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    La geopolitica del fracking

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    Prosegue il nostro focus sul fenomeno fracking. In quest’articolo approfondiamo quanto sconvolgenti possano essere gli impatti di questa rivoluzione per l’equilibrio geo-energetico globale. L’autosufficienza americana e la fobia russa: le due facce della stessa medaglia

     

    LE NUOVE POTENZE – Lo sviluppo del fracking sta comportando l’affacciarsi sullo scenario energetico mondiale di nuovi soggetti un tempo in secondo piano. Grazie allo sviluppo della nuova tecnica, alcuni stati, prima in pesante deficit energetico, si stanno imponendo come nuovi leader mondiali dell’energia: è il caso di Stati Uniti e, in prospettiva, Cina.

     

    Considerando il solo gas naturale, gli Stati Uniti sono diventati in pochissimo tempo uno dei massimi produttori di gas mondiale e, proprio al centro della campagna elettorale, si trova il dibattito sull’indipendenza energetica del paese: un tema considerato utopistico qualche anno fa e che oggi, sviluppando adeguatamente le risorse non convenzionali, potrebbe trasformarsi in realtà.

     

    Se gli USA sognano l’indipendenza energetica, anche la Cina può sorridere dato che siede sul più grande giacimento di gas non convenzionale del mondo (1.275 bilioni di piedi cubi tecnicamente recuperabili contro gli 862 statunitensi – stima US Energy Dept.) e, proprio su queste basi, il governo cinese ha pianificato, nel Dodicesimo piano quinquennale per l’energia, di arrivare a soddisfare nel 2020 il 6% della propria domanda di gas con risorse cinesi non convenzionali: niente male per un paese alla continua ricerca di energia per sostentare la sua galoppante crescita. Tuttavia va detto che la Cina è ancora indietro rispetto a tali progetti di sviluppo, avendo appena adesso approvato i primi contratti di esplorazione. Serviranno dunque ancora anni perché lo shale gas possa diventare un serio fattore che cambi gli equilibri energetici del paese.

     

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    I VECCHI “REAZIONARI” – Di fronte a questa ondata di risorse non convenzionali, tutti i vecchi signori dell’energia (dall’OPEC alla Russia) si trovano in grossa difficoltà perché vedono intaccata quella che era la loro enorme sfera di influenza.

     

    In particolare in Russia parecchia eco stanno suscitando le voci di una possibile esportazione del gas americano e addirittura della scoperta di giacimenti non convenzionali in Europa orientale. Queste due notizie, già di per sé destabilizzanti, unite possono risultare davvero scioccanti per l’intero sistema economico e politico di una nazione che ha passato gli ultimi 2 decenni (la cosiddetta era Putin) a costruire la propria strategia di lungo periodo sull’energia e che oggi vedrebbe quantomeno ridimensionato il suo ruolo di serbatoio energetico europeo e mondiale.

     

    E’ un ridimensionamento che lo Zar vuole evitare a tutti i costi: da qua le voci, non del tutto confermate ma assolutamente logiche, che vedono la Russia, e il suo braccio energetico Gazprom, dietro le proteste anti-fracking in Bulgaria che hanno poi portato alla sospensione delle licenze per perforare orizzontalmente sul territorio bulgaro.

     

    Del resto il nuovo boom energetico statunitense sta già influenzando le strategie russe: Mosca ha deciso di fermare lo sviluppo del giacimento gigante di gas di Shtokman, nel mare Artico, poiché gli alti costi coinvolti, uniti alle previsioni di abbassamento dei prezzi di gas, lo avrebbero fatto diventare non conveniente.

     

    Ad oggi non è ancora possibile definire come si ridisegnerà lo scacchiere energetico globale, di certo il sistema di potere mondiale che verrà fuori da questa rivoluzione sarà diverso da quello attuale e, come in ogni rivoluzione, i “vecchi reazionari” lotteranno per non cedere il passo.

     

    Giorgio Giuliani

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Giorgio Giuliani
    Giorgio Giuliani

    Sono nato a Roma, dove mi sono laureato in Ingegneria Gestionale prima di intraprendere un Master in Geopolitica, culminato con una tesi sul fracking e le risorse non convenzionali. Da sempre appassionato di questi temi, ho accumulato molteplici esperienze di diplomazia giovanile: ho preso parte a numerose MUN (Model United Nations) sia come Delegato che come Chairperson, ed ho rappresentato il Governo Italiano al G20 Youth 2012 in Messico. Per Il caffè geopolitico mi occupo di geopolitica energetica.

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