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mercoledì 27 Ottobre 2021

Conferenza sul futuro dell’Europa: finalmente si parte, ma per andare dove?

In breve

  • Il prossimo 9 maggio dovrebbe finalmente prendere avvio la Conferenza sul futuro dell’Europa, forum di discussione tra i cittadini e le istituzioni europee sulle sfide attuali e future dell’UE.
  • È da vedere se le modalità di attuazione permetteranno un vero scambio società-Istituzioni e riusciranno a coinvolgere i cittadini.
  • Informazione, partecipazione e uso dei risultati saranno i fondamentali elementi di riuscita o di insuccesso.

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In 3 Sorsi – A maggio prenderà il via il forum di discussione sul futuro dell’Unione Europea. Sarà il laboratorio per alcune riforme istituzionali, oppure un’inutile simulacro di consultazione della società civile?

1. UN EVENTO LUNGAMENTE RIMANDATO

Fu Emmanuel Macron a lanciare nel 2019, a ridosso delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, la proposta di una Conferenza sul futuro dell’Europa, il cui scopo avrebbe dovuto essere quello di individuare e proporre i cambiamenti necessari per ridare slancio al progetto europeo. Nella tradizione di quello spirito di grandeur che il Presidente francese tendeva a rinverdire nel co-protagonismo (con la Germania) europeo, Macron si rivolse direttamente ai cittadini europei con una lettera aperta scritta in tutte le lingue dell’Ue ed enfaticamente intitolata “Per un Rinascimento europeo”. L’iniziativa venne salutata con favore e sostenuta dai nuovi vertici di Commissione e Parlamento, anche nell’ottica di rilancio del progetto d’integrazione nel momento in cui lo stesso veniva minacciato dall’uscita del Regno Unito e dal diffondersi di sentimenti anti-europei e pulsioni sovraniste. Proprio il rinvio della Brexit fu causa di un primo slittamento della Conferenza da marzo 2019 a gennaio 2020, quindi lo scoppio della pandemia ne ha ulteriormente ritardato la programmazione. Ora infine i rappresentanti degli Stati membri riuniti nel Coreper hanno deciso per l’avvio il prossimo 9 maggio, giorno della festa dell’Europa. Su direzione e coordinamento, è stato accettato il compromesso proposto dall’attuale presidenza portoghese del Consiglio dell’UE, ossia che la Conferenza sia posta sotto l’autorità dei Presidenti delle tre Istituzioni (Consiglio, Commissione europea e Parlamento europeo) con l’assistenza di un comitato esecutivo.

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Fig. 1 – Angela Merkel sta per lasciare, ma il futuro dell’UE dipenderà anche da lei

2. SPERANZE E OPPORTUNITÀ

Molte speranze si accesero nel 2019, in vari ambienti politici e della società civile europea e all’interno dei movimenti federalisti, nel senso che la Conferenza potesse rappresentare l’avvio di un percorso di riforma dei trattati esistenti e della governance dell’Ue,  attraverso un dialogo virtuoso e fecondo tra le Istituzioni e le organizzazioni della società civile, le realtà e i poteri locali, i cittadini.
Le difficoltà iniziali dell’UE nel rispondere alla crisi provocata dalla Covid-19 hanno evidenziato le lacune dell’assetto esistente, in particolare la mancanza di competenza in materia di salute e la farraginosità dei meccanismi decisori intergovernativi. Allo stesso tempo le risposte innovative successivamente messe in campo, in particolare Next Generation EU, sembrano aver mitigato la sfiducia dei cittadini nell’UE e l’attuazione dei piani nazionali di ripresa e resilienza potrebbe essere l’occasione per instaurare dei meccanismi continui di inclusione e partecipazione. Il coinvolgimento di realtà politiche locali, movimenti e associazioni, semplici cittadini, in dibattiti strutturati e trasparenti attorno a problematiche, sfide e priorità costituirebbe un inizio importante di correzione di un sistema che non è al momento sufficientemente democratico.

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Fig. 2 – La Presidente della Commissione Von der Leyen

3. COME E CHI?

Molto dipenderà da come nei prossimi mesi sarà concretamente organizzato lo svolgimento dei lavori, che dovrebbero durare due anni. Su questo aspetto non ci sono ancora informazioni sufficienti. Argomenti sul tavolo ce ne sarebbero molti, dalla riforma della governance alla capacità fiscale, dalla politica estera e di sicurezza (incluso il vecchio tema di una vera difesa comune) al deficit di rappresentanza democratica, dal lavoro al welfare alle politiche migratorie. Associazioni private ed enti ufficiali (in Italia, ad esempio, il CNEL) stanno lavorando su documenti e proposte, ma indubbiamente un elemento fondamentale di successo (o insuccesso) sarà la partecipazione diretta o mediata dei cittadini, per la quale è indispensabile un massiccio sforzo informativo, al momento purtroppo non evidente.
Fondamentale sarà poi se e come le Istituzioni terranno conto dei risultati delle discussioni. Come recentemente ricordato da Mario Draghi, “la costruzione del futuro, perché le sue fondazioni non poggino sulla sabbia, non può che vedere coinvolta tutta la società, che deve riconoscersi nelle scelte fatte perché non siano in futuro facilmente reversibili”. Al contrario considerare i cittadini come semplici figuranti sarebbe rinunciare ad averne la fiducia. È quello che è accaduto con il dibattito sul Futuro dell’Europa del 2017-2018 voluto dalla Commissione Juncker, che dopo una serie di eventi e consultazioni più o meno partecipate venne del tutto ignorato dal Consiglio.

Paolo Pellegrini

Photo by jarmoluk is licensed under CC BY-NC-SA

Paolo Pellegrini

Nato a Terni nel 1967, laureato in Giurisprudenza, sono un funzionario della Commissione europea. Prima di diventare un euroburocrate ho svolto vari lavori ed attività, tra cui l’editore e l’istruttore di paracadutismo sportivo, ma la cosa di cui sono più fiero è l’essere stato, per un breve periodo della mia vita, operaio metalmeccanico.

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