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Nasce la CELC (Comunità di Stati Latinoamericani e Caraibici), nuova iniziativa di integrazione regionale partorita dal Gruppo di Rio. Un progetto alternativo all’OSA

TEMPO DI CAMBIAMENTI – É tempo di sensibili aggiustamenti geopolitici in America Latina: nel corso dell’ultimo anno  si é giá votato per la presidenza in vari paesi tra cui Bolivia, Honduras, Cile e Uruguay, e presto lo si fará anche in Brasile, dove Luiz Inácio Lula Da Silva uscirá di scena all’apice della sua popolaritá.Accanto ai processi elettorali, in questi giorni l’attenzione degli addetti ai lavori é attratta da due processi paralleli e in un certo senso antagonisti: la campagna per l’ elezione del Seretario Generale della Organizzazione degli Stati Americani (OAS), e la riunione annuale del Gruppo di Rio a Cancún, Messico.Il Segretario uscente dell’OAS, l’ex ministro degli esteri cileno José Manuel Insulza, é impegnato in un tour tra i paesi latinoamericani per assicurasi i voti necessari per la sua rielezione. Il suo operato peró non é stato unanimemente apprezzato: da piú parti si é accusato Insulza di difendere la democrazia a intermittenza. In particolare lo si accusa di aver reagito rapidamente quando si trattó di condannare i colpi di stato contro i presidenti di sinistra in Venezuela nel 2002 e in Honduras nel 2009, ma di non aver fatto granché per impedire che questi stessi presidenti attentassero gradualmente alla democrazia dei loro rispettivi paesi.Da parte sua, Insulza si difende sottolineando il suo ruolo di esecutore delle volontá dell’Assemblea: non é il Segretario Generale, ma i Paesi membri a proporre risoluzioni. Da piú parti si é fatto il nome dell’ex presidente del Costa Rica Óscar Arias per ricoprire l’incarico, ma il diretto interessato ha gentilmente declinato l’invito. Indipendente da chi sará eletto a capo della OAS comunque, sono ormai palesi i limiti di una organizzazione creata nel ’48 si impulso degli Usa come strumento di controllo del cortile di casa e da questi dominata politicamente fino al giorno d’oggi. 

LA CUMBRE DE LA UNIDAD – Se ne sono accorti giá da qualche tempo i Paesi latinoamericani e dei caraibi aderenti al Gruppo di Rio. Nei giorni scorsi i loro rappresentanti si sono riuniti a Cancún per discutere, tra le altre cose, della creazione di un nuovo organismo multilaterale (la CELC, Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños) che smarchi i paesi della regione dalla ingombrante presenza di Usa e Canada. Si é trattato di una conferenza di alto profilo che ha visto la presenza, tra gi altri, di Raúl Castro, Hugo Chávez,  René Préval, Evo Morales e Lula. Assente invece Porfirio Lobo, neopresidente dell’Honduras momentaneamento sospeso dal’organizzazione.La idea di uno spazio di unitá per la regione latinoamericana era sorta due anni fa nella nella riunione del Gruppo a Salvador de Bahía, e si concretizzerá in una nuova conferenza da tenersi probabilmente a Caracas il prossimo anno o in Cile nel 2012. Il modello da seguire é, secondo il Ministro degli Esteri messicana, Patricia Espinosa, il processo che ha portato alla creazione della Unione Europea.Oltre a questo nuovo assetto continentale, la “Cumbre de la Unidad Latinoamericana” é stata anche occasione per discutere dello sforzo latinoamericano per aiutare la ricostruzione di Haiti, e di una serie di progetti di cooperazione economica regionali e bilaterali tra cui la possibilitá di stipulare un Trattato di Libero Commercio tra Messico e Brasile. É rimasto invece fuori dall’agenda il tema del riconoscimento del nuovo governo Hondureño dopo il golpe del giugno 2009.

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GIOCHI DI POTERE E VECCHIE RUGGINI – Per il Presidente messicano Felipe Calderón, la conferenza di Cancún é servita anche per cercare di rinforzare il protagonismo messicano in America Latina minacciato dalla crescente importanza economica e diplomatica del Brasile e fonte di malumori a causa della relazioni politiche preferenziali che il Messico intrattiene con Usa e Canada.Intanto, il Presidente colombiano Álvaro Uribe e quello venezuelano Hugo Chávez non hanno perso occasione per scrivere un altro capitolo delle burrascose relazioni tra i due paesi confinanti: un acceso diverbio che li ha visti protagonisti durante il pranzo privato offerto dal padrone di casa e che é stato condito da toni degni piú di un saloon che di una conferenza internazionale. La strada verso una reale “Unidad Latinoamericana”, insomma, é ancora tutta da percorrere .

Vincenzo Placco 27 febbraio 2010 redazione@ilcaffegeopolitico.it

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