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    Il terremoto che ha sconvolto il Cile precede di pochi giorni l’insediamento del nuovo Governo. Le possibili conseguenze politiche ed economiche di questo catastrofico evento che ha colpito il Paese.

    IL TERREMOTO – Il sisma che ha devastato la parte centro-meridionale del Cile nella notte tra venerdì 26 e sabato 27 febbraio non è purtroppo un fenomeno nuovo a quelle latitudini. Ogni vent’anni circa, infatti, il Paese andino trema per scosse che giungono dalle profondità dell’Oceano Pacifico. Questa volta, nonostante si tratti di una vera e propria tragedia nazionale, sarebbe potuta andare anche molto peggio: l’epicentro del terremoto, fortunatamente, è stato a 150 km dalla città più colpita, Concepción, in una zona scarsamente popolata. Il numero relativamente ridotto (oltre 700 le vittime, destinato però a salire) dei morti, in rapporto alla tremenda violenza del sisma (8,8 gradi della scala Richter, una potenza sprigionata diecimila volte superiore a quella di Haiti), è dovuto proprio alla localizzazione del fenomeno geologico, ma anche alla buon livello delle infrastrutture cilene. Il Paese sudamericano è infatti all’avanguardia nella regione per quanto riguarda il livello delle proprie strade e degli edifici. Queste condizioni hanno senz’altro permesso di evitare un bilancio ben peggiore, ma a prova dell’estrema forza del terremoto vi sono le immagini dei viadotti crollati e dell’aeroporto della capitale Santiago reso inagibile.

    CONSEGUENZE ECONOMICHE – Ora è il momento di fare anche la conta dei danni economici. L’agenzia di consulenza cilena Eqecat, specializzata nel monitoraggio di catastrofi naturali, ha stimato in una cifra compresa tra 15 e 30 miliardi di dollari l’ammontare economico dei danni. Non si tratterà solo di ripristinare strade e ponti e di ricostruire le case delle migliaia di cileni che hanno perso la propria casa, ma anche di cercare di evitare che l’economia nazionale entri in una pericolosa stagnazione. Il Cile ha infatti risentito, come tutti i Paesi latinoamericani, della crisi economica globale, e dopo un 2009 caratterizzato da una bassa crescita si stava preparando per ripartire di slancio. L’emergenza del sisma costringerà giocoforza le autorità a rivedere i programmi di crescita, destinando ingenti risorse pubbliche per la ricostruzione. Sarà da valutare anche l’impatto che subirà l’estrazione del rame, di cui il Cile è il principale produttore mondiale. Fortunatamente le maggiori riserve di questo metallo sono custodite in miniere situate al Nord del Paese, ma due miniere collocate nella regione meridionale sono state chiuse e le difficoltà nelle comunicazioni aumenteranno i costi di trasporto. Il prezzo del rame è destinato ad aumentare, ma non è chiaro se la diminuzione nella produzione sarà abbastanza ridotta da evitare comunque perdite.

     

    CONSEGUENZE POLITICHE – Senza dubbio Sebastián Piñera avrebbe preferito cominciare il suo mandato presidenziale in una situazione più tranquilla. Il nuovo inquilino del Palazzo della Moneda (sede del Governo di Santiago) entrerà in carica il prossimo 11 marzo, ereditando da Michelle Bachelet, con la quale negli ultimi giorni ci sono state dichiarazioni di unità nazionale, una situazione tutt’altro che facile. Il ricco imprenditore dovrà inoltre fare i conti con una maggioranza parlamentare risicatissima, dunque per poter governare stabilmente avrà spesso bisogno dei voti dell’opposizione. Anche a questo scopo il suo esecutivo sarà poco “colorato” politicamente: tredici ministri dei ventidue scelti da Piñera non provengono infatti dalla politica, ma sono dei tecnici esperti prevalentemente di questioni economiche. Il Presidente si è presentato come “uomo del fare” più che appartenente alla tradizionale destra conservatrice, ma questa strategia si spiega anche con la necessità di fare i conti con le altre forze politiche.Un inizio in salita dunque per il “Berlusconi” cileno. La repubblica andina ha però tutte le carte in regola per farcela: è una vera democrazia con istituzioni solide e fondate su principi condivisi. Inoltre possiede un sistema economico sviluppato e dinamico, in grado di superare questa tragedia e di guardare avanti con nuovo slancio.

     

    Davide Tentori

    2 marzo 2010

    Davide Tentori
    Davide Tentori

    Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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