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    Il futuro sulle ali (1)

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    Oggi vi proponiamo un articolo un po’ diverso dal solito che parla di strategia militare. Il ministro della Difesa Di Paola intende ristrutturare l’intero strumento militare, dotando l’Aeronautica dei mezzi più sofisticati per fronteggiare minacce convenzionali e asimmetriche. Colonne portanti della componente aerea saranno il Joint strike fighter e i droni che presto potranno compiere anche missioni di attacco

     

    LA STRATEGIA DELL’ARIA – Il quadro geopolitico internazionale è caratterizzato da una grande fluidità, gli equilibri infatti cambiano rapidamente per l’ascesa e l’aumento d’influenza di nuovi attori globali come i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica). Inoltre, l’elevata instabilità di numerose aree del mondo determina l’emersione di nuovi rischi come la minaccia terroristica, la proliferazione delle armi di distruzione di massa, limitazioni alla libertà di accesso ai “beni comuni”, cioè gli spazi aerei, marittimi e cibernetici. In questo contesto la regione euro-atlantica è relativamente stabile ma circondata da una vasta area turbolenta – dall’Africa all’Asia passando per il Medio oriente – per le quali il ricorso a missioni multilaterali di stabilizzazione costituisce un’eventualità tutt’altro che remota.

    E’ questa la visione strategica del ministro della Difesa, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, che il 15 febbraio scorso ha illustrato in Parlamento le linee di indirizzo per la revisione dello strumento militare. Di Paola, quindi, tenendo presente gli impegni internazionali presenti e futuri del nostro Paese, intende modernizzare le forze armate riducendone gli effettivi – sovradimensionati per le esigenze attuali – aumentandone però la professionalità e la disposizione di mezzi tra i più avanzati dal punto di vista tecnologico. Infatti oltre a prevedere investimenti cospicui sulle forze speciali – essenziali per fronteggiare minacce asimmetriche – la Difesa integrerà, tra l’altro, la propria componente aerotattica con l’acquisto di 90 F-35 (per una spesa stimata sui 15 miliardi di euro) e procederà a migliorare la componente ISTAR (Intelligence, surveillance, targeting acquisition and reconnaissance) sempre più incentrate sul ruolo  dei droni radiocomandati.

     

    F-35: IL PERCHÉ DI UNA SCELTA – Fin dagli anni novanta l’Aeronautica militare italiana (AMI) e la Marina, consapevoli della necessità di sostituire tre linee di volo (Tornado, AMX e Harrier II) nei primi decenni del 2000, hanno seguito il programma americano di ricerca JAST (Joint Advanced Strike Technologies) avviato nel 1993, per la progettazione di un aereo militare da attacco di quinta generazione con capacità stealth, cioè ridotta visibilità radar. Nel 1996 il JAST è diventato un programma di acquisizione armamenti, cambiando il nome in JSF (Joint Strike Fighter) e nel 2001 la cordata industriale capitanata dalla Lockheed Martin ha vinto la gara di selezione con il prototipo X-35, preferito all’X-32 della concorrente Boeing. Per ridurre i costi di produzione, gli USA hanno consentito l’adesione al programma di Regno Unito (unico partner di primo livello in grado di influire sulla progettazione), Italia, Olanda, Canada, Turchia, Australia, Norvegia e Danimarca. Il nostro Paese partecipa con una quota d’investimento del 4% e fino ad ora ha speso per la sola fase concettuale-dimostrativa 10 milioni di dollari.

     

    QUANTO MI COSTI? – Il valore complessivo del programma JSF è notevolmente aumentato e secondo il rapporto del marzo 2011 redatto dal Governament Accountability Office (GAO), l’agenzia indipendente che supporta il Congresso USA nel monitoraggio delle politiche federali, si è verificato un incremento dai 231 miliardi di dollari del 2001 ai 382,5 miliardi di dollari del 2011. Inoltre, il costo medio del velivolo (compresi i prototipi) è passato dagli 81 milioni di dollari iniziali (2001) ai 156 del giugno 2010. Secondo una stima dell’AMI, i velivoli destinati all’Italia inizialmente costeranno sugli 80 milioni di euro l’uno, stabilizzandosi poi a 55-60 milioni entro il 2016-2017 grazie al perfezionamento dei processi industriali.

     

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    LE CRITICITÀ – Il JSF, oltre ad avere costi molto elevati, è oggetto di critiche da parte di numerosi analisti per le sue prestazioni giudicate deludenti per il ruolo secondario di difesa aerea.

    Per quanto riguarda i profili di interesse del nostro Paese, il ritardo nello sviluppo della variante F-35B a decollo verticale (STOVL), di cui si era ipotizzata anche la cancellazione, costituisce un serio problema per la componente aerotattica imbarcata della portaerei Cavour. Gli Harrier II, infatti, dovranno essere sostituiti entro breve tempo e oltre alla variante del JSF, non esistono progetti per la costruzione di aerei STOVL di ultima generazione.

    Un’altra criticità riguarda il tipo di armamenti da utilizzare sull’F-35, tenendo presente che buona parte delle bombe e dei missili in dotazione all’AMI non rientrano nella stiva interna dell’aereo, requisito essenziale per mantenere intatte le specifiche stealth. Il carico sotto le ali, infatti, aumenterebbe la traccia radar dell’aereo, vanificandone l’invisibilità ai radar. Questa circostanza costringerà la Difesa ad acquistare ulteriori tipologie di munizioni statunitensi, aumentando ulteriormente il costo del sistema d’arma.

     

    COMPETIZIONE INTERNA? – Infine, il JSF è concorrente diretto nelle esportazioni proprio dell’Eurofighter, il caccia europeo da difesa aerea con capacità aria-suolo in dotazione all’AMI,  come dimostrato dalla scelta compiuta dal Giappone, che ha preferito il primo per sostituire i sui vecchi caccia F-4 Phantom II con un ordine di 42 velivoli e un’opzione fino a 200.

    Questa sconfitta commerciale dell’Eurofighter coprodotto dal nostro Paese, oltre a quella recentemente incassata dall’India che gli ha preferito il francese Rafale, contribuisce a ridurre la produzione del più vasto programma industriale nel settore europeo della difesa, già colpito dai tagli dei Paesi committenti.

    E’ chiaro, quindi, che la scelta italiana di fare concorrenza al programma Eurofighter di cui si è parte integrante, è legata all’attrattiva innegabile della tecnologia stealth legata all’F-35, che gli americani dovrebbero rilasciare nel tempo agli alleati, anche se questa eventualità è tutta da verificare.

    A tal proposito, infatti, è utile ricordare che il 27 settembre 2006 il Congresso USA, con voto unanime, vietò l’esportazione dell’F-22 Raptor – il caccia stealth di quinta generazione da superiorità aerea “fratello maggiore” del JSF – e delle relative tecnologie anche nel caso di versioni depotenziate. (Continua)

     

    Francesco Tucci

    Francesco Tucci
    Francesco Tucci

    Sono un giornalista professionista laureato in Scienze politiche. Specializzato in diritto parlamentare, ho lavorato alla Camera dei deputati dopo essere approdato ad alcune agenzie stampa. Da sempre interessato alle dinamiche geopolitiche e militari estranee “all’orticello di casa”, ho collaborato con il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I) e con il Caffe’ Geopolitico per cercare di svelare le strategie dei principali attori internazionali.

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