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    Miscela StrategicaLa regione asiatico-pacifica è una delle aree caratterizzate da maggiore dinamismo e crescita, ma anche fortemente instabile. Ecco quindi che l’intelligence militare gioca un ruolo rilevante nell’area.

    LA RILEVANZA DEL SITEMA ‘ASIA-PACIFICO’ – Trentasei Paesi, che ospitano circa il 50% della popolazione mondiale e tra le quali si trovano quattro attori asiatici economicamente e commercialmente molto rilevanti (Cina, Giappone, India e Repubblica di Corea), delineano una regione che racchiude in sé una serie di situazioni potenzialmente critiche: la Repubblica democratica popolare di Corea e i suoi rapporti tesi con gli altri Stati; la contesa tra India, Pakistan e Cina per il controllo del Kashmir; le dispute territoriali marittime della Cina e le varie problematiche a livello interno (come i contrasti del Governo di Pechino con Tibet e Xinjang) sono solo alcuni esempi. Non stupisce dunque che la regione asiatico-pacifica (composta dai Paesi asiatici bagnati dal Pacifico, cui si aggiungono i Paesi dell’Oceania) abbia una grande importanza strategica anche per Stati al di fuori dell’area come la Francia (che utilizza la presenza in Nuova Caledonia a scopi di intelligence) e gli Stati Uniti, che con l’avvio del pivot to Asia e della lotta al terrorismo hanno aumentato notevolmente il loro interesse per la regione, nonché la loro presenza militare. Il funzionamento dell’intelligence militare nell’area è di difficile descrizione: di quest’ambito di per sé poco noto alcuni dei Paesi tendenzialmente fonte di instabilità nella regione hanno deciso di condividere ben poco, non solo per ciò che riguarda gli strumenti e le modalità impiegati per la raccolta delle informazioni, ma anche dell’organizzazione della loro intelligence.

    IL QUADRO REGIONALE – Come già accennato, l’area dell’Asia-Pacifico è da lungo tempo considerata come particolarmente rilevante dal punto di vista strategico, ed è dunque oggetto di monitoraggio da parte di diversi Paesi.
    In particolare, la zona è soggetta a una stretta osservazione da parte degli Stati Uniti come “first party” del cosiddetto accordo UKUSA, stipulato con la Gran Bretagna negli anni Quaranta e poi esteso a Canada, Australia e Nuova Zelanda. L’accordo prevede la condivisione delle informazioni raccolte tramite SIGINT nelle varie aree del globo, che sono state suddivise tra i partecipanti (secondo alcuni la lista sarebbe ben più estesa, ma non vi sono conferme in tal senso).
    Anche i Paesi della regione hanno compreso la rilevanza delle sfide di intelligence, e hanno quindi avviato, a partire dal 2007, una conferenza informale annuale – l’APICC, Asia-Pacific Intelligence Chief Conference – che nella sua più recente edizione ha visto la partecipazione di 27 capi di intelligence della regione Asia-Pacifico, ma anche degli Stati Uniti: l’obiettivo è quello di confrontarsi per meglio fronteggiare il terrorismo e migliorare l’efficienza in caso di crisi umanitarie.

    AUSTRALIA E NUOVA ZELANDA – L’Australia e la Nuova Zelanda rappresentano dunque gli avamposti dell’accordo UKUSA nell’area. Si ritiene che la prima si occupi del monitoraggio dell’Oceano Indiano, di parti dell’Asia del Sud-est e del Sud-ovest del Pacifico, e che alcune aree di quest’ultimo siano invece sotto il controllo neozelandese. I due Paesi provvedono all’intercettazione di segnali di vario tipo provenienti da alcuni satelliti grazie alla presenza di antenne a terra situate nelle loro basi. Per ciò che concerne l’Australia, la più nota è quella di Pine Gap, sita nel nord del Paese e gestita congiuntamente agli Stati Uniti, che raccoglie informazioni di interesse nazionale per i due Paesi (per esempio per ciò che riguarda eventuali minacce terroristiche) e fornisce early warning sui missili balistici, consentendo di monitorare il rispetto degli accordi sulla non proliferazione. Sul fronte neozelandese, invece, le due stazioni più note, che si occupano di intercettazione delle comunicazioni sono le basi di Waihopai (stazione di monitoraggio satellitare) e di Tangimoana (stazione di ricezione radio).

    http://gty.im/51951078

    Radomes proteggono alcune antenne della base australiana di Pine Gap

    LA REPUBBLICA POPOLARE CINESE – Esistente già dalla metà del Novecento, il Terzo dipartimento della direzione generale del personale dell’Esercito popolare di liberazione (spesso indicato come 3PLA) è l’organismo deputato all’intelligence. Non vi sono molti dettagli in merito all’organizzazione dell’intelligence cinese, ma è noto che il Paese detiene buone capacità in ambito HUMINT, IMINT e SIGINT e che negli ultimi anni sta puntando a una loro implementazione, nonostante siano già ritenute da molti le migliori della regione. Nell’alveo di una più generale informatizzazione delle Forze Armate, infatti, si sta puntando sempre più all’acquisizione di informazioni relative a comunicazioni, immagini, spettri elettromagnetici a tutti i livelli (tattico, operativo e strategico), declinando l’intelligence alla prevenzione di possibili attacchi che a mezzo per raccogliere informazioni utili a un attacco di tipo informatico. Sulla scia di questa innovazione, per esempio, negli ultimi dieci anni si è provveduto a un allargamento della base aerea di Lingshui, sull’isola di Hainan, centro della SIGINT atta a monitorare i movimenti della flotta statunitense nel Mare Cinese del Sud.

    LA PENISOLA DI COREA – Date le tensioni presenti tra la parte meridionale e settentrionale della Penisola, il forte uso dell’intelligence non desta particolare sorpresa. In aggiunta alla raccolta di intelligence di tipo economico-politico (che fa riferimento al National Intelligence Service), le Forze Armate sudcoreane si occupano di intelligence ad ampio spettro (SIGINT, HUMINT, IMINT, MASINT) attraverso diverse unità deputate. Il problema fondamentale legato all’intelligence della Repubblica di Corea, particolarmente rilevante data la posizione geografica del Paese, è la forte politicizzazione dell’intelligence, che potrebbe portare a seri rischi in caso di un riacutizzarsi delle tensioni con la Repubblica democratica popolare. In merito a quest’ultima, invece, le informazioni concernenti l’intelligence sono frammentarie: si sa infatti che l’intelligence è gestita da quattro organizzazioni che si occupano di raccogliere informazioni di tipo militare, politico, economico e tecnico attraverso OSINT, SIGINT e HUMINT: in merito a quest’ultima è noto che la Pyongyang faccia un ampio uso di infiltrati, sia in patria che nella Repubblica di Corea.

    Giulia Tilenni

    [box type=”shadow” ]Un chicco in più

    L’intelligence indiana è condotta da una serie di agenzie, che sono nate al di fuori di qualsiasi base legislativa. Sebbene anche in questo caso non vi siano molte informazioni sull’organizzazione e la capacità dei servizi di intelligence del Paese, sembra che l’India abbia condotto, per tutta la durata della Guerra Fredda e anche durante la guerra al terrorismo, una vasta serie di operazioni coperte nei Paesi confinanti – Bangladesh, Myanmar, Sri Lanka, Afghanistan e Pakistan. [/box]

     

    Giulia Tilenni
    Giulia Tilenni

    Laureata magistrale in Relazioni Internazionali a Bologna – dove ha anche completato il Master in Diplomazia e Politica Internazionale, che l’ha portata a Francoforte sul Meno per un tirocinio di ricerca di tre mesi. Dopo una tesi in Studi strategici che analizza l’intervento militare in Libia del 2011 e una ricerca sui velivoli a pilotaggio remoto, è entrata a far parte del Caffè Geopolitico nel team Miscela Strategica.

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