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    ‘I have a drone’

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    Il Giro del Mondo in 30 Caffè 2013 – Come si presenta il 2013 per il ri-eletto Presidente Obama? Un anno in cui, oltre ai trend di lungo termine della strategia americana, come il confronto con la Cina nel Pacifico e con l’Iran in Medio Oriente, si aggiungono dossier bollenti, come le operazioni in Mali e in Somalia, e il possibile intervento in Siria. Un anno in cui i tagli alla Difesa diventano effettivi. Un anno che porterà al ritiro dall’Afghanistan. Un anno in cui l’Amministrazione Obama segnerà il percorso dell’intero mandato

     

    DI-FE-SA! – Dopo dodici anni di incremento del budget destinato al Dipartimento di Difesa (dal 1999 al 2011 è passato da 360 a 537 miliardi di dollari, senza contare i 13.000 miliardi spesi in Afghanistan e Iraq), nei prossimi dieci anni ci sarà una riduzione di almeno 490 miliardi di dollari, a partire proprio dal 2013. Quello che è stata la strategia obamiana di supporto agli alleati e preferenza per operazioni mirate, concluse dalle squadre speciali o dai velivoli comandati a distanza (i droni), si rivelerà l’unica realisticamente applicabile in questo contesto economico. La formula che guiderà le scelte della Casa Bianca nel 2013, e per tutto il prossimo mandato, è sintetizzata in quattro caratteri: A2/AD, o meglio, anti-access/area-denial. Sostanzialmente la strategia americana non sarà più rivolta ad occupazioni militari di territori ostili (dal 2014 in Afghanistan dovrebbero rimanere solo addestratori e qualche unità di supporto), ma cercherà di creare un ambiente sicuro per sé e per i propri alleati, da un lato garantendo l’accesso alle risorse e ai mercati, dove l’influenza dei competitor è minacciosa, e dall’altro proteggendo la propria sfera e quella degli alleati, tramite la deterrenza. La Defense strategic guidance del Pentagono individua due regioni a cui si applicano, in maniera calzante, questi criteri: il Pacifico e il Golfo Persiano. In entrambe le aree, gli Stati Uniti non sono interessati alla conquista, ma al libero accesso alle risorse e ai mercati di quelle aree. Inoltre la minaccia di Cina e Iran verso gli Stati Uniti non risiede in un’invasione territoriale a discapito di un alleato americano (almeno nel breve e medio periodo), bensì nella creazione di sfere d’influenza regionali, di cui le due potenze ne controllerebbero esclusivamente l’accesso.

     

    TUTTI (O QUASI) GLI UOMINI DEL PRESIDENTE – Le nomine di Obama per i posti chiave nell’Amministrazione stanno suscitando discussioni, come naturale che sia, ma sembrerebbero funzionali al percorso di politica estera che il Presidente ha iniziato già lo scorso mandato. Alla Difesa è stato nominato Chuck Hagel, già Senatore repubblicano del Nebraska. Interessante l’articolo che Hagel ha pubblicato nel luglio 2004 su Foreign Affairs, “A Repubblican foreign policy”, dove parlava di una divisione dei compiti e delle responsabilità con gli alleati nei diversi teatri (tanto cara all’azione estera di Obama), e dove, ad ogni modo, emergevano le radici realiste del suo pensiero. La direzione della CIA è stata affidata a John Brennan, consigliere per l’antiterrorismo del Presidente Obama nel precedente mandato e con una carriera più che ventennale nell’intelligence americana. Brennan è “l’uomo dei droni” e colui che ha pesato molto nello stilare la killing list di Obama; lo scorso anno si spese a favore anche di alcuni raid degli UAV americani per colpire diversi capi estremisti in Mali. È, infine, di questi giorni la notizia che il nuovo Chief of staff sarà Denis McDonough, uomo di Washington, anche lui vicino al pensiero realista come Hagel, non profondo conoscitore del Medio-Oriente ma sostenitore della svolta verso il Pacifico della politica estera americana.

     

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    MAL D’AFRICA – Nel 2013 continueranno quindi le azioni, basate sul mix di operazioni delle forze speciali e utilizzo di mezzi altamente tecnologici (droni, attacchi cibernetici), volte a contenere ed eliminare le minacce alla sicurezza americana. Oltre a Pakistan, Afghanistan (fondamentale sarà la gestione del ritiro delle truppe), Yemen e altri focolai mediorientali, che ormai da alcuni anni sono obiettivi delle incursioni americane, entreranno in gioco due aree finora considerate solo marginalmente (ad eccezione della Libia) dall’Amministrazione: l’Africa e il Mediterraneo. Innanzitutto proprio la Libia, la cui stabilizzazione verrà, per così dire, assistita dall’invisibile presenza americana sulla scia di quanto già è accaduto nel 2012. La killing list di Obama, infatti, contiene diversi obiettivi operanti proprio in territorio libico. L’altro teatro su cui gli Stati Uniti hanno garantito il loro appoggio logistico e di fornitura di attrezzature altamente tecnologiche è il Mali. Se è vero che il Segretario alla Difesa uscente Panetta ha dichiarato che non ci sarà un dispiegamento di militari americani in Mali, è altrettanto vero che i francesi si sono rivolti a Washington per ottenere velivoli spia, aerei cisterna per i rifornimenti in volo, strumenti di intelligence e apparecchi satellitari per le intercettazioni radio e telefoniche, e che il nuovo capo della CIA ha dimostrato di essere sensibile agli aspetti della regione. Oltre alla questione del Mali è anche l’evoluzione dello scenario somalo a preoccupare. All’incursione dei giorni passati, per liberare ostaggi francesi in Somalia, hanno partecipato anche gli Stati Uniti e non rimarrà sicuramente un’operazione isolata nel 2013.

     

    OCCHIO ALLA SIRIA – Ultimo scenario su cui Obama sarà chiamato a lavorare durante quest’anno sarà la Siria. È chiaro l’intento americano di lasciar agire in prima linea gli alleati dell’area, Turchia e Qatar in testa, ma è innegabile che un intervento in Siria, qualora ci sia il via libera di Mosca e Pechino, comporterà ancora una volta il concreto e altamente qualificato supporto americano. Forse anche in misura maggiore, poiché Francia e Gran Bretagna sono attivamente impegnate in Libia e in Mali.

     

    Davide Colombo

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Davide Colombo
    Davide Colombo

    Sono laureato in Relazioni Internazionali con una tesi sulla politica energetica. Ho frequentato un master in Diplomacy. Mi interesso e scrivo soprattutto di Stati Uniti. Le opinioni espresse negli articoli sono personali.

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