In 3 sorsi – A fronte della volubilità americana nelle dinamiche europee e internazionali, Tallinn ha dichiarato di voler aumentare la spesa militare, per fronteggiare la possibilità di un’aggressione russa nel proprio territorio.
1. I RAPPORTI CON LA RUSSIA E I FATTORI CHE SPINGONO AL RIARMO
L’Estonia è un’ex Repubblica sovietica, occupata nel 1940 e liberata solo nel 1991. L’indipendenza ha permesso a Tallinn di puntare su una politica filo-occidentale, formalizzata nel 2004 con l’adesione alla NATO e all’UE. Una postura che è stata più volte percepita da Mosca come una provocazione alla visione russa che inserisce i Paesi Baltici nella propria storica sfera d’influenza.
Nel 2007 i rapporti bilaterali tra Estonia e Russia si sono ulteriormente deteriorati in seguito allo spostamento della statua del Soldato di bronzo, un simbolo sia della vittoria sovietica contro la Germania nazista, sia della sua occupazione nel Paese, che ha condotto a una serie di cyber attacchi russi a siti istituzionali, emittenti televisive e banche. Il culmine si è raggiunto nel 2014 con l’annessione della Crimea e poi con l’aggressione russa all’Ucraina, iniziata nel 2022.
Di per sé l’Estonia presenta molteplici fattori di rischio che la spingono a volersi riarmare. A Narva, città al confine orientale, il 95% della popolazione è russofona, un pretesto che Mosca potrebbe usare per intervenire nel territorio. Inoltre, nel 2016 la NATO ha lanciato l’Enhanced Forward Presence (eFP), un programma di deterrenza e difesa collettiva che, attraverso il dispiegamento di battaglioni multinazionali nei Paesi più esposti alla minaccia russa, ha alimentato il senso di accerchiamento del Cremlino.
Fig. 1 – Esercitazione della fanteria estone
2. L’AMBIZIOSO PIANO DI RIARMO ESTONE
Nonostante il Paese sia protetto dall’articolo 5 del Trattato Atlantico, a pesare maggiormente sulla decisione estone di riarmarsi sono stati i recenti sviluppi geopolitici e la vicinanza a Mosca. Nel 2024 la spesa militare era aumentata dell’1,2%, sfiorando il 3,2% del PIL. Nel 2023, infatti, a preoccupare Tallinn era subentrato il riposizionamento delle Forze Armate britanniche e la conseguente riduzione del contingente britannico in Estonia, sceso da circa 1.650 a 1.000 unità.
Entro il 2026 la spesa è previsto raggiungerà il 5-6% del PIL, ipotesi che, con meno di 3 milioni di abitanti, posizionerebbe l’Estonia davanti agli Stati Uniti e sullo stesso livello dei Paesi in stato di guerra. Al momento non è chiaro da dove il Governo attingerà per ottenere la somma da destinare alla difesa, se tagliando sulla sanità o su altri settori.
Il 2025, però, è sicuramente un anno cruciale per l’acquisizione di sistemi d’arma avanzati, come i lanciatori multipli di razzi HIMARS, e di sistemi di difesa aerea a medio raggio, oltre che per la costruzione di infrastrutture di addestramento, come il campo militare di Reedo, al confine con la Russia. A ciò si aggiunge l’implementazione dell’IA nel settore della difesa, finalizzata a migliorare le capacità di sorveglianza e allerta.
Fig. 2 – Esercitazioni delle truppe estoni in ambito NATO
3. IMPLICAZIONI COMUNITARIE DELLA SICUREZZA NEL BALTICO
L’incremento della spesa militare estone, che nei prossimi anni si prevede raggiunga un valore di 1,35 miliardi di euro in munizioni, si allinea alla perfezione con quanto sta accadendo in Europa. Il Vecchio Continente ha dichiarato di voler stanziare fino a 800 miliardi di euro per lanciare il piano ReArm Europe, un potenziamento delle capacità militari comunitarie come deterrenza all’espansionismo di Mosca.
Il tentativo europeo di ridurre gradualmente la dipendenza militare dagli Stati Uniti è in parte giustificato dalla crescente volubilità americana percepita col passaggio di testimone dall’Amministrazione Biden a quella Trump. Il nuovo Presidente USA, infatti, sembra voler cercare un’intesa con il Presidente russo, Vladimir Putin, alimentando il timore di un’Europa isolata.
L’unica via d’uscita per il continente è gestire un’adeguata cooperazione tra la NATO e la Baltic Defense Line, il primo scudo orientale europeo costituito dal blocco baltico più la Polonia. Rimane da chiarire se il Vecchio Continente sarà in grado di sostenere un’azione unitaria, altrimenti il riarmo sarà compartimentato nelle iniziative dei singoli Paesi, che hanno prospettive di politica estera e interessi nazionali diversi.
Sara Alvieri
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