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    L’Europa contro i Foreign Fighters e il proselitismo jihadista

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    A tre mesi dagli attentati di Parigi analizziamo la risposta dell’Europa in termini di misure di prevenzione contro il terrorismo e la diffusione della “radicalizzazione” tra i cittadini dell’Unione, con una particolare attenzione all’Italia.

    MAGGIORI CONTROLLI SULLA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE – Le stragi di Charlie Hebdo e del supermercato kosher di Parigi, il 7 Gennaio scorso, hanno rialzato enormemente l’interesse sul delicato problema della “radicalizzazione” dei cittadini europei. La dinamica e l’esito degli attentati ha evidenziato, tra l’altro, delle falle nel sistema di prevenzione del fenomeno terroristico sia a livello europeo sia a livello nazionale dei singoli Stati, alcuni dei quali (Regno Unito, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Danimarca e Italia) hanno subito rimesso in discussione le proprie misure di prevenzione interne, oltre a proporre la creazione di un sistema di scambio dati tra i vari servizi segreti nazionali. Dare vita ad una intelligence europea è però un progetto ambizioso, stante la riluttanza di taluni paesi a cedere parte della propria “sovranità” su un piano delicato dove l’obbligo di protezione nei confronti dei propri cittadini si confonde spesso con il perseguimento di altri interessi nazionali. Il dibattito si è invece riaperto sull’istituzione di un registro che raccolga i dati di tutti i passeggeri dei voli in transito sul territorio europeo, il PNR (Passenger Name Record) e che consentirà alle autorità nazionali l’accesso a una serie di informazioni che andranno dai dati anagrafici dei passeggeri al metodo di pagamento dei biglietti di viaggio. Questo progetto, da anni in cantiere, aveva trovato l’opposizione di taluni partiti perché ritenuto gravemente lesivo del diritto alla riservatezza, tanto da richiedere un intervento del Garante UE per la Privacy. I fatti di Parigi hanno ovviamente accelerato l’esigenza di concludere in tempi brevi (presumibilmente entro il 2015) la discussione sul progetto in questione e la sua realizzazione. Questo registro, tra l’altro, esiste già per i passeggeri dei voli in transito tra UE e Stati Uniti (promotori del progetto) in base ad un accordo che è stato ripetuto anche con Canada e Australia.

    COSA FANNO NEGLI ALTRI PAESI – Francia, Germania e Regno Unito hanno da tempo inserito nelle loro legislazioni la possibilità di sequestrare documenti di viaggio a tutti i cittadini europei sospettati di attività jihadista, mentre per i soggetti extracomunitari sono previsti il ritiro della residenza, il divieto di espatrio per motivi di sicurezza o il divieto di ingresso. La legge del Regno Unito altresì prevede, nei casi più estremi, la revoca della cittadinanza ai britannici naturalizzati, anche nel caso in cui il destinatario del provvedimento dovesse restare apolide (la Danimarca, ad esempio, lo consente solo in caso di doppia cittadinanza). Il Belgio, Paese europeo con la più alta percentuale di foreign fighters e già dotato di una legislazione specifica che definisce una serie di reati che vanno dalla partecipazione a gruppi terroristici all’addestramento paramilitare per finalità terroristiche (sia attivo che passivo), sta predisponendo misure di tipo amministrativo (sul rilascio, la sospensione e il ritiro di documenti di identità) insieme ad altre di carattere patrimoniale come il congelamento dei beni di coloro che sono sospettati di finanziare le attività dei suddetti gruppi. I Paesi Bassi hanno previsto, invece, la sottrazione dei figli minori ai cittadini sospettati di essere in procinto di partire per le zone di guerra.

    IN ITALIA– Terrorismo interno e diffusione del fenomeno mafioso hanno avuto come conseguenza la creazione di un sistema di controllo e di lotta contro l’associazionismo criminale che in parte ben può essere applicato per combattere il terrorismo jihadista. Il decreto legge n. 7 del 18 Febbraio 2015 ha comportato l’estensione di misure tipiche dei reati di mafia ai soggetti indagati e perseguiti per reati collegati al terrorismo. Sul piano investigativo rileva l’istituzione di una Procura nazionale antiterrorismo all’interno della Procura nazionale antimafia, con competenze e professionalità analoghe, in modo da rendere più agevole ed efficace il lavoro degli inquirenti delle singole procure italiane. Particolare attenzione è prevista per contrastare l’uso della rete telematica con finalità di istigazione e proselitismo verso la causa jihadista, per questo motivo il decreto prevede un aumento della pena per i reati in questione quando commessi attraverso internet.

    Gruppo-Intervento-Speciale

    Membri del Gruppo Intervento Speciale (GIS) dei Carabinieri

    PROSELITISMO IN RETE: VERSO LA BLACK LIST– La Polizia postale dovrà poi istituire ed aggiornare una lista nera di tutti i siti web sospetti, mentre i gestori di servizi di connessione potranno essere obbligati ad inibirne l’accesso su ordine dell’autorità giudiziaria e/o a rimuoverne i contenuti in tutto o in parte (in caso contrario, il pubblico ministero procederà nelle forme del sequestro preventivo “bloccando” il sito sospetto). Al riguardo bisogna considerare che se il sito web è ospitato da un gestore estero, sarà necessaria una rogatoria internazionale, quindi la cooperazione con il Paese straniero in cui ha sede il fornitore del servizio, per agire attivamente sul sequestro dei contenuti, che però potranno sempre essere resi inaccessibili agli utenti che si collegano dal territorio italiano. Risulta evidente quanto sia importante il lavoro della Polizia postale, che già da anni monitora 24h su 24 la rete, collaborando con le altre polizie europee e statunitensi, oltre che con Interpol ed Europol. Lavoro particolarmente delicato, in quanto la Polizia è chiamata ad evitare il più possibile l’intervento dell’autorità giudiziaria in modo tale da poter seguire l’evoluzione di ogni singola cellula ed evitare di disperdere le informazioni ottenute. Minori limitazioni alle intercettazioni, legittimando l’acquisizione dei dati presenti in un sistema informatico anche da remoto –“remote computer searches” (per maggiori informazioni si veda “Un chicco in più”) e immunità più estese per gli agenti segreti stranieri operanti in Italia completano il pacchetto-sicurezza.
    L’adozione di queste misure inevitabilmente comporterà l’adeguamento della normativa sul diritto alla riservatezza disciplinata dal Codice della Privacy, che dovrà essere parzialmente revisionato, specialmente nella parte in cui già ammette, seppur entro certi limiti, l’utilizzo dei dati personali per finalità di polizia.

    Marco Morselli 

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    Un chicco in più

    Per quanto attiene alla possibilità di acquisire dati informatici tramite “remote computer searches” e all’utilizzo di software speciali come captatori occulti, il Presidente del Consiglio pochi giorni fa ha chiesto e ottenuto lo stralcio del relativo testo dal decreto, in modo da poterlo ridiscutere ed inserire in un nuovo decreto dedicato interamente alle intercettazioni, stante il macroscopico conflitto con la normativa sulla Privacy.

    Per ulteriori approfondimenti, trovate qui il testo del decreto.

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