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    Introdotta nel 2004, la Politica Europea di Vicinato (PEV) mira alla creazione di un rapporto privilegiato tra l’Unione e 16 Paesi con essa confinanti. Attraversato un primo momento di riforma nel 2011, la Commissione sta tentando di rinnovarla ulteriormente.

    LA PEV IN BREVE – Nel 2003, in vista dell’importante allargamento che avrebbe interessato l’Unione Europea l’anno successivo, gli Stati membri hanno deciso di avviare un percorso di cooperazione con i Paesi che sarebbero diventati i geograficamente più prossimi a seguito dell’ampliamento dei confini. Il 2004 ha visto dunque l’inizio ufficiale della Politica Europea di Vicinato, pensata come strumento che, instaurando una relazione privilegiata tra i Paesi coinvolti e l’Unione, avrebbe consentito sviluppo, stabilità e sicurezza nelle aree interessate.

    Attraverso la PEV, dunque, l’Unione fornisce supporto e assistenza negli ambiti:

    • Politico-sociale, con la promozione del buon governo, della rule of law (preminenza del diritto – ndr), del rispetto dei principi democratici e dei diritti umani.
    • Economico, basato sull’affermazione dei principi di libero mercato e sviluppo sostenibile

    Elemento chiave per il funzionamento della PEV sono gli accordi bilaterali – definiti Piani di azione e attivi per dodici Stati – che esplicitano da una parte gli interessi dell’Unione nei vari Paesi coinvolti, e dall’altra capacità e bisogni di questi ultimi. Stabilendo una serie di obiettivi e riforme che ciascuno Stato intende raggiungere nel medio-lungo periodo (da 3 a 5 anni), i Piani di azione sono di fatto lo specchio del grado di cooperazione che i vari Paesi intendono mantenere. Sarà in base a questi che l’Unione calibrerà il livello di assistenza da fornire a ciascuno Stato affinché possa avvicinare i propri standard politici a quelli europei e avviare riforme che rilancino l’economia. La Commissione e il Servizio Esterno, attraverso la redazione di Progress Report approvati annualmente, monitorano e rendono pubblico lo stato della collaborazione con i singoli Paesi. Il tutto viene completato da accordi su base regionale (vedi tabella).

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    [tab_title] I Paesi coinvolti [/tab_title]
    [tab_title] Partenariato orientale [/tab_title]
    [tab_title] Partenariato meridionale [/tab_title]
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    I Paesi coinvolti nella Politica di Vicinato sono sedici:

    • A est: Armenia, Azerbaijan, Georgia, Moldova, Ucraina e Bielorussia.
    • A sud: Algeria, Marocco, Tunisia, Libia, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Palestina e Siria.

    N.B. I Paesi sottolineati sono quelli che, ad oggi, non hanno ancora stipulato un Piano di azione

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    Introdotta nel 2008, la Eastern Partnership, si articola su quattro piattaforme tematiche: democrazia, buon governo e stabilità; contatti tra i popoli; integrazione economica e convergenza con le Politiche dell’Unione; sicurezza energetica. Nel 2010 sono inoltre state avviate cinque “iniziative faro”: gestione integrata delle frontiere, strumento per le piccole e medie imprese, integrazione legata al mercato dell’energia (elettricità, efficienza energetica, uso delle fonti energetiche rinnovabili), promozione del buon governo in materia ambientale, prevenzione e gestione delle calamità naturali e causate dall’uomo. Il programma vede la cooperazione dei vertici europei e dei vari Paesi con il Forum per la Società Civile e l’Assemblea parlamentare EURONEST.

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    L’Unione per il Mediterraneo è stata formalizzata nel 2008, e rappresenta l’erede del Partenariato euro-mediterraneo EUROMED. Con sede a Barcellona, si configura come una partnership multilaterale ben più ampia dei confini PEV, visto che a questa aderiscono 43 Paesi. Il tratto caratteristico è dato dalla co-presidenza, usualmente assegnata a un Paese dell’area europea e uno dell’area mediterranea – attualmente la stessa Unione Europea e la Giordania. Ruolo rilevante ricoprono anche i Senior Officials provenienti dai vari Ministri degli Affari esteri, che si riuniscono regolarmente per gestire le attività. Le principali iniziative di cooperazione riguardano: disinquinamento del Mediterraneo, costruzione di autostrade terrestri e marittime, rafforzamento della protezione civile, varo di un piano solare mediterraneo, sviluppo di un’università euromediterranea e sostegno alle piccole e medie imprese.

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    I rappresentanti di Armenia ed Unione Europea si incontrano in occasione dell’Armenia-EU Cooperation Council

    AREE DI AZIONE E ATTORI – Le specifiche aree in cui sono stati avviati dei progetti di cooperazione con gli Stati coinvolti sono molteplici: piccole e medie imprese, controllo della finanza pubblica, procurement pubblico, competizione, dogane, tassazione, commercio, agricoltura, protezione dei consumatori, salute, statistica, protezione civile, cambiamento climatico, ambiente, pesca e mare, diritti sulla proprietà intellettuale, spazio, istruzione e cultura, giovani, occupazione, trasporti, comunicazione, mobilità, giustizia e affari interni, ricerca, energia, sanità. La gestione della PEV sul versante europeo coinvolge diversi soggetti. Un ruolo di primo piano è dato all’Alto Rappresentante – supportato come sempre dal Servizio Esterno – e al Commissario europeo per la Politica europea di vicinato e le negoziazioni sull’allargamento (attualmente l’austriaco Johannes Hahn) – coadiuvato dalla corrispondente Direzione Generale. Questi collaborano attivamente con gli altri Commissari e Direzioni generali competenti per materia, così come con la Banca Europea per gli Investimenti e la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo – che erogano i finanziamenti.

    IL PROCESSO DI RIFORMA: 2011… – Dal 2011 si è deciso di dare un nuovo slancio alla PEV cercando di rafforzarla e renderla più vicina alle particolari esigenze di ciascun Paese. Innanzitutto, dunque, si è scelto di perseguire una maggiore differenziazione, stabilendo progetti ben dettagliati e specifici per ogni Paese, in modo da poter rendere la collaborazione – e i finanziamenti – ancora più efficaci. In aggiunta, sulla scia delle “Primavere arabe” si scelto di puntare molto sulla democratizzazione – ad esempio in termini di lotta alla corruzione, indipendenza della magistratura, svolgimento di elezioni libere e competitive, inclusione delle minoranze, controllo delle Forze Armate ad opera delle Istituzioni democratiche – anche attraverso il coinvolgimento strutturato delle organizzazioni della società civile.  Per incentivare questo processo e l’allineamento con gli standard dell’Unione è stata introdotto il meccanismo more for more (più per più): maggiore sarà l’impegno verso le riforme da parte di ciascun Paese, maggiori saranno i benefici che questo potrà trarre dalla PEV in aggiunta a quelli di base. Oltre all’accesso a finanziamenti più cospicui, questi Stati potranno anche essere coinvolti in particolari accordi commerciali che ne favoriscano l’inclusione e in programmi atti ad incentivare la mobilità dei cittadini.

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    Un’immagine dalla conferenza stampa della Riunione ministeriale informale di Barcellona, 13.04.2015

    …E 2014 – Lo scorso anno, in vista della scadenza del pacchetto di finanziamenti valido per il periodo 2007-2013, la Commissione ha approvato i progetti che saranno sostenuti fino al 2020 (con opportunità di revisione nel 2017) e per i quali è previsto un budget di 15,4 miliardi di euro. A questo scopo, è stato introdotto il nuovo Strumento Europeo per il Vicinato (ENI), che rafforza il principio di differenziazione, prevedendo l’avvio di programmi ombrello per un valore equivalente al massimo al 10% del valore dell’intero programma e introduce la possibilità di modificare le allocazioni bilaterali di massimo il 20%. Attraverso l’ENI si supportano:

    • I programmi bilaterali tra Unione e Paesi vicini – ognuno dei quali si concentrerà su specifici programmi inerenti tre settori prioritari generali;
    • I programmi regionali per gli Stati dell’area sud e dell’area est;
    • Un più ampio programma PEV indirizzato, tra gli altri, al finanziamento dei programmi ombrello precedentemente citati;
    • La cooperazione transfrontaliera tra i Paesi membri e quelli PEV.

    All’avvio del nuovo programma si accompagna l’inclusione dei sedici in un numero maggiore di programmi europei, come Erasmus+, Galileo e il Fondo per l’asilo e le migrazioni.

    GLI ULTIMI SVILUPPI – Il processo di riforma della PEV non riguarda solo il metodo di finanziamento. A partire dal 2011, infatti, la situazione ai confini dell’Unione è stata in costante evoluzione – e in alcuni casi anche involuzione. Se da una parte la PEV ha consentito di aiutare alcuni Paesi – Tunisia in testa – nel loro processo di transizione democratica, si è rivelata insufficiente nel supporto ad aree più instabili – come l’Ucraina, e, parzialmente la Libia. La Commissione Juncker si è dunque posta come obiettivo da raggiungere entro la fine del 2015 una ulteriore, profonda revisione della PEV. In particolare – anche attraverso una consultazione pubblica che sarà attiva fino al 30 Giugno prossimo – si cercherà di agire su quelli che sono stati evidenziati come punti critici della PEV, primo tra tutti il fatto che questa sia “appetibile” solo per alcuni Paesi, mentre altri la additano come un mero tentativo di ingerenza dell’Unione nei loro affari interni. In particolare, si analizzerà la possibilità di rendere la PEV più flessibile, sia a livello di framework (l’idea è quella di crearne due diversi in base all’area cui sono indirizzati) che a livello di strumenti e programmi (con la valutazione di una estensione anche ai “vicini dei vicini”). Un ulteriore passaggio di rilievo riguarderà l’opportunità di aumentare il coinvolgimento degli Stati membri e di integrare in ambito PEV le misure di gestione delle crisi e dei conflitti che vengono ad oggi approvate in ambito della Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC) e della Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PSDC).

    Giulia Tilenni

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    Un chicco in più

    Gli interessi italiani per l’implementazione di alcune specifiche politiche PEV sono molto forti soprattutto in area euromediterranea. In particolare, questi riguardano il sostegno alle piccole e medie imprese, la collaborazione di sicurezza (soprattutto nell’ambito delle Guardie Costiere) e lo sviluppo di infrastrutture nell’area.

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    Giulia Tilenni
    Giulia Tilenni

    Laureata magistrale in Relazioni Internazionali a Bologna – dove ha anche completato il Master in Diplomazia e Politica Internazionale, che l’ha portata a Francoforte sul Meno per un tirocinio di ricerca di tre mesi. Dopo una tesi in Studi strategici che analizza l’intervento militare in Libia del 2011 e una ricerca sui velivoli a pilotaggio remoto, è entrata a far parte del Caffè Geopolitico nel team Miscela Strategica.

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