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    Se, fino pochi anni addietro le risorse statunitensi erano dirette principalmente verso il Medio Oriente per la lotta al terrorismo, da qualche anno Washington, conscia delle nuove sfide geopolitiche, sta ricalibrando la distribuzione dei propri output. La Cina, mentre gli Stati Uniti erano concentrati sulla guerra contro il terrorismo dopo gli attacchi del 11/9, ha ampliato la propria influenza nel Sudest asiatico, ed è per questo che Washington sta raddrizzando il timone, dirigendo il proprio sforzo diplomatico verso l’Indocina ed i suoi paesi più influenti, come Vietnam, Indonesia, Filippine e Singapore

     

    WE ARE HERE TO STAY – Con questo intervento, poco tempo fa, all’Università di Honolulu, il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha aperto una nuova epoca nelle relazioni internazionali americane. Il baricentro dell’economia e della politica mondiale si è spostato verso il sud Pacifico, e Washington ne ha preso atto. Con l’amministrazione Obama, la politica estera statunitense si sta spostando sempre più decisamente verso l’area asiatica e Pacifica, rispolverando vecchie alleanze e cercandone di nuove, attraverso diversi canali.

     

    LA COOPERAZIONE REGIONALE – Il principale canale d’azione è la cooperazione a livello regionale e gli organismi che regolano i rapporti tra gli stati rivieraschi. Washington, per contrastare Pechino, cerca di avere voce in capitolo nelle dispute locali, come quella per il mar cinese del Sud, e di essere attiva il più possibile nei forum politici più rilevanti, come l’ASEAN. L’ Association of South est Asian Nations, infatti, raggruppa i principali attori del Sudest Asiatico, ed è il luogo dove le questioni più scottanti vengono dibattute. Gli Stati Uniti, per ovvie questioni geografiche, non avrebbero diritto a parteciparvi ma, grazie al lavoro diplomatico di alcuni stati partner, come Singapore e Vietnam, si sta facendo strada una linea di apertura più estensiva, che potrebbe favorire gli interessi a stelle e strisce nell’area. Da qualche anno, comunque, gli Stati Uniti mantengono una missione permanente presso questa organizzazione.

     

    LA COOPERAZIONE MILITARE Ad uno spostamento cosi massiccio di risorse nell’area, non poteva che corrispondere anche un maggior sforzo militare. Il principale attore messo in campo da Washington in questo ambito, è lo USPACOM, il comando militare che ha giurisdizione sull’area pacifica. Il Comando del Pacifico, sotto l’amministrazione Obama, ha visto un notevole rafforzamento e allargamento dei propri compiti, supportato da un importante ampliamento delle risorse. Questo strumento sarà infatti utilizzato sempre più nella logica di engagement statunitense, sfruttandone sia le opportunità militari, che quelle diplomatiche da esso dischiuse. A tal fine, è stato recentemente varato un piano di sicurezza e cooperazione per l’area pacifica (Theater Security Cooperation Plan). Questo piano prevede sei esercitazioni militari all’anno con gli Stati partner dell’area, frequenti scambi tra ufficiali ad alto livello, milioni di dollari stanziati in azioni di assistenza umanitaria e civile ed una miriade di conferenze di formazione sulla sicurezza internazionale, con relative sovvenzioni a decine di studenti internazionali in istituti militari americani.

     

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    ERODERE L’INFLUENZA CINESE – Non solo stringere rapporti con vecchi alleati, ma crearne di nuovi, sottraendoli, possibilmente, al rivale cinese. Questa è la parola d’ordine dell’impegno diplomatico statunitense, che vede promuovere anche più ampie collaborazioni militari, oltre il TSCP. Il PACOM sponsorizza almeno altri sedici grandi progetti di esercitazioni militari internazionali con frequenze che variano dalla saltuaria alla più assidua. Tra questi ricordiamo il RIMPAC, l’esercitazione militare periodica più importante del mondo, che vede come protagonisti la Royal Navy e la USNavy, il COBRA GOLD, svoltosi il Febbraio di quest’anno in Thailandia, o ancora il GARUDA SHIELD in Indonesia, e molti altri. Gli Stati Uniti, attraverso un’intensificazione dei rapporti con i principali Paesi dell’area, cercano di recuperare il tempo perduto sullo scacchiere pacifico. Lo sforzo diplomatico e militare americano in Indocina è, a oggi, notevole, perché l’espansione di Pechino verso il Pacifico passa per il Mar Cinese del Sud, e questo Washington lo sa.

     

    Marco Lucchin

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Marco Lucchin
    Marco Lucchin

    Ho 27 anni, sono originario del Varesotto ed appassionato di diplomazia e geopolitica. Laureato in Scienze Politiche in Cattolica con una tesi sul ruolo geopolitico di Taiwan, ho lavorato alla sede regionale del WHO a Copenhagen e ora mi occupo di sviluppo di start up digitali e geopolitica.

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