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giovedì 29 Ottobre 2020
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    Macedonia: il mostro del nazionalismo in un week end di guerra

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    In 3 sorsi – Il 9 e 10 maggio la città di Kumanovo è stata teatro di uno scenario di guerra che ha rievocato i conflitti etnici nei Balcani. Durante gli scontri sono morti 8 poliziotti macedoni e 14 combattenti dell’UCK. Da più parti si pensa che l’episodio sia un tentativo del Governo macedone per distogliere l’attenzione dalle proteste a Skopje. In 3 sorsi.

    1. WEEKEND DI GUERRA – Lo scontro, cominciato nel quartiere a maggioranza albanese di Divo Naseljem, a Kumanovo, nel Nord della Macedonia (al confine con il Kosovo e la Serbia) sembra il preludio di una crisi con pericolose conseguenze. Kumanovo ha rivissuto per due giorni i toni delle guerre balcaniche degli anni Novanta. Le violenze sono durate per 30 ore e si sono registrati 8 agenti morti e almeno altri 37 feriti, mentre 14 paramilitari kosovari dell’UCK sono stati uccisi e una trentina arrestati, come dichiarato dal il Ministero degli Interni macedone. L’attacco, sempre secondo il portavoce del dicastero, sarebbe da attribuirsi a «forze terroristiche di una Paese vicino» (il riferimento è al Kosovo), che si sarebbero introdotte nella città per destabilizzare la Macedonia. La polizia è intervenuta circondando il quartiere ed evacuando i civili. Per il momento sembra che si sia ristabilito l’ordine pubblico.

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    La devastazione dopo gli scontri di Kumanovo

    2. ‘WATERGATE’ IN SALSA MACEDONE – Da mesi l’opinione pubblica macedone è scossa dalle dichiarazioni del leader dell’opposizione Zoran Zaev, il quale ha annunciato di essere in possesso di informazioni che potrebbero spingere il Governo di Gruevski alle dimissioni. Si tratterebbe di notizie su pratiche corruttive che avrebbero visto coinvolto il premier macedone in prima persona. Gruevski da parte sua ha replicato che le dichiarazioni di Zaev sono motivate dal tentativo di un vero e proprio colpo di Stato sostenuto dai servizi segreti di un attore estero. In un tira e molla che è durato mesi interi i media e l’opinione pubblica macedone si sono spaccati in pro e contro il Governo. Gruevski non ha nessuna intenzione di dimettersi, accusando anzi Zaev di essere l’uomo dei servizi segreti stranieri che cercano di indebolire la sovranità macedone. Tutto questo fino al 5 maggio, con quanto lo stesso Zaev ha chiamato la «», cioè la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche sul caso di un giovane macedone picchiato e ucciso da un poliziotto. Secondo i documenti di Zaev le Autorità macedoni avrebbero operato per insabbiare tutto. Il fratello della vittima ha chiesto ai concittadini di unirsi a lui e protestare sotto la sede del Governo, chiedendone le dimissioni. Durante le contestazioni la situazione è precipitata e ci sono stati degli scontri tra le Forze dell’ordine e i manifestanti.

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    La manifestazione contro il Governo del 17 maggio

    3. NAZIONALISMO MACEDONE – Il caos creato ha portato verso la strada che sa percorrere meglio, il nazionalismo. Ormai da dieci anni alla guida della Macedonia, il Primo Ministro ha tra i propri cavalli di battaglia la protezione dell’identità nazionale nei confronti dei greci, la paura della scissione dei territori abitati dalla minoranza etnica albanese e l’assimilazione da parte dei bulgari. Questa linea ha allontanato la Macedonia dall’integrazione europea e dalla NATO: il Paese è candidato ormai da 10 anni, ma il veto della Grecia per la vicenda del nome allontana una soluzione. La questione albanese, però, sarebbe stata risolta con gli Accordi di Ocrida nel 2001, secondo i quali il Governo macedone riconosce l’albanese come lingua co-ufficiale e incrementa la partecipazione degli albanesi nelle Istituzioni, nelle forze di polizia e nell’esercito.
    La crisi governativa dell’ultimo periodo si è spostata verso lo scontro etnico, finora evitato in parte da un fragile equilibrio. Questa turbolenza rischia di far precipitare la situazione, ma l’unica vittima rimane il popolo macedone, che nelle sue etnie è strumentalizzato da una élite politica che vuole il conflitto per fini personali. La comunità internazionale è intervenuta con note di protesta contro la classe politica in generale, chiedendo al Governo di Gruevski di fare chiarezza il prima possibile. Nel frattempo la capitale Skopje è stata teatro di due imponenti manifestazioni. La prima, domenica, ha visto protagonisti i partiti di opposizione guidati da Zaev, il quale ha promesso che la piazza resterà mobilitata davanti alla sede del Governo fino a quando Gruevski non si dimetterà. Le agenzie di stampa parlano di un numero di quasi 100mila persone con le bandiere di tutte le etnie che compongono la Macedonia. Lunedì è stato invece Gruevski a raccogliere i propri sostenitori di fronte al Parlamento in risposta alla manifestazione del giorno prima, dichiarando che lui e la Macedonia non si arrenderanno ai ricatti. Martedì i leader delle formazioni principali sono partiti per Strasburgo per un round di colloqui con la mediazione dell’UE. Basterà?

    Juljan Papaproko

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

    Per seguire la posizione di Bruxelles sulla crisi in Macedonia è possibile consultare la pagina della Delegazione europea nel Paese. [/box]

     

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    Juljan Papaproko
    Juljan Papaproko

    Juljan Papaproko è nato a Tirana. Laureato in Scienze Politiche a Torino con una tesi sulla Guerra del Kosovo. Collabora con diverse testate giornalistiche in Italia e in Albania. Il suo centro di interesse è l’Europa e i Balcani, binomio difficile ma affascinante. Diverse esperienze di vita a Torino, Firenze, Parigi, Bruxelles e Berlino. Condivide con il Caffè la stessa passione per la geopolitica.

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