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venerdì 18 Giugno 2021

Cina, sanzione fa rima con tensione

In breve

  • Il blocco occidentale, capitanato da USA e Unione Europea, ha sanzionato alcuni funzionari cinesi per le politiche di Pechino attuate a Hong Kong, Taiwan e nella regione dello Xinjiang.
  • La Cina ha replicato, imponendo sanzioni nei confronti di alcuni parlamentari europei e ricercatori accademici.
  • Berlino e Roma hanno convocato i rispettivi ambasciatori cinesi, mentre Pechino ha richiamato l’ambasciatore UE.

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In 3 sorsi – USA e Unione Europea, insieme a Canada e Regno Unito, hanno sanzionato la Cina: la risposta di Pechino non si è fatta attendere e ora le tensioni hanno bloccato i lavori del CAI. 

1. SANZIONI UE E USA CONTRO LA CINA

È un periodo di tensione quello instauratosi tra il blocco occidentale e la Cina: già durante il primo giorno del recente meeting tra Stati Uniti e Cina tenutosi ad Anchorage in Alaska le due superpotenze non si erano tirate indietro. Da una parte gli USA avevano accusato la Cina per le sue politiche repressive nei confronti di Hong KongTaiwan, nonché per la situazione critica nello Xinjiang. Pechino aveva invece ribattuto che nemmeno Washington possiede un curriculum impeccabile per ciò che concerne i diritti umani, il problema delle armi e l’imposizione del proprio dominio con l’uso della forza.
Quello che era sembrato uno scontro duro, ma molto diretto e franco, si è poi trasformato successivamente in una battaglia di sanzioni: gli Stati Uniti rifacendosi all’HKAA, una normativa approvata dal Senato statunitense volta a sanzionare Pechino per le sue politiche attuate ad Hong Kong, hanno imposto sanzioni nei confronti di 24 funzionari di Pechino e Hong Kong, tra i quali spicca Wang Chen, membro del Politburo

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Fig. 1 – Il Presidente Joe Biden ha sottolineato la necessità del rispetto dei diritti umani da parte di Pechino

2. LE RITORSIONI DI PECHINO

Contro Pechino si sono poi aggiunti CanadaRegno Unito e Unione Europea (per la prima volta dal 1989) con sanzioni rivolte a funzionari cinesi e ad alcune industrie presenti nello Xinjiang: secondo le indagini di diverse organizzazioni internazionali (Human Rights Watch, ad esempio, o Amnesty International, che già nel 1999 si occupava del caso) da anni la Cina viola i diritti umani della popolazione uigura, l’etnia musulmana formata da undici milioni di individui che vivono nello Xinjiang, regione situata nel nord-ovest del Paese. La Cina ha subito rigettato le accuse di violazione dei diritti umani nello Xinjiang ed è passata al contrattacco: lunedì 22 marzo Pechino ha imposto sanzioni nei confronti di dieci personalità dell’Unione Europea, tra cui cinque parlamentari e alcuni ricercatori e accademici. Stessa sorte è toccata ad vari parlamentari e accademici del Regno Unito. Per controbattere alle accuse di Washington la Cina ha invece pubblicato un report sulle violazioni dei diritti umani negli Stati Uniti nel 2020 (riportando come prefazione “I can’t breathe”, le ultime strazianti parole pronunciate da George Floyd). 

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Fig. 2 – Il Governo cinese ha prontamente risposto alle accuse imponendo sanzioni contro USA, Unione Europea, Regno Unito e Canada

3. AMBASCIATORI A RAPPORTO E POSSIBILE STOP AL CAI

Diversi Paesi europei hanno convocato i rispettivi ambasciatori cinesi per discutere delle ritorsioni di Pechino: alla Farnesina è giunto Li Junhua, che ha ribadito le opinioni del Governo cinese, criticando aspramente le scelte dell’Unione Europea di imporre sanzioni contro la Cina. In quello che è sembrato un gioco di specchi, il viceministro degli Esteri cinese Qing Gang ha convocato l’ambasciatore dell’Unione Europea a Pechino per sottolineare quanto siano inopportune le sanzioni imposte alla Cina, che rischiano di complicare le relazioni bilaterali. Le tensioni hanno portato alla cancellazione del meeting tra Unione Europea e Cina in cui doveva essere discusso il CAI, l’accordo sugli investimenti globali tra le due potenze.
Il voto sull’accordo è previsto per l’inizio del 2022, ma se i rapporti dovessero incrinarsi, non è certo che l’accordo verrà approvato dal Parlamento Europeo. Ad aggravare le tensioni tra Europa e Pechino si aggiungono poi le parole del Presidente Biden, che durante un incontro con il Consiglio Europeo ha affermato che la competizione con la Cina è un fattore positivo e accettabile, ma che Washington non tollererà le continue violazioni dei diritti umani da parte di Pechino.
Sembra quindi che l’Amministrazione Biden voglia ridare vigore al blocco occidentale (che durante la presidenza Trump si era notevolmente indebolito), in modo da essere più coeso e pronto alle future sfide con Pechino. 

Alberto Botto

Outside the European Parliament in Brussels” by European Parliament is licensed under CC BY

Alberto Botto
Alberto Botto

Mi chiamo Alberto Botto, nato a Parma l’11/01/95. Laureato in International Politics and Regional Dynamics presso l’Università “La Statale” di Milano. La mia area di interesse riguarda la politica estera dei paesi asiatici, in particolar modo il Sud -Est asiatico. Appassionato di storia, di musica e di quei viaggi che ti lasciano qualcosa dentro.

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