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    La Grande Muraglia di Hong Kong

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    L’insolita migrazione di donne cinesi intenzionate a partorire a Hong Kong sta provocando il malcontento tra i residenti e i Mainlanders. Leung, il neo eletto Capo dell’Esecutivo, vuole fermare “l’invasione”, forse: il proposito è quello di sbarrare le porte alle madri non residenti. Le intenzioni sono serie o è solo propaganda politica?

    CALAMITA’ BIBLICA? – “Hong Kong è invasa dalle locuste!”. Così esordisce il manifesto pubblicato dal quotidiano locale Pingguo Ribao; ma non si riferisce ad una inaspettata calamità biblica, bensì al notevole flusso di donne cinesi incinte che scelgono di partorire ad Hong Kong pur non essendo residenti. “L’invasione” non è dovuta solo alle migliori condizioni sanitarie che offrono gli ospedali del “porto profumato”, ma soprattutto alla possibilità per i propri figli di ottenere il diritto di residenza. Nel 2011 i bambini nati a Hong Kong da genitori non residenti sono stati più di 36.000, cifra destinata a scendere intorno a 25.000 nel 2013.  L’esperienza coloniale ha inciso profondamente sul piano culturale oltre che politico ed economico, rendendo Hong Kong diversa dal resto della Cina. L’ex colonia è oggi una Regione ad Amministrazione Speciale cinese (HKSAR), tuttavia la migrazione delle mamme” ha risvegliato i vecchi risentimenti nei confronti del Mainland. Il manifesto citato descrive perfettamente lo stato d’animo dei cittadini di Hong Kong: “Volete spendere 1.000.000 di HK$ ogni 18 minuti per crescere un bambino i cui genitori non sono residenti? Cittadini di Hong Kong, ne abbiamo abbastanza! Poiché capiamo che voi (cinesi) siete minacciati dal latte in polvere contaminato, vi abbiamo permesso di venire e accaparrarvi il nostro; poiché capiamo che non avete diritti, vi abbiamo ospitato liberamente a Hong Kong, poiché capiamo che il vostro sistema educativo è indietro, abbiamo condiviso le nostre risorse educative con voi; poiché sappiamo che non leggete il cinese tradizionale, abbiamo utilizzato quello semplificato. Per favore rispettate la nostra cultura quando venite ad Hong Kong, se non fosse per Hong Kong sareste fregati. Chiediamo fortemente al governo di rivedere l’articolo 24 della Basic Law! Poniamo fine all’invasione senza fine delle donne incinta non residenti provenienti dal Mainland!”. LA RISPOSTA DI LEUNG – Il malcontento che serpeggia nella città sembra essere stato ascoltato da Leung Chun-Ying, il nuovo Chief Executive, la cui investitura avverrà il prossimo primo luglio. Leung ha stabilito il suo primo obiettivo: impedire alle donne del Mainland non sposate con residenti di partorire negli ospedali privati dell’ex colonia; qualora tale divieto non sia rispettato, potrebbe non essere garantito ai loro figli il diritto di residenza. Leung non ha specificato di quali strumenti legali voglia servirsi, se di una diversa interpretazione del testo quasi-costituzionale di Hong Kong oppure di altri mezzi legali. Inoltre, il neo-eletto Capo dell’Esecutivo ha affermato di non voler interferire con l’attività dell’attuale amministrazione, ma solo indicare quale sarà il primo punto dell’agenda politica una volta preso l’incarico.   La scelta di Leung è stata prontamente criticata da Alan Lau Kwok-lam, Segretario dell’Associazione degli Ospedali Privati di Hong Kong, secondo il quale la politica di Leung provocherebbe la chiusura di molti degli ospedali da lui rappresentati.   

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    PAROLE O FATTI? – La dichiarazione del nuovo Chief Executive non convince per due ragioni: il Capo dell’esecutivo di Hong Kong è scelto da un Election Committee controllato da Pechino e le sue scelte politiche sono sempre conformi ai dettami del Partito Comunista Cinese (PCC), pertanto non gode tradizionalmente di grande consenso. A ciò si aggiunga che per anni il PCC  ha inviato occultamente suoi funzionari con famiglia al seguito per fare propaganda, spiare i cittadini e accelerare il processo di “cinesizzazione” dell’ex colonia. Per quale motivo il Chief Executive, e quindi il PCC, dovrebbe impedire “l’invasione delle locuste” quando in questi anni non ha fatto altro che stimolare una migrazione dal Mainland per controllare Hong Kong? E’ alquanto probabile che la dichiarazione di Leung sia solo un espediente temporaneo per calmare gli animi degli Hongkongers e che non sia seguita da un seria manovra politica.   L’unica cosa certa è che in questi mesi le proteste dei residenti contro il governo locale e nazionale sono sempre più vibranti. Fermare (veramente) “l’invasione delle locuste” permetterebbe a Leung di cominciare il mandato con un pizzico di credibilità in più. Giorgio Cuscito redazione@ilcaffegeopolitico.net

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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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