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martedì 20 Aprile 2021

Cuba, fine di un’era per l’economia comunista?

In breve

  • Il Governo cubano ha annunciato l’apertura ai privati dell’economia dell’isola.
  • Nel 2020 la pandemia e le sanzioni statunitensi hanno colpito gravemente l’economia cubana.
  • L’espansione del settore privato è successiva alla riforma monetaria messa in atto il 1° gennaio 2021 che ha decretato la fine del regime a doppia valuta.

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In 3 sorsi Dopo la stretta economica dovuta alla pandemia da Covid-19 e la decisione di eliminare la doppia moneta, il Governo cubano apre ad un’ulteriore riforma aumentando il numero delle attività lavorative per il settore privato.

1. IL NUOVO CORSO CUBANO

Da 127 a 2mila: è questo il numero del cospicuo aumento delle attività aperte alle imprese private stabilito dal Governo di Miguel Díaz-Canel, presidente di Cuba dal 10 ottobre 2019. Rimarranno invece 124 i settori di esclusiva competenza dello Stato.
Stando alle statistiche in merito, circa il 13% della popolazione cubana è attualmente impiegata negli esercizi privati, numero che si considera aumenterà sostanzialmente in correlazione al grado di liberalizzazione implementato nel Paese. Principalmente si tratta di piccole attività commerciali, per lo più legate al turismo, settore fortemente danneggiato dalla pandemia da Covid-19. Ed è proprio per arginare in parte l’impatto negativo concretatosi in un crollo del PIL dell’11% nel 2020 che queste misure hanno trovato spazio nella politica dell’esecutivo cubano.

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Fig. 1 – il Presidente Miguel Díaz-Canel con Raul Castro

2. COSA RESTA DEL PASSATO

È possibile interpretare questa particolare fase di transizione dell’economia cubana come un processo che affonda le sue radici in una necessità di cambiamento imposta in primo luogo dai mutati equilibri geopolitici internazionali e poi brutalmente accelerata dalla crisi economica globale. Dalla storica stretta di mano tra Raul Castro e Barack Obama alla riattivazione del Titolo III della Legge Helms-Burton sotto l’Amministrazione Trump, le dinamiche che hanno interessato i rapporti internazionali dell’isola caraibica sono oscillate drasticamente. L’insediamento del Presidente Biden anima la speranza della comunità internazionale sulla fine dell’embargo e sull’apertura verso una politica simile a quella del predecessore Obama. In questo contesto le scelte di politica economica operate dalla presidenza di Díaz-Canel potrebbero essere rivolte anche a propiziare l’accelerazione, da parte degli Stati Uniti, di una definitiva eliminazione delle sanzioni economiche imposte dal Governo di Donald Trump.

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Fig. 2 – Obama e Raul Castro assistono alla partita Rays-Cuba all’Avana.

3. DAL ‘GIORNO ZERO’ IN AVANTI

La parziale apertura verso i privati non è l’unico intervento che ha sconvolto l’economia cubana nell’ultimo periodo. Infatti il 2021 si è aperto per Cuba con un ulteriore cambio radicale: la riforma del sistema monetario, che ha previsto l’eliminazione del CUC o peso convertibile per lasciare in circolazione unicamente il CUP o peso cubano. Il CUC, che era pari a 1 dollaro, viene ora scambiato contro 24 CUP, moneta con cui sono pagati gli impiegati pubblici. Inducendo in questo modo una significativa svalutazione, la misura è stata accompagnata da un sostanziale aumento dei prezzi dei beni alimentari e di prima necessità, ma parallelamente il Governo ha aumentato anche stipendi pubblici, sussidi e pensioni. Le stime dell’esecutivo cubano contano sul fatto che sul lungo periodo l’unificazione monetaria e l’aumento dell’inflazione da essa comportata inneschino un cambio di abitudini a favore dell’economia interna: il costo maggiorato delle importazioni potrebbe, in effetti, determinare uno sviluppo maggiore delle industrie interne e dei prodotti locali ripercuotendosi su un aumento dell’occupazione. Se ciò troverà sostegno anche nel proliferare dei servizi privati, contando in ulteriori liberalizzazioni che si allarghino magari anche a professioni con un alto grado di specializzazione come quella del medico, ingegnere o architetto si potrebbe effettivamente sperare in un futuro di maggiore efficienza per l’economia dell’isola e di una definitiva apertura verso un’economia di mercato propriamente detta.

Lisa Lijoi

Photo by Matthias Oben is licensed under CC0

Lisa Lijoi
Lisa Lijoi

Nata a Roma nel 1990, ho da sempre nutrito una profonda curiosità per la storia, i viaggi e la politica. Il connubio perfetto per scegliere di studiare relazioni internazionali. In seguito alla laurea presso l’ateneo capitolino della Sapienza, ho proseguito la mia formazione con il Master in Studi Diplomatici della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale-SIOI e con un Master di II livello in Studi Internazionali e Cooperazione Economica presso l’Università di Barcellona. Il mio profondo interesse per il mondo iberico e iberoamericano, oltre a portarmi a vivere in Spagna per diverso tempo, è stato anche alla base del mio trasferimento a La Paz, in Bolivia per un tirocinio presso l’UNDP.
Ad oggi lavoro a Bruxelles per la Commissione Europea e continuo a occuparmi delle mie grandi passioni: l’economia, la geopolitica con focus speciale sul Sud America e l’ambiente.

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