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    Quando un ‘piccolo’ diventa ‘grande’

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    Da qualche tempo a questa parte il Qatar è salito alla ribalta internazionale: il piccolo emirato, che si affaccia sul Golfo Persico/Arabico ambisce ad affermarsi come Paese guida del “nuovo” Medio Oriente. Le sue ricchezze economiche e il potente ruolo mediatico del network nazionale al-Jazeera fanno di Doha un formidabile player strategico capace di incidere nei più rilevanti eventi e forum internazionali

     

    UNO SGUARDO ALL’INTERNO – Il piccolo Paese arabo, guidato dall‘Emiro Khalifa al-Thani dalla metà degli anni ’90, si è contraddistinto nel panorama arabo come un Paese proiettato nel futuro e nella modernità, in netto contrasto con il passato isolazionista del precedente reggente. L’Emiro Al-Thani ha posto come punti chiave della sua azione di governo un giusto mix tra riforme politico-istituzionali, quali una modernizzazione della macchina statale, una maggiore diversificazione dell’economia e una progressiva apertura del Paese alle relazioni internazionali, nonché numerose iniziative di carattere sociale, quali un’agevolazione del dialogo interreligioso e una maggiore emancipazione della donna nella vita pubblica nazionale. Ovviamente questa grande crescita socio-economica è stata favorita non solo dalle ingenti ricchezze naturali – gas e petrolio – di cui il territorio è provvisto, ma anche dalla grande capacità politica dell’establishment nazionale, fattori che hanno permesso al Qatar di divenire un influente attore a livello globale.

     

    IL QATAR TRA “AMBIGUITÀ” ED “OPPORTUNISMO” POLITICO – Il Qatar ha fatto della “ambiguità” la sua caratteristica principale in politica estera. Doha si è costruito questa immagine dinanzi all’opinione pubblica araba e internazionale, soprattutto grazie alla grande opera diplomatica del proprio governo. Infatti, l’ambivalenza politica dell’emirato si mostra da un lato attraverso la salvaguardia dei propri legami con i partners occidentali (USA e UE) e, dall’altro, tramite la capacità di accreditarsi nei consessi regionali e internazionali come nuovo punto di riferimento per l’area, in quanto portavoce degli svariati orientamenti arabi e musulmani, anche più radicali. Spesso l’Emirato ha cercato di mediare fra le istanze di rivendicazioni islamiche e le posizioni filo-occidentali dei vicini. A tal proposito, il Qatar è l’unico Paese del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) ad avere relazioni bilaterali stabili con l’Iran, nonostante Teheran venga ritenuto un Paese destabilizzante per la regione. A dispetto delle sue ridotte dimensioni, il Qatar si è posto, non di meno, quale “ago della bilancia” nelle principali questioni internazionali intervenendo sia nella missione guidata dalla NATO in Libia, sia nell’ambito del CCG in Bahrain in soccorso della famiglia reale degli al-Khalifa a seguito degli scontri tra manifestanti e polizia locale dello scorso febbraio. In realtà, la politica estera qatarina spesso bollata dai media internazionali come “spregiudicata” e “ambigua” ha mirato a preservare soltanto la sicurezza del Paese arabo dalle tensioni a carattere politico e religioso che caratterizzano l’area. Quella che è stata tacciata come “ambiguità” politica pare somigliare, invece, più ad una sorta di “opportunismo” tra le logiche aspirazioni di un piccolo Paese e il tentativo, appunto, di evitare all’Emirato di rimanere schiacciato dal peso dei due ingombranti vicini, Arabia Saudita e Iran. Questo agire politico, infatti, ha permesso a Doha di sviluppare tanto una diplomazia attenta al buon vicinato e ai buoni rapporti con l’Occidente, quanto un’accortezza politica verso le dinamiche regionali.

     

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    IL RUOLO POLITICO DI AL-JAZEERA – Il network satellitare al-Jazeera, nato nel 1996 per volontà di al-Thani a seguito di un accordo fallito tra la britannica “BBC” e la compagnia saudita “Orbit Communications”, ha raggiunto in breve tempo livelli di popolarità senza precedenti in tutto il mondo arabo, trasmettendo in arabo e in inglese. Due canali non solo in lingue diverse, ma anche con audience diversi.  Nel pieno fermento arabo, il network ha assunto un formidabile ruolo di amplificatore nelle proteste. Fervente sostenitore delle prime rivolte dilagate a macchia d’olio nella regione nordafricana, alJazeera ha assunto progressivamente posizioni molto più caute quando i fenomeni di protesta hanno iniziato a diffondersi nella ricca regione del Golfo. I motivi della mutata posizione del canale satellitare sono chiaramente intuibili attraverso due fattori: uno geografico e l’altro politico. Infatti, da un lato, il Nord Africa è sembrato costituire uno scenario più favorevole per l’opera di comunicazione del network non solo per la distanza geografica, ma anche perché lontano dai legami di potere della famiglia Al-Thani. Dall’altro, invece, le rivolte in Bahrain, Arabia Saudita, Yemen o nello stesso Qatar, hanno ricevuto una minore eco a causa appunto della vicinanza geografica e degli interessi politici e dei legami familiari che legano le corone della regione del Golfo. Questo differente approccio politico agli eventi rivoluzionari, dimostra ancora una volta come l’ “opportunismo” qatarino in politica estera giochi un ruolo importante sia nella necessità di assicurare un sempre più alto profilo al Paese del Golfo, sia nel garantire “equilibrio” nelle delicate relazioni parentali-diplomatiche con gli altri attori regionali.  

     

    Giuseppe Dentice

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Redazione
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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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