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    Sotto la superficie

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    Puoi leggerlo in 4 min.

    Il Giro del Mondo in 30 Caffè 2013 – Abbiamo iniziato il 2012 parlando dei dubbi internazionali sul programma nucleare iraniano, e di come il rischio di conflitto rimanga uguale. Purtroppo (o per fortuna, in assenza di guerra) la storia si ripete nel 2013. Eppure sotto la superficie l’Iran è molto più che solo nucleare… poniamoci quindi cinque domande e cinque risposte a tutto campo

     

    1) Sul piano delle relazioni internazionali la posizione dell’Iran sembra sempre la stessa. Ci sono novità per quanto riguarda la questione nucleare?

     

    Non sembra essersi mosso nulla di significativo dal 2012… l’Iran prosegue con il proprio programma di arricchimento e l’AIEA continua a non ricevere la collaborazione richiesta. E’ stato recentemente concesso di entrare, finalmente, nel sospetto sito militare di Parchin… eppure proprio i tempi necessari per tale autorizzazione spingono a sospettare che il sito sia stato ripulito prima di concederne l’ingresso. Continuano dunque i dubbi sul programma, continuano le pressioni Israeliane perché gli USA attacchino assieme a loro… Dall’altra parte, come dicono alcuni analisti di Washington, Obama può sicuramente permettersi di essere l’ennesimo Presidente che non risolve il conflitto israelo-palestinese, ma forse non può permettersi di essere il primo Presidente a consentire che l’Iran si doti dell’arma atomica – nonostante gli USA tutto vogliano tranne che entrare in un nuovo conflitto in Medio Oriente. La questione però riguarda solo una possibile guerra ora: l’Iran forse può essere contenuto anche con la bomba atomica, ma questo non fermerà i paesi arabi dal cercare di fare altrettanto: il rischio di conflitto, in un modo o nell’altro, resterebbe alto per anni, comunque.

     

    2) Se poco si muove sulla scena internazionale, quella interna si appresta invece a nuovi mutamenti: le prossime elezioni presidenziali cambieranno qualcosa?

     

    A giugno 2013 si vota per il nuovo Presidente in Iran… e Mahmud Ahmadinejad non può più candidarsi avendo già avuto due mandati. Del resto la sua carriera era comunque già finita a causa dello scontro politico con la Guida Suprema Ali Khamenei che si è svolto negli ultimi anni per determinare se il potere dovesse rimanere nelle mani del clero o potesse passare progressivamente a una elite più laica ed economicamente influente (Ahmadinejad e i suoi collaboratori appunto). Non sorprende dunque che i principali attori che sembra si sfideranno siano tutti molto legati agli Ayatollah: Ali Larijani, presidente del Majles (il Parlamento iraniano), Saeed Jalili, attuale negoziatore nucleare, Mohammad-Bagher Ghalibaf, sindaco di Tehran (come fu lo stesso Ahmadinejad). Nessuno dei tre appare propenso a dare una svolta… anche perché stavolta Khamenei si assicurerà che non provino a “ribellarsi” come il loro predecessore.

     

    3) Il paese sta però affrontando una pesante crisi economica… o no?

     

    Si parla spesso di pesante svalutazione del Rial, la moneta locale, come prova del crollo dell’economia locale. In realtà le due cose non sono legate e non è nemmeno corretto parlare di svalutazione del Rial! Il potere d’acquisto della moneta iraniana nel mercato locale è sostanzialmente sempre la stessa, ovvero gli iraniani continuano a pagare molti beni sempre con lo stesso prezzo. Il problema potrebbe al massimo esistere in futuro riguardo ad  alcuni beni come benzina, olio per riscaldamento e alcuni cibi: sono normalmente sovvenzionati dal governo per tenere bassi i prezzi e questo fa sì che la popolazione non sia per nulla alla fame o “piegata” come a volte si suggerisce senza cognizione di causa. Ma mantenere queste sovvenzioni costa e per quanto ancora lo stato potrà permettersi di farlo? Questa è la vera domanda e per ora non è possibile dare una risposta.

     

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    4) Perché allora si parla di svalutazione del Rial?

     

    Perché in realtà si considera il cambio rial/dollaro… che però come detto non ha effetto sul mercato interno. Il governo cerca di mantenere il cambio artificiosamente basso per non spaventare la propria popolazione: a settembre il cambio era 1$ = 28.000 rial. Tuttavia nel paese di dollari ne circolano davvero pochi e il governo iraniano cerca di farne circolare il meno possibile: i dollari servono per poter espatriare, e meno dollari ci sono a disposizione, meno persone possono fuggire all’estero.  In realtà, quasi nessuno usa il cambio ufficiale, preferendo invece il mercato nero, dove il cambio raggiunge anche livelli di 1$ = 60.000 rial. Il risultato è che molti giovani iraniani, che sognano un futuro all’estero lontano dalle restrizioni degli Ayatollah, non riescono comunque a poter raggranellare abbastanza valuta estera per pagarsi gli studi fuori dal paese.

     

    5) Possono essere le nuove generazioni il motore del cambiamento?

     

    E’ ovvio che i giovani siano quelli che maggiormente desiderano un rilassamento delle restrizioni (soprattutto quelle religiose legate ai costumi) e una maggiore libertà d’espressione. Ne deriva una sequenza di accorgimenti per scavalcare di fatto le regole imposte. Ne citiamo due: se per strada, in particolare nelle maggiori città, tenere il velo è obbligo per le ragazze, non così è per le numerose feste clandestine dove i giovani si mischiano senza restrizioni e senza “dress code” imposto da fuori. Altro caso: le ragazze obbediscono sì all’obbligo della copertura integrale dei loro corpi in pubblico, ma il modo è molto creativo: per esempio vanno per la maggiore giacche corte che seguono la linea del corpo e pantaloni attillatissimi, tipo leggings… risultato? Sembra indossino minigonne… che formalmente seguono i canoni religiosi! Qual’è il significato di tutto ciò, apparentemente frivolo? Che le giovani generazioni sono molto abili a trovare i propri spazi e aggirare le regole quando vogliono – su di loro la propaganda del regime ha poca presa. Allo stesso tempo però proprio tale facilità di aggirare le regole sembra per ora spingerli lontani dal desiderio di cambiare radicalmente il paese… difficile dunque aspettarsi una massiccia rivolta giovanile a breve.

     

    Lorenzo Nannetti

    Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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