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giovedì 28 Ottobre 2021

La sfida della Covid-19 in Marocco

In breve

  • La Monarchia nordafricana ha giocato la carta della prevenzione fin dall’inizio della pandemia, imponendo misure restrittive mirate a contenere la diffusione della Covid-19.
  • Tra i punti di forza della campagna vaccinale marocchina c’è la scelta di diversificare il rifornimento delle dosi di vaccino per tutelarsi da prevedibili ritardi.
  • Il Marocco risulta aver sotto controllo la campagna vaccinale, anche dal punto di vista delle profonde disparità sociali ed economiche tra zone rurali e urbane. Tuttavia è necessario non abbassare la guardia.

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In 3 Sorsi – Il Marocco ha giocato d’anticipo nella lotta alla Covid-19. La campagna di vaccinazione si svolge a ritmo di un tamburo battente, ma le profonde disparità tra contesti urbani e rurali minacciano di aumentare sempre di più.

1. IMPATTO DELLA COVID-19 SUL MAROCCO

La Monarchia nordafricana ha giocato d’anticipo nella lotta alla Covid-19, sospendendo i voli internazionali e dichiarando lo stato di emergenza il 19 marzo dello scorso anno. Con il “Piano Marshall marocchino” il re Mohammed VI ha rafforzato la sanità pubblica e istituito un Comitato di Vigilanza Economica. A distanza di un anno l’emergenza in Marocco è stata estesa (per la tredicesima volta dall’inizio della pandemia) fino al 10 maggio e la sospensione dei voli con Paesi ritenuti a rischio è stata prolungata al 21 maggio. La popolazione marocchina, stremata dalle misure restrittive, si riversa nelle piazze delle principali città per esprimere preoccupazione per l’aggravarsi della situazione sociale ed economica del Regno. I dati dell’Alto Commissariato alla Pianificazione sembrano, infatti, confermare il timore dell’opinione pubblica, che sta già facendo i conti con l’accentuarsi delle disparità socio-economiche (per primi lavoratori informali e migranti) e con un aumento del tasso di disoccupazione giovanile al 31,2%. Tuttavia da un lato l’attesa crescita del PIL al 4,2% entro la fine del 2021  e dall’altro il promettente andamento della campagna vaccinale, sembrano far tirare un lieve sospiro di sollievo.

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Fig. 1 – Gli anziani marocchini in attesa del vaccino anti Covid-19 nel centro medico nella città di Salé, febbraio 2021

2. LA CAMPAGNA VACCINALE È DAVVERO UN SUCCESSO?

Elogiato a livello internazionale per la gestione della vaccinazione anti Covid-19, il Regno marocchino ha lanciato la campagna il 26 gennaio al ritmo di un tamburo battente, come la definisce Le Monde. Numeri alla mano, in data 16 aprile, si registrano 4,18 milioni di persone completamente vaccinate. Tra i fattori di successo c’è la scelta di diversificare il rifornimento delle dosi di vaccino per tutelarsi da prevedibili ritardi. Ad oggi il Marocco ha ricevuto un totale di 8,5 milioni di dosi, di cui 7 milioni da Oxford/AstraZeneca (dall’India) e il resto da Sinopharm, da cui si attendono 10 milioni di dosi entro maggio. Inoltre la Monarchia nordafricana ha recentemente beneficiato di circa 300mila dosi di vaccini da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso la piattaforma COVAX e si è ora in attesa di 1 milione di dosi Sputnik V dalla Russia.

Fig. 2 – Dati relativi alle dosi di vaccino somministrate ogni 100 persone dall’inizio della campagna vaccinale fino alla data dell’8 aprile 2021, Our World in Data

3. LA QUESTIONE DELLA DISPARITÀ RURALE-URBANA

Per far fronte al minaccioso aumento delle disparità tra contesti urbani e comunità rurali è stata messa in atto una distribuzione mirata delle dosi, attraverso il dispiegamento di 3mila centri di vaccinazione, il 50% dei quali collocati in contesti rurali. Ad esempio, all’inizio di febbraio scorso, nel Comune di Ighoud (provincia di Youssoufia) è stata registrata una notevole affluenza di persone verso il centro medico della comunità rurale di Ighoud per ricevere la prima dose di vaccino. Mohamed Elatiqi, delegato della Sanità nella provincia di Youssoufia, ha descritto le difficoltà logistiche relative alle operazioni di raggruppamento e trasporto dei beneficiari della vaccinazione, disseminati lungo ampie superfici di territorio, spesso difficilmente raggiungibili. Un dato più recente, risalente alla fine dello scorso marzo, riporta che 44.516 abitanti su un totale di 84.432 residenti nelle aree rurali della provincia di Khénifra hanno beneficiato della campagna vaccinale. A tal proposito si è espresso Idriss Ghazali, delegato della Sanità nella provincia di Knénifra, che ha attestato la mobilitazione di 35 centri collocati nelle zone rurali, 5 veicoli per la distribuzione di vaccini, 167 squadre di operatori medici e 273 infermieri. Sebbene l’andamento della campagna vaccinale in Marocco proceda al ritmo di un tamburo battente, la sfida più impegnativa resta quella di ridurre l’aggravarsi delle disparità tra contesti urbani e comunità rurali.

Giulia De Santis

Immagine di copertina: “Morocco” by paologmb is licensed under CC BY

Giulia De Santis
Giulia De Santis

Giulia De Santis, classe 1996, laureata in Mediazione linguistico-culturale e in Investigazione, Criminalità e Sicurezza a Roma. Appassionata delle società arabo-islamiche, della lingua e della letteratura araba, di diritti umani e sicurezza internazionale. Esperienze all’estero di studio in Giordania e in Marocco, tirocinante in ambito di sicurezza internazionale e ricercatrice presso Mondo Internazionale.

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