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domenica 19 Settembre 2021

Verso le elezioni presidenziali francesi

In breve

  • I cittadini francesi si recheranno al voto il prossimo aprile per scegliere il loro 26esimo Presidente della Repubblica.
  • I primi sondaggi parlano di un possibile duello al secondo turno tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen. Decisivi saranno i voti degli elettori degli altri partiti, che al momento appaiono indecisi.
  • La vittoria di Le Pen potrebbe cambiare radicalmente il ruolo francese nell’UE rispetto a quanto succederebbe in caso di vittoria di Macron.

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Analisi Nell’aprile 2022 i cittadini francesi saranno chiamati alle urne per eleggere il loro Presidente della Repubblica. A un anno di distanza dal voto scopriamo qual è la situazione politica interna, chi sono i favoriti per la vittoria finale e quali scenari potrebbero cambiare nel rapporto tra Parigi e Bruxelles.

LA FRANCIA VS LA COVID-19

Al pari degli altri Paesi dell’Unione Europea, la Francia si trova a dover fronteggiare la pandemia da Covid-19 e i relativi impatti socio economici.
Nelle scorse settimane l’attuale Presidente Emmanuel Macron è intervenuto in diretta televisiva per annunciare nuove misure restrittive per arginare la diffusione del virus.
Nel suo discorso alla nazione Macron, pur ammettendo di aver commesso errori nella gestione della pandemia, ha chiesto ai suoi concittadini un ultimo sforzo per arrivare a maggio per programmare l’apertura di molte attività come bar, ristoranti, teatri, musei e strutture sportive.
La Francia, comunque, non vuole rimanere impreparata nella lotta al virus e, complice le incertezze dell’Unione Europea sul rifornimento dei vaccini, ha avviato, dopo 5 mesi di lavoro, una produzione interna di vaccini. L’obiettivo dichiarato dal Governo transalpino è quello di produrre 250 milioni di dosi entro la fine dell’anno.

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Fig. 1 – Emmanuel Macron, nel maggio 2017 è stato eletto 25esimo Presidente della Repubblica francese

LA SITUAZIONE POLITICA DEL PAESE: VERSO UN DUELLO MACRON LE PEN?

Secondo diverse proiezioni, in un eventuale secondo turno il Rassemblement National di Marine Le Pen avrebbe un consenso del 47-48% contro il 52-53% di Macron. Al primo turno invece la leader del Rassemblement raggiungerebbe il 23-28% contro il 25-27% di Macron.
Nel 2017 l’attuale inquilino dell’Eliseo ottenne il 66% mentre Le Pen, sconfitta al secondo turno, incassò il 34%. Una grande differenza rispetto alle elezioni di 4 anni fa riguarda però il voto degli elettori degli altri partiti. Infatti gli ultimi sondaggi testimoniano come la maggior parte degli elettori degli altri partiti non confluirebbero nel cosiddetto “Fronte Repubblicano” anti Le Pen.
Marine Le Pen, questa volta, crede fortemente nella vittoria, galvanizzata da essersi classificata primo partito alle Europee del 2019. È indubbio che la sua popolarità sia in crescita e che il suo partito, secondo i sondaggi, sia il più votato dai giovani francesi. Marine Le Pen, oltre ad aver cambiato il nome, sta lavorando per dare un’immagine più moderata al suo partito. Mantiene una posizione rigida sull’immigrazione, ma non parla più di uscita dall’UE e dall’euro. Altri temi affrontati nei suoi discorsi sono il femminismo e l’ambientalismo. Le Pen e il suo staff, infatti, visitano spesso gli agricoltori delle zone rurali, ottenendo forti consensi nelle piccole comunità lontane dai grandi agglomerati urbani.
Seppur evidente che la contesa, a meno di clamorosi eventi, dovrebbe portare Macron e Le Pen a confrontarsi al secondo turno, altri candidati giocheranno la partita delle presidenziali.
Confusa appare la situazione all’interno della destra neo gollista. Xavier Bertrand, fuoriuscito dei Républicains – la cui presidenza è passata a Christian Jacob, – ha annunciato che si candiderà alle prossime elezioni, ma senza passare dalle primarie del suo ex partito.
Discorso simile per la sinistra francese, che oltre a perdere consensi si presenta frammentata. Il Partito Socialista del segretario Oliver Faure, tradizionalmente primo o secondo partito di Francia, attraversa un momento di difficoltà. L’unica possibilità per avere qualche chances di arrivare al secondo turno prevedrebbe un’alleanza con i Verdi di Yannick Jadot e la forza di sinistra France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon. Nonostante questi partiti abbiano trovato un accordo per le regionali della Hauts de France di giugno, lo scenario non sembra, al momento, replicabile anche per le presidenziali.
Altro candidato della sinistra francese dovrebbe essere Anna Hidalgo, attuale Sindaco di Parigi. Sulla spinta di diversi intellettuali parigini, il primo cittadino della capitale francese ha fondato una piattaforma, “Idee in comune”, basata su ecologia e politiche sociali.

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Fig. 2 – Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, è l’avversario più accreditato di Emmanuel Macron

QUALI CONSEGUENZE NELLE RELAZIONI PARIGI-BRUXELLES?

Nonostante risulti evidente un calo della popolarità di Macron, appare difficile, a un anno dalle elezioni e con una pandemia in corso, sbilanciarsi sul vincitore finale.
Se è vero che la Le Pen viene ritenuta da una considerevole parte dei francesi possibile vincitrice, è altrettanto vero che al momento le sue possibilità di vittoria finale restano basse. Le Pen paga principalmente uno storico isolamento politico. Nulla a che vedere con i tempi del “suo” Front National o addirittura con quello guidato dal papà, Jean Marie Le Pen, quando tutti i partiti francesi, in blocco, si opposero senza se e senza ma alla sua ascesa. Le Pen punta, questa volta, a raccogliere i voti del centro destra francese. In particolare dei Républicains che, dopo Chirac e Sarkozy, non riescono a trovare una leadership forte e capace di federare le diverse anime della destra transalpina.
Parla alla destra moderata francese anche Macron. Nato come movimento progressista, e votato da tanti ex elettori di centro e di sinistra, il suo movimento La République en Marche non viene più percepito come forza di sinistra. Nell’ultimo anno, inoltre, la popolarità di Macron è decisamente calata, con un 58% dei francesi che disapprova il suo operato. Negli ultimi tempi Macron ha cercato comunque di rivolgersi alla destra moderata francese con un tono più fermo in materia di immigrazione e sicurezza nazionale e, al tempo stesso, ha cercato di rivitalizzare la sua etichetta di progressista con alcune riforme, tra le quali la soppressione dell’ENA (la scuola di amministrazione francese che, dal 1946, ha formato la classe dirigente del Paese e dalla quale lo stesso Macron proviene).
Considerato il sistema elettorale presidenziale francese, a oggi il favorito in un duello Macron Le Pen resta comunque l’attuale capo di Stato. Ovviamente per la vittoria finale sarebbero decisivi i voti degli elettori dei tradizionali partiti francesi socialisti e neo gollisti.
Rispetto però alle votazioni del 2017, dove era facilmente intuibile il sostegno di queste forze per Macron, questa volta la sicurezza è minore. A questa incertezza va considerato il peso politico di un’alleanza a sinistra come terzo “outsider”. Ad oggi questa possibilità appare remota, ma le trattative di un anno potrebbero cambiare le cose.
È indubbio che, assieme alle elezioni federali tedesche dell’autunno di quest’anno, le presidenziali francesi dell’aprile 2022 rappresenteranno l’appuntamento elettorale più importante del Vecchio Continente.
Parigi si trova a un bivio. Da un lato la vittoria di Macron potrebbe portare il Paese alla leadership dell’UE, complice il ritiro politico di Angela Merkel. Una vittoria di Macron, assieme a una Germania con una leadership meno forte di quella dell’attuale Cancelliere, rilancerebbe i programmi contenuti  nella “dottrina Macron”.
Dall’altra parte la vittoria di Le Pen, al netto delle sue posizioni più moderate su alcune tematiche, rappresenterebbe una forte incognita per il processo d’integrazione europeo. Sarebbe infatti la prima volta che un partito nazionalista che in passato ha manifestato forti posizioni euro scettiche salirebbe al potere di uno dei Paesi fondatori dell’Unione Europea.
L’elezione, inoltre, assume ancora più importanza se si pensa che nel primo semestre 2022 spetterà proprio alla Francia la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea. Un ruolo che andrà a incastrarsi proprio durante le prossime votazioni presidenziali e che potrebbe avere forti ripercussioni sui lavori del Consiglio dell’UE.
I prossimi mesi saranno quindi fondamentali per capire se Le Pen, sfruttando la crisi della pandemia da coronavirus e una dialettica più morbida su alcune tematiche, riuscirà a far breccia nell’elettorato deluso da Macron. Al tempo stesso l’attuale Presidente potrà rilanciare la sua immagine traghettando il Paese fuori dalla fase più dura della pandemia e ritrovando l’abilità delle scorse presidenziali nel creare un’agenda politica condivisa dalla maggior parte degli elettori francesi.

Luca Rosati

Immagine in evidenza: “The chief danger about Paris is that it is such a strong stimulant. -T.S. Eliot” by [email protected] is licensed under CC BY-ND

Luca Rosati
Luca Rosati

Appassionato al processo di integrazione europea e al rapporto tra gli Stati membri, sono laureato in scienze politiche e relazioni internazionali presso l’Università degli Studi di Torino. Ho svolto un periodo di studio presso la facoltà di Scienze Sociali di Parigi nell’ambito del programma Erasmus.

Dopo la laurea, ho lavorato due anni presso la pubblica amministrazione francese a Lione dove mi sono occupato della gestione di programmi e fondi europei.

Attualmente sono impiegato presso il dipartimento Affari Europei della Regione Valle d’Aosta dove mi occupo di progettazione europea e di comunicazione sulle attività dell’Unione Europea.

Frequento inoltre il Diploma in Affari Europei dell’ISPI (Istituto Superiore di Politica Internazionale) di Milano.

 

 

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