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    Il caso Honduras rappresenta la prima sfida per Obama in America Latina. Dal suo atteggiamento si misurerà la volontà di mettere in atto un nuovo approccio politico

    UNA SFIDA PER OBAMA – La questione hondureña si sta trasformando da piccola e paradigmatica questione locale, nella prima sfida importante che dovrà saper gestire la nuova amministrazione statunitense, che tanto ha detto per cambiare l’opinione straniera sulla politica estera americana. Non è infatti il risultato da raggiungere (per quanto il governo militare di fatto cerchi di mantenersi al vertice, la comunità internazionale, senza eccezioni, appoggia e sostiene il presidente Zelaya, democraticamente eletto) ad essere sotto osservazione ma la maniera nella quale Obama e il suo staff gestiranno il ritorno al potere del Presidente Zelaya.Sono mesi che Obama gira il mondo per diffondere la sua nuova dottrina, di risoluzione non violenta delle controversie internazionali, di rispetto reciproco nelle relazioni internazionali, non basato sulla paura ma sulla fiducia nel prossimo, dell’America non come stato imperiale, ma come l’esempio che ogni paese dovrebbe seguire nelle libertà e nei diritti civili. In sostanza un giro di vite abbastanza energico rispetto alla dottrina della precedente amministrazione americana, che tanti dissensi aveva raccolto in America Latina.

    L’EREDITA’ DI BUSH – Durante l’era Bush, nei paesi latini si è assistito a varie vittorie elettorali di forze politiche legate alla sinistra: dalla vittoria di Lula in Brasile nel 2002, ai Kirckner in Argentina al potere dal 2003, a Correa in Ecuador, a Morales in Bolivia, a Lugo in Paraguay. Inoltre il Venezuela di Chávez ha spesso radicalizzato lo scontro con gli USA cercando accordi con le altre potenze dell’America Latina che escludessero gli Stati Uniti dal continente, creando per esempio l’ALBA (Alternativa Bolivariana per le Americhe), come una possibile alternativa al liberismo sfrenato promulgato da Bush e che ha danneggiato le economie locali.Con l’arrivo alla Casa Bianca di Obama lo scenario pare essere cambiato: Obama nella sua prima uscita in America Latina si è presentato all’Assemblea Generale dell’Organizzazione di Stati Americani, spazio reciprocamente snobbato dagli USA ed amato dai paesi latini, per tessere nuove relazioni con tutti i paesi del continente americano, stringendo la mano a Chávez e intavolando profondi incontri con Lula e la Kirchner, due partner fondamentali. Obama cerca in tutti i modi di pulire la sua facciata dalla nomea di “pinche gringo pugnetero”, ossia l’americano imperialista che si rapporta all’America Latina con superiorità. Obama prova a riallacciare i rapporti con i paesi dell’America Latina perché sa che nella competizione globale non può prescindere né dalla manodopera latina a basso costo, né dell’enorme mercato adiacente costituito dai Paesi del continente.  

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    GLI SCENARI – E nelle relazioni con l’America Latina, la questione Honduras sta divenendo prioritaria. Da una parte vi è l’oligarchia honduregna, da anni sostenuta economicamente e militarmente dagli Stati Uniti, che non vuole una deriva socialista in Honduras; dall’altra Zelaya, il popolo honduregno e i presidenti di sinistra dei vari paesi latini che vogliono vedere nei fatti un cambiamento nella politica statunitense, che privilegi i principi di libertà e democrazia rispetto agli interessi economici americani, da sempre preferiti nell’appoggio alle dittature militari degli anni ’80.In mezzo Obama che non può dimenticarsi un secolo di storia statunitense e che però sta cercando di modificare le priorità politiche e culturali non solo degli Stati Uniti ma del mondo intero. Cosa farà? Appoggerà gli Stati che chiedono a gran voce il ritorno di Zelaya oppure prenderà provvedimenti economici contro il governo di fatto in Honduras? Gli Stati Uniti sono il principale partner commerciale del piccolo stato centroamericano: in caso di vera volontà di boicottare il governo militare al potere adesso, agli americani basterebbe chiudere qualche rubinetto e esercitare pressioni affinché Zelaya torni al suo posto. L’altra strada da seguire potrebbe essere quella del sostegno al governo militare o, ancora, di lasciare che le cose facciano il loro corso in modo che le vicende di Tegucigalpa passino presto in secondo piano nell’opinione pubblica internazionale. 

    Andrea Cerami redazione@ilcaffegeopolitico.it

    Redazione
    Redazionehttps://ilcaffegeopolitico.net

    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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