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    La minaccia arriva dall’interno

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    Il Giro del Mondo in 30 Caffè – Se si chiede a un esperto quale sia il maggior pericolo per Israele nel 2012, l’attenzione verrà rivolta verso l’Iran, il suo programma nucleare e i suoi alleati Hezbollah, o verso la possibilità di conflitto con le formazioni nella Striscia di Gaza come Hamas e la Jihad islamica, o ancora nei rapporti con l’ANP e la questione dei coloni. Sono problemi effettivi, tuttavia un altro pericolo può colpire Israele dall’interno

     

    LAICI VS ULTRAORTODOSSI – Una bambina insultata pesantemente da adulti mentre va a scuola perché, pur coperta con pantaloni lunghi e maglietta a maniche lunghe, viene accusata di essere vestita in modo impuro. Donne a cui è richiesto di camminare nel lato della strada opposto a quello degli uomini e che devono sedere nei sedili posteriori di un bus. A sentire queste – e altre simili – notizie si potrebbe pensare che si stia parlando di Talebani o Iran o un altro paese islamico: siamo invece in Israele. Abbiamo già citato i contrasti esistenti tra esercito – e dunque l’amministrazione centrale – e coloni (v. articolo Israele contro Israele), ma esso non è l’unico campanello d’allarme che nel 2011 ha risuonato a ricordare al paese le sue contraddizioni.

     

    DIVISIONI – La disputa tra laici e ultraortodossi infatti ripropone la grande divisione della società israeliana, spesso a torto immaginata come estremamente coesa. Sicuramente esiste una forte unione e sentimento nazionale di fronte alle minacce esterne, ma questo stato di fatto non si estende poi ad altri ambiti della società. Così, di fronte a proteste laiche come il boicottaggio dei suddetti bus discriminatori rispondono gli ortodossi con bambini con la stella di Davide gialla sul petto a indicare accuse di nazismo, a cui si replica con accuse opposte di agire come gli Ayatollah.

     

    FACCIAMO UN PASSO INDIETRO – Quando Israele venne fondato nel 1948, venne creata una legge per favorire l’immigrazione (aliyah) non solo di laici ma anche di ebrei ortodossi e ultraortodossi che, oltre ad aumentare il peso demografico, potessero contribuire a reintrodurre importanti elementi della tradizione ebraica nel nascente stato. Tali privilegi garantivano agli haredim (studenti di teologia, di fatto gli ultraortodossi) la possibilità di dedicarsi unicamente alla pratica religiosa; si trattò perciò di esenzione dal servizio militare (salvo personale volontà di servire comunque), esenzione dalle tasse, possibilità di non lavorare e di ricevere sovvenzioni statali – una sorta di stipendio – crescente a seconda del numero di figli fino a un massimo di tre. Agli inizi tali concessioni apparivano minori, anche considerando gli scarsi numeri coinvolti – appena qualche centinaia di haredim nei primi anni. Tuttavia con il passare degli anni e dell’immigrazione la popolazione ultraortodossa è sensibilmente cresciuta fino ad arrivare a circa 700.000 persone (circa il 12% della popolazione totale), mentre i privilegi sono rimasti gli stessi.

     

    IMPOSIZIONI – Non deve sorprendere quindi come gran parte della popolazione laica giudichi con crescente ostilità una parte della società che vede come non produttiva e che vive per le sovvenzioni statali senza un’adeguata contropartita. Non solo: come molti altri esponenti ultraconservatori anche di altre religioni, gli haredim puntano a modellare l’intera società secondo le proprie convinzioni, avendo oggi una maggiore influenza numerica. Si è infatti verificata una progressiva espansione delle aree abitate dagli ultraortodossi che soprattutto in alcune zone di Tel Aviv e di Gerusalemme sono impegnati nel tentativo di estendere le proprie regole anche ai cittadini laici. Solo recentemente però si è osservato un più vasto movimento di protesta verso queste espressioni.

     

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    IDF DIVISE – Se il rischio di scontri tra religiosi e laici appare pericoloso per il paese, lo è ancora di più quando si osserva la situazione nelle forze armate. Le IDF (Israeli Defense Forces) contengono tra i ranghi numerosi rabbini militari – equivalente dei nostri cappellani militari – che tuttavia, oltre a curare la salute spirituale dei soldati, tendono a voler modellare anche le loro pratiche di vita e operative. Alcuni esempi sono:

     

    –          la richiesta di maggiore segregazione tra uomini e donne (anche laici), il cui comportamento, incluso il canto dell’inno nazionale davanti alla bandiera, viene giudicato sconveniente se eseguito di fronte a colleghi di sesso maschile. Da notare che già esistono intere unità, come una compagnia nella Brigata Nahal, per soli haredim, permettendo così a quegli studenti di teologia che lo vogliono di poter servire l’esercito in ambiti “protetti”.

    –          il richiamo a una maggiore ostilità verso i palestinesi, incluso l’invito a rifiutare di obbedire a ordini contro i coloni.

    –          il tentativo di influenzare la promozione di ortodossi e coloni in posizioni di responsabilità nell’esercito e nella polizia territoriale.

     

    CHI COMANDA? – L’intera questione ovviamente preoccupa il comando israeliano, come ha fatto notare un rapporto del 23 Giugno 2011 da parte del Generale Avi Zamir (foto a destra), capo dell’ufficio organico e personale delle IDF: la radicalizzazione religiosa delle IDF potrebbe finire per intaccare l’efficienza e l’immagine di esercito del popolo. Il rischio è che si stia cercando di creare una sorta di catena di comando parallela che porti sempre più truppe a obbedire prima ai rabbini e alle regole religiose piuttosto che al comando. Il tutto con un rischio ulteriore: se dovessero rendersi necessari ordini controversi, come la rimozione in massa di molte colonie o la protezione di villaggi palestinesi, come reagirebbero le unità più influenzate? Obbedirebbero o diserterebbero? Per ora il dialogo tra lo stato maggiore delle IDF e il Rabbinato Militare appare cordiale e il Rabbino Capo militare Rafi Peretz si è visto d’accordo con il Capo di Stato Maggiore Benny Gantz nel condannare ogni discriminazione nei confronti delle donne; tuttavia non è detto che tutti i rabbini – o anche solo i singoli soldati – si sentano obbligati a obbedire se questo va contro i dettami di altri rabbini civili considerati più influenti.

     

    Lorenzo Nannetti

    Lorenzo Nannetti

    Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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