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    A dispetto di una condizione di salute dai contorni tuttora sfumati e poco chiari, Hugo Chávez si avvia verso le elezioni presidenziali previste per il 7 ottobre 2012 con buone possibilità di vittoria. Il suo avversario, Henrique Capriles Radonski, pur avendo raccolto notevoli consensi sembra ancora distante, anche se i margini di vittoria incolmabili delle prime elezioni sembrano un lontano ricordo per l’attuale presidente venezuelano

    CHAVEZ 1998-2012 – Hugo Chávez governa il Venezuela ormai da 14 anni: si può ben dire che il presidente sia entrato nella storia del suo Paese, sia per la durata in carica sia per la profondità dei cambiamenti apportati. A dispetto di quanti sostengono il decadimento democratico del Paese, gli ultimi anni hanno visto una lunga serie di elezioni, consultazioni e referendum, quasi tutti vinti da Chávez con percentuali generalmente comprese tra il 55 ed il 60%. Già portare l’attuale inquilino di Miraflores vicino al 50% sarebbe un buon risultato per Capriles, visto che l’elettorato venezuelano si è dimostrato alquanto monolitico nel sostegno o nell’opposizione a Chávez: uno dei principali elementi di novità portati nell’ingessato mondo politico pre-chavista è stata proprio una polarizzazione estrema degli schieramenti in campo, con una distruzione pressoché totale del centro politico. Alla retorica anti o pro Chávez si è aggiunto un conflitto di classe come solo l’America Latina riesce ancora a proporre: le classi popolari sostengono l’attuale presidente, la borghesia pre-chavista e le classi alte in genere sperano in un suo defenestramento, possibilmente che passi per via elettorale. Proprio lo spauracchio di un golpe è da sempre presente nella vita politica venezuelana recente: l’opposizione tentò la via militare nel 2002, fallendo e consegnando il Paese nelle mani dell’attuale presidente; lo stesso Chávez, d’altra parte, fu protagonista di un fallito colpo di stato nel 1992, e gli analisti si interrogano sulle reazioni della parte chavista ad una eventuale sconfitta elettorale. L’OPPOSIZIONE –  Henrique Capriles Radonski è sicuramente un buon candidato per l’opposizione. Giovane, almeno apparentemente slegato dalle vecchie oligarchie, sempre vincente nelle elezioni cui ha preso parte, due volte governatore dello Stato di Miranda. Malgrado una coalizione che va dai liberali ai socialdemocratici, Capriles ha tentato di adottare un taglio “lulista”, di sostegno alla popolazione ma nel rispetto delle regole del mercato: consapevole che l’identificazione con la borghesia porterebbe ad una sicura sconfitta, ha cercato di combattere Chávez sul suo terreno, quello del populismo e dell’aiuto alle classi popolari. Pur criticando alcuni aspetti dei piani chavisti di sostegno alle classi disagiate, ne ha garantito il rafforzamento grazie all’uso delle risorse finanziarie provenienti da PDVSA, la compagnia petrolifera nazionale. In questo senso Capriles legittima di fatto l’uso che Chávez ha fatto di PDVSA in questi anni: quello di una fonte pressoché inesauribile di fondi da utilizzare a scopo politico. Ciononostante, Capriles ha fortemente criticato la politica estera di sostegno ad altri Paesi politicamente affini, che a suo dire costa al Venezuela 8 miliardi di dollari all’anno: i maggiori fondi da impiegare per programmi sociali verrebbero proprio da un taglio netto a questa politica, oltre che alla riduzione delle spese militari. Capriles propone un populismo decisamente più tradizionale rispetto a quello internazionalista di Chávez, ma che può portare i suoi frutti alla luce dei numerosi problemi concreti della popolazione: primo fra tutti l’insicurezza dilagante, vero leit-motiv delle campagne elettorali dell’opposizione. Preoccupazioni legittime in un paese con quasi 40 omicidi al giorno.  

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    ANCORA CHAVEZ? – Di contro, Chávez ha incentrato la sua campagna sulla conferma dei buoni risultati ottenuti negli ultimi, primi fra tutti la diminuzione netta della disuguaglianza – l’indice di Gini è passato da 0,48 nel 1999 a 0,39 nel 2011 – e le migliori condizioni di vita della popolazione. Inoltre, Chávez ha ricordato in ogni occasione che dietro alla faccia giovane di Capriles ed alle sue promesse si celano le oligarchie pre-chaviste e borghesi, in un chiaro tentativo di rinverdire un conflitto di classe mai effettivamente sopito, anzi continuamente rinfocolato. A preoccupare sono inoltre le condizioni di salute del leader venezuelano, che nell’anno appena trascorso si è dovuto assentare frequentemente dal Paese per recarsi nell’amica Cuba: a dispetto delle esibizioni di buona salute, prima fra tutte la passeggiata verso la sede del registro elettorale, i rumors sul suo tumore si susseguono ed il dibattito sulla possibilità di un chavismo senza Chávez sembra solamente rimandato a dopo le elezioni. Per quel che contano i sondaggi, le rilevazioni governative danno Chávez in vantaggio di 10-15 punti, quelle dell’opposizione vedono i due principali antagonisti appaiati. La verità, probabilmente, sta nel mezzo. Francesco Gattiglio redazione@ilcaffegeopolitico.net

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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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