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    Parliamo di sanzioni (2)

    In breve

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    Nella prima parte della nostra analisi sulle sanzioni internazionali abbiamo visto i problemi che esse possono causare alla popolazione civile prima che ai governi. Arriviamo ora alla seconda parte: vediamo quali sono gli effetti verso i regimi bersaglio delle sanzioni, e come essi riescano a sopravvivere così a lungo in tali condizioni nonostante l’isolamento internazionale

     

    Seconda parte INTOCCATI – Al contrario delle altre classi sociali colpite da sanzioni, i ricchi restano invece ricchi. Bisogna sempre ricordare infatti che i regimi hanno alte capacità di sopravvivenza o, per meglio dire, sanno come fregare il sistema per rimanere in sella. Se pensiamo all’Iraq sotto Saddam, il programma Oil for Food fallì proprio per la capacità del regime, anche tramite corruzione di funzionari ONU, di appropriarsi delle risorse destinate alla popolazione, guadagnando così un mezzo di sostentamento e, contemporaneamente, un’arma di propaganda mostrando la sofferenza della popolazione ridotta alla fame. Con le forze irachene fedeli al regime libere di schiacciare le rivolte curde e sciite nonostante le misure internazionali, non sorprende dunque che la caduta del Rais sia avvenuta per mano militare. ASSEDIO – Non solo. L’isolamento e le sanzioni consentono a un regime di provare a indirizzare lo scontento verso una sorta di mentalità d’assedio. L’idea è quella di convincere la popolazione che lo stato si trova al centro di una congiura (di solito degli USA e dell’Occidente) e che solo l’unità nazionale può salvare la situazione. La ricerca di un nemico al di fuori è comune a tutti i fenomeni dittatoriali per veicolare lo scontento popolare verso un capro espiatorio esterno, ed è ad esempio il modo sfruttato dal governo della Corea del Nord. Va detto però che questo metodo non funziona invece bene nel caso dei Paesi arabi, soprattutto perché lì tendono a prevalere le differenze settarie interne: sunniti contro sciiti, drusi contro alawiti, cristiani che spesso si trovano a dover supportare il governo per evitare le rappresaglie degli estremisti islamici e diventano così ancora più bersagli… Da notare come poi questi contrasti si trasferiscano anche in sede internazionale: il voto alla Lega Araba per estromettere la Siria dall’organizzazione ha visto una frattura proprio lungo linee settarie, con Libano, Yemen e Iran (tutti con alte concentrazioni di Sciiti) contrarie e l’Iraq (dove sono rilevanti) neutrale.

     

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    GLI AMICI AIUTANO – Quello che avviene più facilmente è che il regime ha la scusa per stringere ancora di più il controllo sul paese con ulteriori misure straordinarie in tema di sicurezza e controllo, inibendo ulteriormente la capacità degli oppositori di operare. Inoltre un regime sa bene chi deve tenersi amico e questo approccio selettivo ne rafforza la posizione. Così l’amicizia diplomatica e i rapporti commerciali con Russia e Cina possono controbilanciare l’ostilità di USA, UE e Arabia Saudita all’ONU, l’intimidazione e l’estensione di privilegi a parte dell’esercito e ai massimi dirigenti delle industrie chiave può evitare che troppe truppe disertino e che la grande economia rimanga sotto controllo. Appartenere a una minoranza che senza il potere rischia di essere soggetta a rappresaglie aiuta inoltre ad avere una fedeltà molto forte da parte dei propri correligionari. Questi, in molti casi, sentono infatti di avere un destino legato alle sorti del regime stesso.

     

    E DOPO? – Con tutto il potere e tutte le istituzioni legate alla leadership, un paese così ridotto fa molta più fatica a rialzarsi anche in caso di uscita di scena della dittatura di turno, semplicemente perché il Paese, di fatto, non esiste più. L’intera economia e struttura sociale, devastata, va infatti ricostruita da zero o quasi, compito che favorisce poi la ribalta di gruppi estremisti. La povertà inoltre rende facile dividere la popolazione offrendo denaro e altri vantaggi economici per comprare sostenitori anche tra le file di chi in teoria protesterebbe ma in pratica è troppo impegnato a cercare di sopravvivere.

     

    NO RESULT – In definitiva, tutti questi elementi aiutano a capire perché il sistema di sanzioni economiche internazionali sul quale tanto si conta non riesca ad ottenere mai o quasi mai lo scopo prefissato. Per quanto in questi ultimi anni si stia cercando di affinare le tecniche e i termini delle sanzioni (in particolare colpendo selettivamente le industrie e i personaggi legati più strettamente al regime), non si sono ancora osservati risultati tangibili laddove sono state impiegate. In termini diplomatici, come già abbiamo spiegato in passato, le sanzioni costituiscono ancora un BATNA accettabile per i regimi, spesso convinti che la pressione estera si fermerà a tali forme e non raggiungerà mai l’intervento militare. (Fine seconda parte – Nella terza ragioneremo se esistano alternative alle sanzioni)

     

    Lorenzo Nannetti

    Lorenzo Nannetti

    Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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