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    Si parla sempre più spesso del programma nucleare iraniano, che agita l’Occidente e il mondo intero. Ma quanti sanno in cosa consiste davvero tutto questo? Quali sono gli scopi? Pacifici o militari? La differenza è assai esile, e capirlo non è facile. Ecco qui i punti da tenere in grande considerazione

     

    UN PO’ DI SCIENZA – Una trattazione completa richiederebbe troppo spazio e sarebbe molto complessa, ma non è difficile cogliere almeno i concetti principali coinvolti. Elemento fondamentale per la produzione di energia nucleare è l’uranio, che in Iran viene estratto da grandi miniere. Le principali sono quella di Saghand a Yazd, e quella di Gchine, presso Bandar Abbas. Il minerale tal quale però non può essere utilizzato come combustibile nucleare, va prima trattato in diverse fasi. Innanzi tutto deve essere trasportato al Centro Tecnologia Nucleare di Esfahan, dove viene macinato e separato sotto forma di U3O8 e quindi trasformato a uranio esafluoruro (UF6). Complicato? Al di là delle formule, ciò che conta capire è che fin qui l’uranio ancora non può essere utilizzato perché il suo isotopo fissile e dunque utile (235U) è presente in concentrazioni troppo scarse rispetto all’altro isotopo non fissile (238U)Solo a questo punto viene trasferito al principale sito nucleare iraniano, Natanz, dove le famose e spesso nominate centrifughe provvedono ad arricchire il contenuto in peso di 235U fino alle concentrazioni necessarie per l’uso. E qui nasce il problema.

     

    CIVILE O MILITARE? – Per essere utilizzato in un normale reattore nucleare ad acqua leggera, come quello iraniano di Bushehr, le centrifughe devono portare la concentrazione di 235U al 3-5%. In tale forma l’uranio può essere utilizzato solo per scopi civili (anche se poi necessita di ulteriori passaggi). Ma se il processo di arricchimento viene fatto proseguire almeno fino all’85% circa, ecco che esso diventa utilizzabile per produrre una bomba atomica.Il problema internazionale risiede proprio nel fatto che la stessa tecnologia viene impiegata per entrambi gli scopi, pertanto è difficile determinare fino a che punto venga portato il processo. In aggiunta, l’ostruzionismo iraniano nel concedere accesso all’AIEA a tutti i siti e la possibilità esistano centrifughe e depositi non conosciuti, rendono di fatto quasi impossibile ottenere prove determinanti in un senso o nell’altro.A tutto questo va aggiunto anche la possibilità di utilizzare plutonio (altro elemento per la produzione di armi atomiche) in quanto esso viene prodotto normalmente tramite consumo di uranio nei reattori ad uso civile, in particolare quelli ad acqua pesante. E l’Iran ne ha in costruzione ben due ad Arak. Dunque anche il controllo della fase post-produzione è necessario per rassicurare la comunità internazionale.

     

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    LE OFFERTE INTERNAZIONALI – I reattori di Arak sono però ancora lontani dall’essere completati, perciò il punto critico consiste proprio nel controllo della produzione del combustibile, le offerte internazionali si sono finora concentrate su questo aspetto. La Russia in particolare già fornisce materiale fissile per lo start-up del reattore di Bushehr; pertanto si è offerta a continuare a fornire il combustibile già arricchito al 3% purché Teheran rinunci all’utilizzo delle centrifughe e autorizzi un controllo completo e costante da parte dell’AIEA. Questo garantirebbe la comunità internazionale circa l’esclusivo fine civile del programma nucleare, e contemporaneamente garantirebbe la produzione di energia per l’Iran. Finora la repubblica islamica ha però rifiutato tali offerte, aumentando il sospetto da parte di Israele e Occidente.Le rassicurazioni fornite da Teheran, così come i rapporti dell’AIEA, non permettono di scagionare con sufficiente certezza l’Iran: la linea che separa un progetto civile da uno militare è estremamente sottile, e senza una totale collaborazione – ora ancora assente – è troppo facile superarla senza farsi notare.

     

    Lorenzo Nannetti

    Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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