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    Anche la seconda assemblea delle nazioni sudamericane, riunite per affrontare la questione delle basi USA in Colombia, si conclude con un nulla di fatto. Ulteriore segno della debole integrazione regionale

    LE BASI? SÌ, NO, FORSE… – In America Meridionale da giorni l’evento principale è la questione relativa all’accordo militare tra Stati Uniti e Colombia. In base a questo trattato, i cui termini non sono stati resi pubblici in toto, la nazione sudamericana offrirebbe a Washington la possibilità di istituire sette basi militari sul proprio territorio, che coinvolgerebbero tutte e tre le Forze Armate (esercito, marina, aviazione). La reazione nella regione è stata pressoché unanime nel giudicare negativamente l’accordo, anche se le sfumature sono state diverse. Con l’eccezione del Perù che, da alleato degli USA, si è pronunciato a favore, gli altri Stati oscillano dalla prudente diffidenza del Brasile fino all’estrema avversione del Venezuela di Hugo Chávez, che ha annunciato l’arrivo di “venti di guerra” e la rottura di ogni relazione con la Colombia. Tuttavia, due riunioni dell’UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane) non sono bastate per elaborare una posizione comune sulla vicenda. Dopo la prima assemblea svoltasi a Quito (Ecuador) all’inizio di agosto, infatti, il secondo meeting che si è tenuto il 28 agosto a Bariloche (Argentina) ha confermato l’impossibilità di giungere ad una decisione condivisa.

    TRA MINACCE E TIMORI – Al vertice argentino, il ruolo di mattatore è stato esercitato, come di consueto, dal leader venezuelano Chávez, il quale ha mostrato un testo che sarebbe la prova delle intenzioni bellicose degli USA nei confronti del Sudamerica. Il documento, un Libro Bianco dell’Aviazione che non è il testo dell’accordo, indica le basi militari colombiane come siti idonei per la mobilizzazione aerea delle truppe statunitensi. Per il Venezuela sarebbe chiara dunque la volontà di Washington di usare la Colombia come base di appoggio per spostare le proprie truppe (ma il coinvolgimento di militari sarebbe in realtà modesto, 800 unità nel complesso) negli altri Paesi, dove vi fosse la necessità. Il presidente brasiliano Lula ha invece adottato un approccio più morbido, chiedendo chiarezza all’omologo colombiano, Álvaro Uribe, sul fatto che l’accordo sia esclusivamente per scopi interni e che riguardi la lotta al traffico di armi e stupefacenti. L’UNASUR non è comunque riuscita a prendere un provvedimento concreto e ha convocato per la metà del mese un’altra riunione, prendendo il tempo di esaminare il Libro Bianco presentato da Chávez; nel frattempo, ha approvato una dichiarazione che esorcizza l’ingerenza negli affari regionali da parte di potenze esterne. 

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    COSA C’È SOTTO? – Le potenze più coinvolte, oltre alla Colombia, sono Brasile e Venezuela. Caracas non procederà a mettere in atto le minacce, perché sa di non poter prescindere totalmente dalle importazioni colombiane, ma il continuo ricorso di Chávez alla tensione retorica può aiutare il suo Paese a godere di una visibilità politica di primo piano nella regione. Delicata è invece la posizione del Brasile: importante alleato degli USA nella regione, Lula teme però di non essere consultato da Washington in tutte le questioni strategiche. Questo comporterebbe una revisione al ribasso delle ambizioni politiche di Brasilia a livello internazionale. 

    Davide Tentori 1 settembre 2009 redazione@ilcaffegeopolitico.it

    Davide Tentori
    Davide Tentori

    Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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