utenti ip tracking
lunedì 26 Ottobre 2020
More

    Speciale COVID-19

    Il futuro dell’Unione secondo Ursula Von der Leyen

    In 3 sorsi – Nel discorso sullo stato dell'Unione...

    Covid-19 e tensioni sociali in Cile

    Analisi - A qualche mese dalla diffusione del virus,...

    Grecia: voce al popolo

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsi – La decisione del governo greco di indire un referendum in merito alle proposte avanzate dalle istituzioni lascia sgomenti i principali interlocutori, i quali non possono che constatare il fallimento dei negoziati. Analizziamo in 3 sorsi le ripercussioni di un voto negativo.

    1. COME SIAMO ARRIVATI A QUESTO PUNTO? – La “vicenda greca” stupisce per la sua complessità. Cinque mesi di vorticose trattative non hanno prodotto risultati sostanziali, confermando l’incompatibilità delle posizioni manifestate dalle parti. L’euforia che aveva accompagnato l’avvento del nuovo corso greco è presto scomparsa dinanzi all’evidente riluttanza dei creditori verso concessioni non condizionate, come ristrutturazione o annullamento del debito. Il dibattito sulle sorti della Grecia è quindi evoluto in scontro e le prospettive di un accordo definitivamente superate. Due fattori spiegano, in parte, la deriva alla quale stiamo assistendo: primo, la totale incomprensione della crisi da parte di Atene. Secondo, la volontà di condurre le trattative sul terreno più congeniale ai creditori. Le autorità greche basano la propria retorica politica sulla denuncia diretta dell’austerità, come se questa dipendesse dalle volontà di un Leviatano misterioso. È singolare che Atene lamenti le conseguenze nefaste degli “aggiustamenti interni” (austerità/riforme) quando questi sono ampiamente previsti dalla teoria economica. In un regime di cambi fissi non aggiustabili il ripristino dell’equilibrio della bilancia dei pagamenti (quando questa è in deficit) passa inevitabilmente per un “aggiustamento interno”. Il secondo fattore è inestricabilmente legato al primo. Il terreno “più congeniale” ai creditori è quello in cui l’euro assume una “sacralità” tale da non poter essere messo in discussione in quanto pilastro su cui poggia l’intero processo d’integrazione europea. È sufficiente notare che le intenzioni del governo greco propendono per una permanenza nell’eurozona. Il timore dei creditori del Brussels Group (il nome più “soft” con il quale è stata ribattezzata la Troika) è che il popolo ellenico manifesti un’idea d’Europa diametralmente opposta a quella del proprio Governo.

    Embed from Getty Images

    Fig. 1 – Il referendum indetto per domenica 5 luglio sarà l’ultimo azzardo di Tsipras?

    2. LA SCELTA DEL REFERENDUM – La decisione di indire un referendum in merito alle proposte avanzate dai principali creditori sancisce, per il momento, la fine dei negoziati. Per quale ragione evocare la consultazione popolare a questo punto delle trattative? Secondo il ministro delle finanze Yanis Varoufakis, il Governo greco non è nella posizione per accettare o rigettare unilateralmente la proposta dei creditori. Spetta al popolo esprimersi in merito. Dichiara altresì che le proposte avanzate durante l’Eurogruppo di venerdì 26 giugno sono apparse “inadeguate” rispetto alle reali esigenze del Paese. La verità è che il margine negoziale è del tutto esaurito. La Grecia ha dovuto prendere atto dell’impossibilità – politica, ma prima di tutto tecnica – di riformare l’eurozona. Sono i Paesi che ne fanno parte a plasmare la propria fisionomia economica e sociale in modo da convergere con i principi insiti nella moneta unica. Data questa condizione di fondo, la voce del popolo rischia di mettere all’angolo il Governo. Se il programma dovesse essere accettato, il Governo greco sarà obbligato a rispettarne i principi. In caso di voto negativo le alternative sono l’uscita dall’euro o l’accettazione supina del programma (ammesso che tali condizioni non maturino già martedì 30 giugno, data di scadenza dell’attuale programma di aiuti).

    Embed from Getty Images

    Fig. 2 – Yanis Varoufakis, il discusso ministro delle Finanze ellenico

    3. VOTO NEGATIVO: QUALI PROSPETTIVE? – In giornate convulse come quelle che si prospettano per la Grecia e l’intera eurozona, nulla andrà come previsto. Passi falsi e capricci del mercato sono molto più che semplici spettri. Tuttavia è verosimile che si arrivi alla giornata di domenica 5 luglio in relativa quiete, tenuto conto della disponibilità espressa dalla BCE in merito all’estensione del programma di emergenza ELA (Emergency Liquidity Assistance), finalizzato a garantire liquidità alle banche nazionali. Come si è detto, l’accettazione del programma da parte del popolo greco confermerebbe il fedele attaccamento del Paese al sistema euro. Un esito tale permetterebbe al Governo ellenico di sedere nuovamente al tavolo delle trattative, accettare il programma di aiuti e confermare gli impegni per il saldo dei debiti con i creditori internazionali. Le prospettive non sarebbero rosee: misure quali il ridimensionamento del welfare, il taglio dei salari, le riforme pensionistiche e le privatizzazioni massive caratterizzeranno l’avvenire del Paese. Diversamente, il rigetto del programma sancirebbe l’uscita di Atene dall’eurozona, il ripristino della flessibilità del cambio e l’abbandono di politiche pro-cicliche a favore di ben più popolari politiche espansive. Entrambi gli scenari non costituirebbero un percorso facile per la popolazione. Ai greci l’ultima parola, o la prima.

    Daniele Morritti

    [box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]

    Un chicco in più

    Per approfondimenti sulla crisi greca, vi consigliamo le seguenti letture:

    [/box]

     

    Tutti i nostri coffee break

    Daniele Morritti
    Daniele Morritti

    Sono laureato in scienze internazionali e diplomatiche. Attualmente frequento un master in Relazioni internazionali presso l’Université Libre de Bruxelles.

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite

    5 Commenti

    1. La ringrazio per la Sua risposta.
      Euro e austerità non sono due facce della stessa medaglia ma la storia di un progetto non democratico che si evolve in un non senso.
      La scelta di adottare una moneta unica può essere un primo passo ma quello che sarebbe dovuto seguire dal punto di vista politico non solo é mancato ma non ha tardato a mostrarsi come una precisa volontà di una elite che attualmente tiene in scacco milioni di cittadini.
      Le politiche di austerità sono una via sbagliata che con evidente presunzione é stata scelta e con incedibile ostinazione viene portata avanti dal 2008, giusto il tempo di trasferire l’esposizione dalle banche alla gente e rendere eventuali fallimenti accettabili.
      Adesso è evidente che una uscita della Grecia dall’euro sarebbe tremenda ma non si può scambiare per irresponsabilità o disinformazione della gente il baratro in cui le politiche di austerità hanno trascinato la gente stessa.
      Per quanto sia difficile da accettare siamo a un bivio tra quantità e qualità, non si può pensare di vivere con la sola ragione come non si può con la sola immaginazione. Ma la politica ignorata a vantaggio di una visione meccanicistica dell’economia ha prodotto un tale scollamento tra istituzioni e cittadini che il referendum greco, per chi lo vorrà, potrà servire solo come un benefico shock per mostrare che esistono persone dietro i conti.
      Se l’euro ha dei presupposti il governo greco li può comprendere e cercare di rimetterli in discussione. Non esiste o non dovrebbe esistere un sistema rigido ma quello che andrebbe sottolineato é che non stiamo vivendo una far politica o economica ma storica e che la portata della faccenda può sfuggire se si parla alla gente dicendo che questi erano i patti punto e basta.
      Quella che Lei definisce la teoria economica é in realtà una teoria economica, riconosciuta da molti suoi sostenitori della prima ora come un errore di non poco conto.
      Uno dei capisaldi del capitalismo è che non ci sia mai alternativa ma per fortuna non é così.
      Buona fortuna al popolo greco che in questo momento storico é l’unico veramente europeo sol perché sta dicendo a gran voce che l’Europa non è solo una questione di conti.

    2. Attilio Cotroneo

      Gentile Attilio Cotroneo,

      La ringrazio per il commento. 

      Nell’articolo ho cercato di sottolineare un paradosso: euro e austerità sono due facce della stessa medaglia. In un regime di cambi fissi non aggiustabili il rilancio della competitività passa inevitabilmente per una svalutazione interna. In altre parole, le manovre di austerità (=svalutazione interna, aggiustamento interno) hanno effetti benefici sui conti esteri per il meccanismo che segue: tagli e ridimensionamento della spesa riducono le importazioni a favore delle esportazione. Ergo: l’austerità migliora il saldo estero a fronte di un deterioramento dei conti pubblici (le conseguenze sociali sono sotto gli occhi di tutti).
      In caso di shock esterno lo scenario che attende i Paesi dell’area euro, specie quelli del sud, è verosimilmente questo, data l’impotenza nella gestione del cambio (che, ben inteso, non rappresenta panacea alcuna).
      Per esempio, ai tempi del Gold Standard, condizione necessaria per la partecipazione al sistema monetario era l’accettazione di due fondamentali principi: 1) il riconoscimento di Londra quale principale centro finanziario . 2) La consapevolezza della tendenza deflazionistica del sistema. 
      Adottare l’euro, e non entro nel merito, comporta da parte dei contraenti il riconoscimento (implicito, dato che non sono a conoscenza di precise clausole a riguardo) dell’aggiustamento interno quale strumento necessario al rilancio della competitività e al riequilibrio della bilancia dei pagamenti. Condizione, questa, per nulla compresa dal Governo greco a giudicare dalle recenti dichiarazioni in favore dell’euro, contro l’austerità.
      Vengo al punto: di “singolare” c’è un governo democraticamente eletto con ampio consenso popolare che da mesi sostiene di poter rovesciare la teoria economica svincolando la moneta unica dalle sue reali implicazioni (specie quando questa è condivisa da Paesi che non compongono un’area valutaria ottimale): le manovre di austerità come metodo di aggiustamento. Non si tratta di “ridare voce al popolo”, quanto spiegare al popolo come stanno le cose prima che questo si pronunci. Non discuto la lotta per redimere l’Europa da se stessa, piuttosto l’ossessiva denuncia dell’austerità accompagnata dal più assoluto silenzio nei confronti dell’euro (la “sacralità” menzionata nell’articolo).
      Così Giuseppe Berta ( “Oligarchie. Il mondo nelle mani di pochi”, Il Mulino, 2014) riprende un concetto del sociologo Wolfgang Streeck (in grassetto): 

      L’euro ha eliminato l’autonomia politica delle nazioni che ne hanno fatto la propria moneta, spingendoli ad abbassare gli standard sociali, con “mercati del lavoro più flessibili, salari più bassi, orari di lavoro più pesanti, più diffusa partecipazione al mercato del lavoro e completa mercificazione dello stato sociale”. 

      Tengo a precisare che quanto esposto rispecchia il mio personale punto di vista che non coincide necessariamente con quello della redazione del Caffè geopolitico.

      Daniele Morritti

    3. Credo che la Grecia abbia già dato la sua libbra di carne al pensiero unico occidentale, cosa potrà dare di più?
      Le riforme e gli aggiustamenti strutturali imposti dalla Troika e ottenuti tramite governi imposti hanno peggiorato, e di molto, la già compromessa situazione.
      Oltre a chieder cosa potrebbe significare un no al referendum (dove non si è considerata l’ipotesi che i BRICS si trasformino in BRICSG), occorre chiedersi in quanti anni, in questa situazione, la Grecia potrebbe onorare il suo debito, contratto in gran parte dai governi imposti dalla suddetta Troika.
      Secondo i miei calcoli, a patto di mantenere il debito congelato e dedicando l’1% del PIL la pagamento di questo, serebbero necessari 180 anni!?!?
      180 anni con un’alta percentuale della popolazione alla fame e non in grado di accedere alle cure sanitarie e all’istruzione, la struttura dello stato sostituita dagli usurai di sistema, solidarietà UE pari a zero quando non sotto zero, tanto vale riaprire i campi di concentramento e ritentare una soluzione finale greca, magari stavolta anche riesce!

    4. ella analisi, non ho condiviso la mossa del referendum, mi è sembrata un po’ alla Schettino (mi passi il termine), vedo poca democrazia in tutto ciò.

    5. È singolare questo articolo. In genere il Caffè Geopolitico riesce a pubblicare articoli equilibrati e non chiaramente di parte. È risaputo che le politiche di austerità siano state e sono fallimentari, che la Grecia ha scelto democraticamente Tsipras che ha mantenuto la promessa elettorale, che la sola posticipazione del saldo del debito era una richiesta umana anche se non comprensibile in una logica unidirezionale del profitto. Insomma che fare se tutti ignorano la volontà del popolo se non ridare voce al popolo?

    LASCIA UN COMMENTO

    Inserisci qui il tuo commento
    Inserisci il tuo nome