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venerdì 30 Luglio 2021

“OpenLux” e la questione della concorrenza fiscale nell’Unione europea

In breve

  • Una nuova inchiesta giornalistica, “OpenLux”, rivela ancora una volta le aree grigie della regolamentazione finanziaria lussemburghese.
  • Al centro della questione si trovano le regole poco stringenti in termini di trasparenza che il Lussemburgo impone all’industria finanziaria nel proprio territorio.
  • Al di là degli ovvi rischi riguardanti il riciclaggio di denaro, la vicenda si collega a una sfida più ampia che l’UE si trova ad affrontare, ovvero la concorrenza fiscale tra i Paesi membri.

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In 3 sorsiLe rivelazioni dell’inchiesta giornalistica “OpenLux” riguardanti la trasparenza del settore finanziario in Lussemburgo rilanciano il dibattito (geo)economico sul problema della concorrenza fiscale nell’UE.

1. LE RIVELAZIONI DI “OPENLUX”

Nel 2014 l’inchiesta giornalistica “LuxLeaks” aveva rivelato gli accordi illeciti tra le Autorità lussemburghesi e oltre 300 multinazionali che consentivano a quest’ultime di eludere il fisco di alcuni Paesi europei spostando indebitamente i propri profitti in Lussemburgo, dove il prelievo fiscale era (e rimane) meno oneroso. La vicenda aveva portato l’attenzione sulla concorrenza fiscale nell’UE, ovvero quella corsa al ribasso che vede alcuni Stati membri far leva su quadri normativi più vantaggiosi per attirare nel proprio territorio le grandi imprese, così da beneficiare del loro gettito fiscale. Lo scorso febbraio la questione ha acquisito ulteriore visibilità per via di una nuova inchiesta giornalistica, “OpenLux”, che ha rivelato la persistenza di alcune falle nel sistema normativo cui sono soggetti i fondi di investimento basati in Lussemburgo, specialmente per quanto riguarda la trasparenza. In particolare è emerso che oltre l’80% di essi non dichiara informazioni adeguate rispetto ai propri titolari effettivi, ovvero le persone fisiche o giuridiche che ne beneficiano economicamente. Ciò ha causato preoccupazione riguardo all’assenza di norme efficaci nel Paese per controllare chi siano i reali investitori e, soprattutto, per assicurarsi che il denaro investito abbia un’origine legittima, con gravi ripercussioni in termini di riciclaggio.

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Fig. 1 – L’ex Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, era stato Primo Ministro del Lussemburgo ai tempi di “LuxLeaks”

2. LA REAZIONE DEL LUSSEMBURGO E DELL’UE

La situazione appare particolarmente problematica se si considera che il Lussemburgo è il primo Paese in Europa e il secondo al mondo, dopo gli Stati Uniti, per presenza di fondi di investimento, corrispondenti a un giro di affari di circa €4.500 miliardi all’anno. Per tutta risposta il Governo lussemburghese ha sottolineato di essere nel pieno rispetto delle regole europee e che la propria capacità di attrarre gli investitori non dipende dai vantaggi di un quadro normativo più lasco sulla trasparenza, bensì di un’economia stabile, aperta e diversificata. D’altra parte la reazione dell’UE non è stata altrettanto condiscendente, con il Commissario per l’economia Paolo Gentiloni che ha riferito di non escludere un intervento per rafforzare le regole europee antiriciclaggio alla luce dell’inchiesta. La questione ha trovato spazio anche nellal Plenaria di marzo del Parlamento europeo, durante la quale diversi parlamentari europei hanno criticato aspramente la prassi del Lussemburgo, evidenziando  l’urgenza di migliorare il quadro normativo europeo in materia di trasparenza finanziaria.

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Fig. 2 – Il Commissario europeo all’economia, Paolo Gentiloni

3. LA CONCORRENZA FISCALE COME MINACCIA INTERNA ED ESTERNA

I ridotti oneri di trasparenza che il Lussemburgo impone all’industria finanziaria sono stati letti nell’ottica più ampia della concorrenza fiscale intestina all’UE, in quanto esempio di condizioni particolarmente favorevoli con cui alcuni Paesi membri incentivano le grandi imprese a registrarsi nel proprio territorio per estrarne le risorse. In questo modo la vicenda “OpenLux” non si lega solo al problema del riciclaggio di denaro, ma anche ad un’altra minaccia per la tenuta del mercato interno: l’elusione fiscale. Quest’ultima, infatti, provoca la perdita di risorse economiche cruciali per i Governi di alcuni Paesi membri a vantaggio di altri a loro vicini, con le annesse tensioni politiche che rischiano di sorgere in conseguenza di tale depauperazione. Oltre a proteggere l’integrazione economica interna, affrontare la questione della concorrenza fiscale è cruciale per l’UE anche per tutelare la propria credibilità nella lotta internazionale contro i crimini finanziari, e contro le pratiche fiscali sleali di Paesi terzi. Più facile a dirsi che a farsi, considerando che le questioni fiscali rimangono competenza esclusiva dei Paesi membri.

Cristiano De Vergori

Photo by YvonneHuijbens is licensed under CC BY-NC-SA

Cristiano De Vergori

Sono laureando in Relazioni Internazionali presso l’università Luiss Guido Carli e l’Université libre de Bruxelles, con indirizzo in Studi Europei. Ho lavorato nell’ambito dei Public Affairs, sia a Roma – presso l’ambasciata britannica – sia a Bruxelles – presso Unioncamere. Sono appassionato di tematiche europee, soprattutto per quanto riguarda la governance economica e finanziaria.

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