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    “Sto cominciando a volare di nuovo come un condor”: così scrive Hugo Chávez sul suo profilo twitter, per rassicurare i suoi sostenitori sulle proprie condizioni di salute dopo la nuova operazione subita a Cuba. Nonostante le dichiarazioni governative, si susseguono rumors negativi sullo stato di salute del presidente venezuelano, cui resterebbe un anno di vita. A nove mesi dalle elezioni presidenziali, ci si interroga sul futuro: può esistere un chavismo senza Chávez?

    VIAGGIO CUBANO – A neanche un anno di distanza dall’operazione subita a Cuba per asportare un cancro alla prostata, Hugo Chávez è tornato sull’isola caraibica dopo aver scoperto una lesione nell’area operata a giugno. Il presidente si è dimostrato come al solito ottimista sul decorso, e ha rassicurato i suoi sostenitori sia prima della partenza che subito dopo l’operazione, attraverso vari messaggi dal suo profilo Twitter @Chávezcandanga. Negli ultimi giorni sono anche state diffuse immagini di un Chávez sorridente mentre discorre con Fidel Castro. Nonostante le rassicurazioni governative, diffuse anche dai media del paese, numerosi analisti, giornalisti e medici hanno espresso dubbi sul reale stato di salute del leader venezuelano: a questo proposito, Wikileaks riporta dispacci dell’agenzia privata di intelligence Stratfor, secondo cui i medici russi e cubani che lo hanno avuto in cura hanno prospettato al presidente un’aspettativa di vita non superiore ai due anni. Il fatto che anche in Venezuela si inizi a parlare di un chavismo senza Chávez non fa altro che alimentare i timori su un cancro ormai in fase terminale.

    UN CHAVISMO SENZA CHÁVEZ? – Numerosi media occidentali hanno posto l’accento su un breve video di VTV, dove il giornalista Miguel Ángel Pérez Pirela parla di un Chávez “fisico” già superato dal Chávez “progetto politico” e “rivoluzione bolivariana”. Di fatto, sostenendo la possibilità di un chavismo senza Chávez. Il tema effettivamente non è nuovo: numerosi settori della sinistra venezuelana, così come degli ammiratori esteri, pur riconoscendo i meriti del chavismo ne sottolineavano la pericolosa deriva personalistica e messianica, auspicando in vari casi la nascita di un progetto politico slegato dalle vicissitudini personali di un singolo personaggio. Ciononostante, il tema non è mai stato seriamente affrontato, tanto che Chávez ha spesso sostenuto di voler governare fino al 2030 o al “duemila sempre”. Ovviamente nessun delfino è mai emerso durante i 13 anni di dominio chavista, rispettando la tradizione dei movimenti personalistici. Se le voci di un cancro in fase terminale dovessero essere confermate, si aprirebbero quindi seri interrogativi sulla capacità degli orfani del chavismo di proseguire nel loro progetto politico senza il leader che di quel progetto è stato inventore, catalizzatore e incarnazione.

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    VERSO LE ELEZIONI – In questo quadro si inseriscono le prossime elezioni presidenziali, fissate per il 7 Ottobre 2012. La posta in gioco è altissima: una vittoria dell’attuale presidente permetterebbe la definitiva trasformazione del Venezuela in senso chavista, mentre una sconfitta ne segnerebbe di fatto la fine politica. Per la prima volta l’opposizione si presenta compatta all’appuntamento elettorale: dopo anni di divisioni, la MUD (Mesa de Unidad Democratica) ha svolto elezioni primarie per eleggere un candidato unico. Il vincitore, Henrique Capriles Radonsky, è forse il peggior avversario possibile per Chávez: al contrario di altri candidati, non è perfettamente identificabile con la classe medio-alta del paese né con le vecchie élites. Inoltre, si è dichiarato a favore dei programmi sociali chavisti, tanto apprezzati dalla base elettorale dell’attuale amministrazione e fra i motivi del sostegno ricevuto da Chávez in questi anni. Capriles pone piuttosto l’accento sull’insicurezza endemica nella società venezuelana, così come sulla stagnazione dell’economia, sull’inflazione galoppante e sulla critica alle politiche stataliste e personalistiche del presidente. Avvicinato da alcuni osservatori al Lulismo, appare però più vicino al centro-sinistra cileno. Quel che è certo è che Capriles rappresenta un avversario pericoloso per Chávez: nonostante gli ultimi sondaggi diano in vantaggio l’attuale presidente, non va dimenticato che la MUD strappò un sostanziale pareggio al PSUV nelle elezioni amministrative del 2010. Anche per questa ragione Chávez ha annunciato l’intenzione di lanciare un nuovo programma assistenziale, avviato con l’approvazione di un piano di assistenza per anziani al di sotto del salario minimo, al fine di garantirgli una pensione di anzianità. La partita per le elezioni si è quindi già aperta: Chávez parte in vantaggio, ma le sue condizioni di salute pongono più di un’ombra su una eventuale rielezione. Francesco Gattiglio redazione@ilcaffegeopolitico.net

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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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