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venerdì 30 Ottobre 2020
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    La crisi dell’industria turistica in Vietnam

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    Il periodo di difficoltà che il settore turistico vietnamita sta affrontando non sembra dare cenno di arrestarsi. A maggio, salvo inversioni di rotta, la crisi che ha colpito l’industria turistica dello Stato del Sud-est asiatico compirà un anno esatto. Dopo anni di crescita dell’industria turistica nazionale, il Vietnam si trova oggi ad affrontare la dura realtà dei dati che risultano costantemente negativi rispetto alle performance registrate mensilmente appena l’anno precedente. Se nel 2014, forte dei dati positivi registrati almeno nel primo quadrimestre, il settore turistico aveva comunque chiuso in positivo mostrando segnali di crescita, il primo quadrimestre del 2015 ha prospettato uno scenario ben diverso.

    I DATI DEGLI ULTIMI DODICI MESI – I dati forniti dall’Ufficio Nazionale di Statistica della Repubblica Socialista del Vietnam mostrano che, nei primi quattro mesi di quest’anno, i visitatori stimati sono stati 2,7 milioni con un calo del 12,2% rispetto allo stesso periodo del 2014. Regionalmente, a ridurre il numero di visitatori che hanno raggiunto il Vietnam sono stati la Cina (con un calo del 33,2%), la Malesia, la Cambogia, la Thailandia, il Laos, l’Indonesia e Taiwan.

    Minore sembra essere stato il calo dei turisti provenienti dall’Europa (l’Ufficio di Statistica Nazionale del Vietnam inserisce in questa sezione anche la Federazione Russa): nei primi quattro mesi dell’anno, il calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno si attesta intorno all’8,4%. I Paesi da cui tradizionalmente giunge il maggior numero di visitatori (Russia, appunto, ma anche Francia e Regno Unito) sono anche quelli che nei primi quattro mesi dell’anno presentano una percentuale in calo rispetto al 2014.

    Il grafico mostra plasticamente come, a partire da Giugno 2014, il numero di turisti giunti in Vietnam sia stato costantemente inferiore ai visitatori dell'anno precedente| Unità di misura: 1000| Dati: Ufficio Statistico Nazionale del Vietnam| Elaborazione dati: Erasmo Indolino per Il Caffè Geopolitico
    Il grafico mostra plasticamente come, a partire da Giugno 2014, il numero di turisti giunti in Vietnam sia stato costantemente inferiore ai visitatori dell’anno precedente| Unità di misura: 1000| Dati: Ufficio Statistico Nazionale del Vietnam| Elaborazione dati: Erasmo Indolino per Il Caffè Geopolitico

    LA CRISI DEL RUBLO E I PROBLEMI CON LA CINA – Ogni mese, alla divulgazione dei dati sulle stime dei visitatori, gli organi di informazione e di stampa vietnamita pubblicano numerosi articoli in cui individuano ripetutamente due principali cause della diminuzione dei turisti. La prima delle esse è individuata nella svalutazione del rublo e nella crisi economica della Russia. Pur non essendo tra i principali mercati di provenienza di turisti che visitano il Vietnam, la Russia ha registrato per anni un interesse crescente nei confronti dello Stato del Sud-est asiatico, a tal punto da registrare il più alto tasso di crescita rispetto ai turisti provenienti da altre aree del mondo. Questo trend di crescita durato molti anni (in meno di dieci anni il numero di turisti russi in Vietnam è aumentato di oltre il 1000%) si affianca all’altrettanto rilevante dato secondo cui i turisti russi, almeno fino al 2013, erano coloro che spendevano giornalmente più di tutti gli altri turisti. Risulta dunque comprensibile come la svalutazione del rublo abbia sortito come effetto collaterale quello di contribuire a danneggiare il settore turistico vietnamita che, come si proverà più avanti a descrivere, nel corso degli anni ha puntato molto (e forse anche troppo) sui visitatori provenienti dalla Federazione Russa.

    ho chi minh monument foto

    Fig. 1 – Il monumento a Ho Chi Minh

    La seconda causa addotta dagli organi di informazione ha a che fare con la Cina. Come già visto, nonostante i numeri segnalino un calo delle loro presenze, i visitatori cinesi restano tuttora il più grande bacino turistico da cui attinge il settore. Si stima che solo nello scorso anno (quando appunto la crisi ha avuto inizio) i visitatori provenienti dalla Repubblica Popolare Cinese siano stati poco meno di due milioni, ben oltre il doppio dei sudcoreani. I primi mesi del 2014, inoltre, hanno permesso che per quanto riguarda gli arrivi dei turisti cinesi si potesse parlare di una lieve crescita (due percento circa) rispetto all’anno precedente, sebbene con percentuali minori rispetto al trend positivo che si registrava in passato. A far causare l’inversione di tendenza avrebbe contribuito il raffreddamento delle relazioni politico-diplomatiche tra la Cina e il Vietnam a seguito delle attività di estrazione da parte della piattaforma petrolifera cinese Haiyang Shiyou 981 al largo delle isole Paracel. Tale evento ha ravvivato uno storico sentimento anti-cinese da parte dei vietnamiti che a partire da Maggio dello stesso anno si sono resi protagonisti di proteste organizzate da Nord a Sud del Paese. All’epoca dei fatti, la stampa nazionale non mancò di riportare come le autorità vietnamite siano intervenute per provare a porre fine ad atteggiamenti di aperta ostilità da parte di esercenti locali che, negli hotel così come nei caffè, si rifiutavano apertamente di servire la clientela di nazionalità cinese. Non sembra dunque una semplice casualità la corrispondenza tra le rivolte di Maggio e l’inizio della crisi del settore turistico vietnamita.

    LE FRAGILITÀ DELL’INDUSTRIA TURISTICA VIETNAMITA – Al di là di questi fattori esogeni rispetto all’industria turistica del Vietnam, sembra tuttavia che eventi esterni come la crisi del rublo o il raffreddamento politico-diplomatico con la Repubblica Popolare Cinese non abbiano fatto altro che rendere più evidenti le fragilità del sistema turistico dello Stato del Sud-est asiatico. Il Vietnam ha evidentemente costruito un sistema turistico troppo rigido per potersi autocorreggere a seconda dei nuovi trend. Il flusso crescente di turisti provenienti dalla Federazione Russia, ad esempio, ha contribuito a creare dei casi paradossali. La località di Nha Trang, situata nel Vietnam meridionale, ne rappresenta un caso esemplare poiché la cittadina balneare ha investito così tanto nell’attrazione dei visitatori russi da essersi concessa il lusso di trascurare turisti di altre nazionalità. Personale con conoscenza della lingua russa, insegne dei negozi e menù dei ristoranti scritti in alfabeto cirillico hanno sicuramente favorito l’afflusso di quei turisti che nel corso degli anni erano stati individuati come target. Tuttavia, nel momento in cui i visitatori russi hanno cominciato a diminuire, le strutture ricettive si sono rese conto di incontrare enormi difficoltà nel richiamare l’attenzione e l’interesse di turisti di altre nazionalità: tra le cause, infatti, vi sarebbe l’eccessivo snaturamento della località stessa che avrebbe perso molto della propria autenticità.

    La ricerca di un turismo di massa a tutti i costi ha fatto anche mettere in secondo piano l’attenzione alla sostenibilità ambientale. Per esempio, l’invasione incontrollata (ed anzi, incoraggiata) di turisti presso la baia di Ha Long, nel Nord del Vietnam, ha contribuito anche ad aumentare il livello di inquinamento della baia rovinata da rifiuti che galleggiano sulle acque. Un altro esempio emblematico della miopia mostrata dalle autorità vietnamite è costituito dal progetto, fortunatamente naufragato grazie ad alcune proteste dei cittadini vietnamiti e dallo sconcerto internazionale, riguardante la grotta di Son Doong: se il clamore suscitato non avesse fermato tale progetto, le autorità vietnamite avrebbero dato il via libera alla costruzione di una rete di funivie all’interno del parco nazionale di Phong Nha-Ke Bang che avrebbe condotto direttamente all’interno  della grotta naturale più grande esistente al mondo, danneggiando il sito in modo irreversibile pur di  attirare un maggior numero di visitatori. È evidente e comprensibile, come pure scrivono alcune testate nazionali nascondendosi dietro alle dichiarazioni rilasciate da turisti intervistati, che un atteggiamento così invasivo da parte delle autorità vietnamite nei confronti delle bellezze paesaggistiche dello Stato del Sud-est asiatico contribuisca a spingere i turisti a preferire mete più incontaminate della zona, come Laos, Cambogia e Myanmar.

    son doong foto

    Fig 2. – Le grotte di Son Doong

    ITALIA IN CONTROTENDENZA: MODELLI VINCENTI – Oltre alla Cina (con le criticità mostrate in precedenza), a livello regionale a fare da traino al settore turistico vietnamita vi è la Corea del Sud. Volgendo invece lo sguardo sui flussi di turisti internazionali provenienti dall’Europa, i dati forniti dall’Ufficio Nazionale di Statistica del Vietnam mostrano come l’Italia vanti il tasso di crescita maggiore (pari al 5%) rispetto agli altri Paesi considerati, superando quindi la Germania che è l’unico altro Paese europeo che vede aumentare i turisti diretti verso la Repubblica Socialista del Vietnam.

    I turisti di nazionalità italiana rappresentano una quota molto piccola dei visitatori che annualmente giungono in Vietnam, tant’è che nel 2014 l’Italia non figurava nemmeno tra i maggiori venti Paesi del mondo per numero di turisti arrivati nello Stato del Sud-est asiatico. Tuttavia, l’interesse crescente da parte degli italiani nei confronti di questo territorio rappresenta una delle opportunità che il settore turistico nazionale si trova a poter raccogliere. A poter sfruttare maggiormente l’occasione sembrano essere quei pochi addetti al settore che, contrariamente alla rigidità di molti, hanno puntato sulla diversificazione. Questi tour operators e queste agenzie di viaggio stanno riuscendo ad aggirare la crisi del settore puntando sul turismo di nicchia, sulla qualità, sulla diversificazione e sulla personalizzazione dell’offerta. Che sia questa una delle chiavi di volta per superare l’attuale impasse che sta attraversando il settore turistico vietnamita? Al momento, sembra prematuro sventolare panacee. Tuttavia, se lo scenario internazionale con le sue congiunture sfavorevoli non dovesse migliorare a breve a favore dell’industria turistica vietnamita, gli addetti al settore saranno chiamati a cominciare innanzitutto dallo sviluppo di analisi più profonde e mature di quelle offerte nell’ultimo anno.

    Erasmo Indolino

    [box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Un chicco in più

    Nel 2014, il noto portale web di viaggi Tripadvisor ha incoronato la città portuale di Da Nang in cima alla lista delle dieci località turistiche “top emerging” al mondo. Quest’anno, lo stesso portale online ha invece inserito Hanoi in quarta posizione tra le venticinque migliori destinazioni scelte dagli iscritti al sito internet. La capitale del Vietnam ha così scalzato mete europee come Londra e Praga.[/box]

    Foto: pontfire

    Foto: travelinknu

    Foto: picturec

    Erasmo Indolino

    Ha conseguito una Laurea specialistica in Relazioni e Istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale con una tesi in International Political Economy riguardante “L’evoluzione delle politiche industriali nella provincia cinese del Guangdong”, affrontando il dibattito sulla middle-income trap e soffermandosi sulle dinamiche di delocalizzazione delle imprese dalla Cina meridionale al Sud-est asiatico.
    Ha studiato alla Shanghai International Studies University e ha svolto attività di studio presso la Hanoi University. Segue con passione le economie emergenti che si inseriscono nella divisione regionale del lavoro in Asia Orientale.

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