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martedì 19 Ottobre 2021

Cina-Iran: siglata una nuova intesa strategica

In breve

• Il 27 marzo scorso la Cina e l’Iran hanno firmato un accordo di cooperazione venticinquennale, stabilendo così un significativo rafforzamento dei legami reciproci.
• In occasione della rinnovata collaborazione il Ministro degli Esteri Zarif ha presentato la Cina come “un amico nei tempi di difficoltà”.
• Mentre a Teheran si è sollevato un certo dissenso, in Europa si lavora per rinegoziare l’accordo sul nucleare.

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Caffè lungo – Pechino e Teheran hanno fissato una road map delle loro relazioni per i prossimi 25 anni. L’accordo rappresenta una scialuppa di salvataggio per l’Iran, colpito duramente negli ultimi anni dalle sanzioni statunitensi. Ma a Vienna, intanto, sono iniziate le negoziazioni per il ripristino del JCPOA.

UN ACCORDO DI COOPERAZIONE

L’idea di stringere una stretta intesa tra Pechino e Teheran era stata auspicata da Xi Jinping già nel 2016. Questa volontà si è poi iniziata a concretizzare nel giugno 2020, quando sono stati avviati i negoziati, e la sua definitiva formalizzazione è avvenuta alla fine dello scorso mese. Il 27 marzo scorso a Teheran, i Ministri degli Esteri Javad Zarif e Wang Yi hanno firmato un accordo venticinquennale, che si stima abbia un valore complessivo di circa 400 miliardi di dollari. L’iniziativa è stata portata avanti durante il tour in Medio Oriente di Wang Yi.
Questa partnership costituisce sostanzialmente una road map delle relazioni tra l’Iran e la Cina per i prossimi 25 anni. Nel dettaglio i contenuti dell’accordo non sono stati resi pubblici, ma pare che la versione definitiva non si sia discostata molto dalla bozza che era stata divulgata la scorsa estate e che, ad ogni modo, aveva rivelato una significativa dimensione strategica. Nel complesso tale collaborazione disciplina i finanziamenti di Pechino in svariati settori, e assicura alla Cina una fornitura continua dell’oro nero iraniano a prezzi ridotti. Più precisamente la presenza finanziaria del Dragone è indirizzata verso i settori energetico, bancario e assistenziale. Non solo: un importante sostegno economico dovrebbe essere rivolto ad alcuni progetti infrastrutturali – porti, ferrovie, aeroporti – per favorire il coinvolgimento dell’Iran nella BRI (Belt and Road Initiative). Ancora più importante è la cooperazione nel settore militare, ufficialmente indirizzata a contrastare il crimine transfrontaliero. Di fatto, però, essa garantisce alla Cina un appoggio tattico nella regione mediorientale grazie a esercitazioni, ricerca sugli armamenti e intelligence condivisa. Inoltre l’accordo prevede che la Cina possa occuparsi dell’implementazione delle reti 5G e del sistema di navigazione satellitare Beidou.

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Fig. 1 – Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi stringe la mano al Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif. La foto risale al 2019, prima che entrassero in vigore le misure anti-Covid

STORIA DI UN LEGAME COMPLESSO

Per comprendere l’asse sino-iraniano non basta prendere atto esclusivamente dei rapporti bilaterali tra questi due Paesi, ma occorre considerare la politica internazionale che gravita attorno ad essi. In particolare è necessario riflettere sul gigante statunitense, che storicamente ha influenzato le vicende tra Pechino e Teheran. A partire infatti dalla fine degli anni Settanta l’Iran è legato agli USA da una intensa ostilità, e questo aspetto ha finito sempre per condizionarlo.
Al tempo in cui Teheran era ancora una monarchia godeva dell’appoggio americano. Tuttavia, quando nel 1979 Khomeini realizzò la rivoluzione che sancì la nascita della Repubblica Islamica, si assisté a un ribaltamento in termini strategici. Fu poi durante la guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein che Teheran si avvicinò significativamente a Pechino: il sodalizio tra i due divenne progressivamente sempre più importante, a parte un breve periodo di stallo durante la presidenza di Ahmadinejad. Più tardi, nel 2016, Rouhani cercò di riaprire un dialogo diplomatico con l’Occidente, ma i provvedimenti assunti da Trump nel 2018 spezzarono questo proposito. L’uscita degli Stati Uniti dal JCPOA e la reintroduzione di sanzioni unilaterali contro la propria economia hanno riportato l’Iran nuovamente sulla strada della Look East policy.
Fondamentalmente, legandosi a una potenza in ascesa Teheran ottiene singolari benefici, mentre Pechino riceve il proprio tornaconto in termini di risorse naturali e di accesso geografico strategico. Ma questa è soprattutto una partnership per necessità. Difatti all’indomani della sottoscrizione dell’accordo, il Ministro Zarif ha definito la Cina come un amico nei tempi di difficoltà, ringraziandola per le sue azioni durante il periodo delle sanzioni ingiuste.

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Fig. 2 – Un manifestante protesta contro l’accordo sino-iraniano di fronte al Grand Hotel di Vienna, dove sono ripresi da poco i colloqui diplomatici sul JCPOA

QUALI RIPERCUSSIONI?

Sicuramente le reazioni più intense provengono dalla Repubblica Islamica. A Teheran la decisione del Governo di Rouhani non è stata accolta da tutti favorevolmente, anzi, molti hanno assunto una posizione rigorosamente ostile nei confronti del Governo. I più critici hanno accusato i funzionari del regime di aver venduto la sovranità del Paese. In aggiunta hanno esercitato pressioni affinché venissero resi noti i dettagli contenuti nel documento, mentre durante alcune proteste pacifiche venivano esibiti cartelli con la scritta “L’Iran non è in vendita”. Addirittura è stata avviata una petizione che mette sotto accusa la Cina, dove questa trattativa viene paragonata ai trattati firmati dall’Iran con la Russia nella prima metà dell’Ottocento, con i quali vennero ceduti alcuni territori del Caucaso all’Impero zarista. Ad ogni modo questo accordo sta contribuendo a rafforzare la posizione contrattuale dell’Iran rispetto al possibile ripristino dell’Accordo sul nucleare, una volontà che negli ultimi giorni è stata avanzata da una mediazione guidata dall’UE. Difatti i funzionari iraniani sono disposti a ritornare al ripristino dei limiti nucleari previsti dal JCPOA, ma solo a condizione che Washington revochi prima le sanzioni.
Sul piano propriamente geopolitico l’accordo avrà effetti a lungo termine nel Golfo, soprattutto rispetto al fatto che la Cina si è garantita un punto di accesso privilegiato nella regione.

Gaia Natarelli

Teheran” by blondinrikard is licensed under CC BY

Gaia Natarelli
Gaia Natarelli

Dinamica e ostinata. Nasco a Ortona nel 1994 e intraprendo i miei studi universitari a Forlì, dove conseguo la laurea triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche. Successivamente, mi trasferisco a Roma e ottengo la laurea magistrale in Investigazione, Criminalità e Sicurezza Internazionale presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma. I miei interessi di analisi riguardano le relazioni internazionali, con una particolare attenzione rivolta all’area asiatica e alle questioni concernenti la sicurezza. Tra le cose a cui non vorrei mai rinunciare ci sono sicuramente la conoscenza, il profumo di un caffè espresso e il fervore della città.

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