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    ‘Onda’ energetica o mostro ecologico?

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    Dove si trova

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    Dalla sua approvazione ufficiale avvenuta a maggio, il progetto HidroAysèn, la più grande opera infrastrutturale mai realizzata in Cile che prevede la costruzione di cinque centrali idroelettriche nella Patagonia cilena, ha vissuto diverse vicissitudini. Prima la massiccia protesta da parte di ambientalisti e partiti di opposizione al governo Piñera. Poi la pronuncia della giustizia con la decisione del tribunale di Puerto Montt di sospendere i lavori per controllare la regolarità della procedura che ha dato l’ok al progetto. Ma quali sono gli attori coinvolti nel progetto e quali i pro e i contro di questa titanica infrastruttura?

    COS’E’ HIDROAYSEN – Il megaprogetto consiste nella costruzione di cinque impianti idroelettrici (represas) nella regione meridionale di Aysén che si rifornirebbero di acqua dai bacini dei fiumi Pascua e Baker. Il governo Piñera, attraverso l’ approvazione della Commissione di Valutazione Ambientale, ha da sempre ritenuto indispensabile quest’opera per incrementare la produzione di energia elettrica di 2700 megawatts circa e distribuirla in gran parte del paese. Senza dubbio si tratta di un piano energetico ambizioso e comunque non a breve scadenza. Infatti HidroAysén dovrebbe iniziare a lavorare a pieni giri a partire dal 2025, senza contare che è ancora in attesa di approvazione il progetto accessorio ma fondamentale che prevede la costruzione della rete  di trasmissione dell’elettricità sul territorio cileno. Secondo i progettisti comunque le centrali potranno iniziare a produrre energia da subito arrivando già tra qualche anno a poter soddisfare il 21% circa della domanda che grava sul Sistema Interconectado Central (SIC), il sistema che rifornisce il Cile di elettricità. Ma i dubbi restano. Anche la costruzione del sistema di trasmissione di elettricità potrebbe generare gravi danni ambientali visto che dovrà essere installato nel sottosuolo marino tra i comuni di Chaitén e Puerto Montt, al sud del paese.

    I PADRI DEL PROGETTO – Ma chi c’è dietro il megaprogetto HidroAysén? Di certo non si può parlare della classica opera pubblica. La protesta popolare contro la sua realizzazione non si basa solo sui problemi ambientali ma anche sulle conseguenze economiche che quest’opera potrebbe comportare. Ad investire i circa 3200 milioni di dollari ci hanno pensato, infatti, due colossi energetici privati: l’ Endesa, multinazionale con passaporto spagnolo ma controllata dall’italiana Enel e la cilena Colbún. Con la costruzione delle dighe queste due imprese verrebbero a concentrare nelle loro mani l’80% circa della produzione elettrica del Cile, costituendo così un duopolio di mercato nel settore che potrebbe destare qualche allarme per il rispetto della libera concorrenza.

    PERCHE’ COSTRUIRE … – Un contributo necessario per lo sviluppo economico ed industriale del paese? Pare essere questa la posizione di HidroAysén e non solo. A favore del progetto si sono pronunciati ad esempio anche l’ ex presidente Ricardo Lagos e José Miguel Insulza, Segretario generale della OEA (Organizzazione degli Stati Americani), sostenendo che l’ energia idroelettrica è economicamente più vantaggiosa di quella eolica o termica. Secondo l’entourage della multinazionale autrice del progetto le cinque mega-dighe saranno necessarie per soddisfare la crescente richiesta di energia nei prossimi 10 o 15 anni. Per Daniel Fernández, rappresentante di HidroAysén, le polemiche sono infondate dato che la costruzione delle dighe comporterà l’ inondazione del solo 0,05% della superficie del territorio di Aysén. E visto che il Cile è carente in petrolio, gas e carbone ecco che l’ energia idroelettrica diverrebbe la fondamentale fonte di rifornimento energetico, capace anche di risolvere l’ annoso problema delle alte tariffe elettriche che i cileni sono costretti a pagare.

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    E PERCHE’ NON COSTRUIRE – Intanto però secondo gli ultimi sondaggi il 70% dei cileni si è detto contrario alla costruzione del titanico progetto. Il partito dei no è rappresentato dal Consiglio di difesa della Patagonia cilena, un raggruppamento di politici e cittadini comuni uniti tutti dalla stessa causa. E a sostenere la causa ambientalista sono anche personalità del mondo economico come Manfred Max-Neef e della cultura come il famoso scrittore Luis Sepúlveda. La mobilitazione sociale è stata in effetti molto accesa negli ultimi mesi, soprattutto nella capitale Santiago del Cile, con migliaia di cittadini scesi in piazza e in alcuni casi con momenti di tensione con le forze dell’ordine. Lo scorso giugno c’è stata anche una protesta sotto la sede dell’Ambasciata italiana per chiedere un passo indietro dell’Enel nella partecipazione al progetto. Il Consiglio sostiene che la costruzione delle represas provocherà danni catastrofici al territorio, inondando il 70% della superficie della valle del fiume Baker, ricca di villaggi e biodiversità animali e vegetali. Danni naturali irreparabili in una regione considerata patrimonio paesaggistico e attrazione turistica unica al mondo. Secondo il rappresentante del Consiglio, Patricio Rodrigo, si può far fronte al bisogno energetico del paese “attraverso lo sfruttamento delle energie rinnovabili. Abbiamo energia eolica, solare, ricavabile dalle biomasse e si potrebbe soddisfare la domanda ricorrendo alle energie sostenibili senza distruggere la Patagonia cilena”.

    COSA DICE LA POLITICA – Ma non sono mancate le polemiche neppure all’interno del mondo politico. Subito dopo l’approvazione del progetto infatti, il ministro delle Miniere e dell’Energia, Laurence Golborne, ha  dichiarato ad un’emittente televisiva nazionale che poco prima di essere nominato ministro gli era stata offerta la carica di direttore del progetto HidroAysén, alimentando così i sospetti di un conflitto d’interessi sul caso. Intanto il presidente Piñera ha fatto sapere che il governo è disponibile all’apertura di un dialogo sui temi ambientali dichiarando che “non possiamo dire di aver bisogno di energia e allo stesso tempo opporci a tutte le fonti che la generano” e che “è necessario rendere compatibili la protezione dell’ambiente con la produzione di energia per proseguire sulla strada del progresso”.

    Alfredo D'Alessandro redazione@ilcaffegeopolitico.net  

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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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