GOVERNI LOCALI – In questo contesto è fondamentale comprendere peraltro, come le repubbliche centro-asiatiche nel momento in cui divennero Stati indipendenti, mancassero totalmente di quegli strumenti necessari per portare avanti una politica nazionale funzionale allo sviluppo dell’economia e della società civile, e in assenza di una strategia adeguata replicarono semplicemente le politiche che già conoscevano dopo i settant’anni di “dittatura del proletariato” da parte del Partito Comunista sovietico.

    Grazie alla precedente militanza nel Partito Comunista locale i nuovi presidenti riuscirono a garantirsi un proficuo controllo del potere strumentalizzando il nazionalismo, la religione islamica, il culto della personalità e l’attaccamento alle tradizioni dei clan o delle etnie, senza occuparsi, invece, della necessità di una transizione verso una forma di governo democratica e della necessità di attuare politiche in grado di favorire la crescita e lo sviluppo degli Stati. 

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    GLI ATTUALI SVILUPPI – In questo contesto il risveglio dell’islamismo radicale trova le sue principali radici e motivazioni. La mancanza di una coscienza politica matura e di un attivismo politico positivo da parte della popolazione permette, come si è detto, alla classe dirigente di non attuare alcuna transizione democratica mantenendo l’immobilismo come principale “strategia” politica; a sua volta quest’ultimo unito all’autoritarismo, alla generale corruzione che caratterizza i governi locali, all’aggravarsi del divario sociale esistente all’interno della società, soprattutto tra città e zone rurali (queste ultime caratterizzate da una forte povertà e dalla presenza di un forte sentimento religioso) e lo sfruttamento delle risorse energetiche gestito in modo scorretto, i cui introiti non vengono re-distribuiti tra la popolazione, diviene il miglior incentivo per il rafforzamento del movimento fondamentalista che assume la funzione di importante fattore di coesione sociale. L’attuale situazione politico-sociale sta spingendo, quindi, le cinque repubbliche nella direzione favorevole alla crescita e all’espansione dei movimenti islamici radicali, a scapito dell’Islam moderato che aveva sempre caratterizzato questa aree.

    ARMI A DOPPIO TAGLIO – La repressione che i governi locali attuano nei confronti delle frange islamiche fondamentaliste finisce per legittimarle maggiormente agli occhi della popolazione considerato che la classe politica non è assolutamente in grado di rispondere a quelle richieste di giustizia sociale che provengono dalla popolazione, allo stesso tempo l’Islam radicale però mina alle basi lo sviluppo e la crescita di quel capitale umano indispensabile allo sviluppo economico, spazzando via anche quella parte di eredità positiva legata alla cultura scientifica e all’industrializzazione lasciata dal periodo sovietico. Per i governi dell’Asia Centrale l’Islam svolge quindi un doppio ruolo funzionale al mantenimento dell’immobilismo politico e al mantenimento delle elité al potere. Esso è allo stesso tempo causa e giustificazione della mancanza di sviluppo economico e di progresso politico. Verosimilmente questo è ciò che sta avvenendo per la prima volta in Kazakhstan. Il carattere laico dello stato e la politica di armonia tra le diverse etnie che vivono nel paese promossa da Nazarbaiev non è più in grado di contenere il risveglio islamico, e la repressione di quest’ultimo accompagnata dalle lacune nel campo dello sviluppo non fa altro che esacerbare le azioni violente del radicalismo che fino a poco tempo fa erano sconosciute al Paese.

    Marianna Piano

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Redazione
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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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