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    La crisi economica venezuelana si aggrava con il crollo del prezzo del petrolio. Inflazione, PIL in caduta e scaffali vuoti spingono Maduro a cercare alleanze internazionali mentre si razionano le scorte, si creano “botteghe” pubbliche per distribuire alimenti, si mette di nuovo mano ai tassi di cambio. Il tutto con le elezioni parlamentari alle porte.

    IL PREZZO DEL PETROLIO RESTA BASSO – Negli ultimi giorni, dopo mesi di crollo inarrestabile, il prezzo del petrolio ha iniziato una lenta risalita, collocandosi a poco più di 56 dollari per il Brent e 51 per il WTI. Sulle cause di questo ribasso i pareri sono diversi. Numerosi analisti lo considerano come parte di una strategia di USA e alleati (Arabia Saudita) volta a destabilizzare la Russia. Per altri la spiegazione risiederebbe interamente all’interno del corto circuito tra una domanda sofferente a causa della crisi e un’offerta invariata (quella dell’OPEC) o in aumento grazie allo shale oil statunitense. Per molti, invece, le due cose non si escludono a vicenda. Ad ogni modo gli effetti di questo crollo si sono abbattuti in modo particolare sui quei Paesi le cui economie dipendono esclusivamente o in gran parte dal commercio di questa risorsa naturale, Venezuela in testa.

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    È possibile per il Venezuela un’economia che non dipenda più solo esclusivamente dal petrolio?

    L’ECONOMIA IN AFFANNO E I TENTATIVI DI ARGINARE LA CRISI – L’economia venezuelana, nonostante i successi dei Governi socialisti su riduzione della povertà e aumento dell’aspettativa di vita, è da oltre un anno in una condizione di affanno e le voci di un possibile default si fanno insistenti. L’inflazione galoppante viaggia ormai intorno al 60% e la crescita del PIL ha un segno negativo. L’elemento di maggiore debolezza risiede tuttavia nella struttura macroeconomica del Venezuela, tutta sbilanciata sul petrolio. Nel 2013, infatti, il 96,3% delle esportazioni era rappresentato dal petrolio, contro il restante 3,7% di altri beni. L’oro nero costituisce dunque l’unica fonte per l’importazione di beni e servizi essenziali e il crollo del suo prezzo ne sta aggravando le difficoltà di approvvigionamento, tanto che il 16 gennaio l’associazione degli industriali (Fedecámaras) ha dichiarato che le scorte basteranno solo per altri 45 giorni. E le prospettive per il futuro non sembrano essere rosee. Il Fondo monetario internazionale stima che il PIL nel 2015 calerà dell’1%, mentre l’inflazione, pur diminuendo, resterà sopra il 62%. Inoltre il Venezuela dovrà fare i conti anche con il rallentamento della riduzione della povertà che si registra in tutto il continente sudamericano, nonostante la sua performance rimane tra le migliori dell’America Latina. Il Governo sta provando a rispondere alla crisi su più fronti, consapevole che la sua risoluzione è fondamentale per fronteggiare la destra e vincere le elezioni parlamentari in programma nel 2015. La scarsità di beni nei supermercati ha indotto il Governo a razionare le scorte attraverso un rigido controllo per l’accesso ai supermercati, al fine di evitare che le persone facciano la spesa più volte o l’accaparramento per il mercato nero.  Sempre sul piano interno è stata annunciata la creazione, attraverso la rete statale di Produzione e Distribuzione di Alimenti per il Venezuela (Pdval), di migliaia di “botteghe” per distribuire “alimenti a tutto il popolo” e l’introduzione di un nuovo tasso di cambio per combattere il mercato nero dilagante e attrarre investimenti per il settore petrolifero.
    Sul fronte internazionale Maduro è appena tornato da un tour che ha avuto come tappa centrale la Russia, con la quale il Governo di Caracas ha stretto nuovi accordi per garantirsi investimenti nel settore petrolifero (in particolare nella fascia petrolifera dell’Orinoco) e intervenire sul prezzo del greggio. Resta ora da vedere se questi interventi, uniti a un eventuale rialzo dei prezzi, basteranno a far respirare l’economia di Caracas o se invece saranno necessarie riforme più incisive come la diversificazione del sistema produttivo, investimenti per migliorare le tecniche di estrazione e l’aumento del costo della benzina.

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    Il Presidente del Venezuela, Nicolás Maduro

    LO SCONTRO POLITICO NAZIONALE E INTERNAZIONALE – Nonostante gli annunci del Governo, la situazione politica interna del Venezuela resta incandescente. L’esecutivo accusa gli imprenditori vicini alla destra di aver messo in atto una vera e propria “guerra economica” attraverso l’accaparramento delle merci, al fine di scatenare e cavalcare il malcontento della popolazione. È il caso ad esempio della catena di supermercati Día Día e dell’azienda farmaceutica Farmatodo, i cui dirigenti sono stati arrestati con l’accusa di impedire la distribuzione delle merci alla popolazione. L’acuirsi della crisi ha ricompattato i partiti di opposizione che avevano sostenuto alle presidenziali del 2013 Henrique Capriles, il quale non nasconde l’obiettivo di far cadere Maduro, sostenendo che la rivoluzione bolivariana iniziata da Chávez è fallita. Ormai la spirale tra violenza dell’opposizione e repressione governativa non sembra arrestarsi in vista delle manifestazioni convocate dagli antichavisti e dell’imminente campagna elettorale. Per ora la situazione politica interna non pare incrinare l’asse tra il Venezuela e gli altri Governi del continente latinoamericano, tanto che lo scorso 4 febbraio Ernesto Samper, presidente dell’Unione delle nazioni sudamericane (Unasur), in visita a Caracas su invito di Maduro, ha ribadito il sostegno dell’organizzazione alla democrazia in Venezuela e auspicato la ripresa del dialogo politico interno, impegnandosi a valutare «raccomandazioni e prospettare alternative, il tutto in funzione del popolo venezuelano». Quello assunto dall’Unasur è un tentativo di mediazione che per ora non ha sortito effetti particolari, visto che Obama ha risposto affermando che in Venezuela la democrazia è a rischio e che gli USA appoggeranno le proteste in corso.

    Tino Colacillo

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    Un chicco in più

    La prossima tornata elettorale in Venezuela si terrà entro il 2015 e riguarderà l’Assemblea nazionale, il Parlamento monocamerale formato da 167 deputati. Nell’attuale Assemblea, eletta nel 2010, la maggioranza di 99 seggi è detenuta dal Partito socialista unito del Venezuela (PSUV), alleato con il Partito comunista del Venezuela (PCV). L’opposizione, formata da partiti di centro, centrosinistra e destra, tra i quali il partito di Capriles, riunita nella Mesa de la Unidad Democrática dispone di 65 seggi, a quali si aggiungono i due scranni del partito centrista Patria Para Todos. Alle elezioni presidenziali del 2013, le prime dopo la morte di Hugo Chávez, Nicolás Maduro ha prevalso di misura sul candidato della destra Henrique Capriles (50,61% contro 49,12%).

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    Tino Colacillo
    Tino Colacillo

    Sono nato nel 1984 in Svizzera da padre abruzzese e madre campana. Non ho ancora deciso dove voglio vivere, dunque vago a seconda del periodo, del lavoro e degli interessi. Mi sono laureato in Storia presso l’Università degli Studi dell’Aquila e mi interessano tante cose molto, forse troppo, diverse tra loro: la storia del Settecento europeo, le tematiche internazionali, la geopolitica e le politiche dell’istruzione e della formazione. E ora cerco di dare un contributo al Caffè Geopolitico.

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