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    Chávez si dà anche al cinema per il documentario celebrativo di Oliver Stone. Intanto incontra Ahmadinejad e conclude accordi in campo energetico

    CHÁVEZ IN LAGUNA – Chi l’avrebbe mai detto che, tra un divo e l’altro di Hollywood, sulla passerella del Festival del Cinema di Venezia (in svolgimento in questi giorni) sarebbe comparso anche il leader venezuelano, Hugo Chávez? Ebbene sì, le innegabili doti comunicative ed istrioniche del caudillo di Caracas sono state utilizzate per la realizzazione di un film. Si tratta del documentario “South of the border” (guarda il trailer), girato dal regista statunitense Oliver Stone, che da qualche anno si è appassionato a sostenere la causa dei principali oppositori della Casa Bianca. Dopo l’agiografia di Fidel Castro, infatti, giunge questa nuova pellicola che ripercorre le “gesta” di Chávez, avvalorate dai commenti positivi degli altri Capi di Stato sudamericani (Correa, Kirchner, Lugo, Morales e anche il brasiliano Lula).

    MAHMUD, AMICO MIO – La comparsata veneziana è stata però solo una parentesi in mezzo a una fitta tournée che ha portato Chávez a visitare in pochi giorni sei Paesi: Algeria, Libia, Siria, Iran, Russia e Bielorussia. Dopo aver applaudito il colonnello Gheddafi a Tripoli per il quarantesimo anniversario della rivoluzione libica, il leader bolivarista è volato a Teheran, dove ha incontrato per l’undicesima volta il suo omologo iraniano, Mahmud Ahmadinejad. La comunità di intenti tra i due leader è molto stretta e la visita è servita a rinsaldare ulteriormente le relazioni bilaterali. Sul tavolo Caracas ha offerto a Teheran una fornitura giornaliera di ventimila barili di carburante al giorno: questo dato può sembrare paradossale visto che l’Iran è tra i principali produttori mondiali di idrocarburi, ma la repubblica teocratica in realtà deve fare i conti con un deficit abbastanza forte nella capacità interna di raffinazione ed è quindi costretta ad importare il 40% del proprio fabbisogno di benzina e gasolio. Oltre alle forniture energetiche, Chávez ha anche ribadito il proprio sostegno al programma nucleare iraniano, assicurando che ha scopi esclusivamente civili. 

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    POSSIBILI RETROSCENA – Anche il Venezuela, per ammissione del suo stesso Presidente, ha intenzione di dotarsi dell’energia nucleare. Questo fatto potrebbe essere un indizio per avvalorare la tesi secondo la quale Caracas fornisce sottobanco uranio da arricchire all’Iran; parte di queste forniture potrebbero arrivare anche dalla Bolivia. In cambio, il regime degli ayatollah potrebbe fornire il know-how, in termini di tecnologia e di competenze, necessario per costruire una centrale nucleare. Rimane tutto da dimostrare, ma è certo che la rete di amicizie di Chávez potrebbe, anzi dovrebbe, far destare qualche preoccupazione negli Stati Uniti, ma anche nel Brasile. Non solo l’Iran, ma anche la Russia è un importante alleato del Venezuela: recenti accordi militari hanno riportato navi della marina di Mosca nel mar dei Caraibi, decenni dopo la crisi di Cuba in piena Guerra Fredda. L’amministrazione Obama non ha ancora lanciato una sua politica chiara nei confronti dell’America Meridionale ma dovrebbe porre attenzione al vuoto di potere che si è creato negli ultimi anni di “disimpegno”. Quanto al Brasile, Lula cerca di mantenere una posizione di equidistanza tra Caracas e Washington nel tentativo di rimanere l’interlocutore più autorevole. L’abilità di Chávez, tuttavia, è proprio quella di saper rubare la scena. 

    Davide Tentori 9 settembre 2009 redazione@ilcaffegeopolitico.it

    Davide Tentori
    Davide Tentori

    Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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