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martedì 26 Gennaio 2021

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Annuncio dell’esercito israeliano: limiteremo le nostre azioni in Cisgiordania.Una mossa per ammorbidire Obama e la sua richiesta di congelamento totale degli insediamenti, sulla quale gli Usa (e tutti i membri del G8) non sono intenzionati a cedere

FATE VOI            L’IDF (Israeli Defence Force), così come viene denominato l’esercito israeliano, ha pianificato assieme al Governo di limitare le proprie operazioni militari all’interno di quattro tra le sette maggiori città palestinesi, nello specifico Betlemme, Ramallah, Gerico e Qalqilya, per dare la possibilità alle forze regolari palestinesi di crescere nella loro capacità di garantire autonomamente la sicurezza su quei territori. Le forze di sicurezza palestinesi, istruite ed equipaggiate da programmi e fondi americani ed europei, acquisiranno dunque maggiori responsabilità. Fonti dell’esercito israeliano precisano come potrebbe evolversi la situazione: se le forze palestinesi dimostreranno di saper fare sostanziali passi in avanti, l’IDF farà nuovi passi indietro anche in altre città. Nel caso opposto di attacchi pianificati o bombe contro obiettivi israeliani, invece, l’esercito di Tel Aviv rientrerà istantaneamente nelle città coinvolte dal progetto, per annullare gli attacchi quanto prima.

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TO FREEZE OR NOT TO FREEZE?       Una tale decisione è figlia della campagna di Washington volta a migliorare la sicurezza dei Territori palestinesi. Con una tale concessione, il Governo israeliano sembra intenzionato a guadagnare credito nei confronti dell’amministrazione americana, per persuadere Obama e convincerlo a smorzare i toni decisi della sua richiesta di totale congelamento degli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi, compresa la crescita naturale degli stessi. A tale proposito, il Ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, sebbene con toni assai più moderati rispetto ad uscite precedenti, ha nuovamente ribadito la posizione israeliana: nessun nuovo insediamento, nessuna espansione. Ma la crescita naturale è inevitabile: non si può soffocare le persone, non si può fermare la vita, i matrimoni, le nascite. Anche durante il G8 dei Ministri degli Esteri in Italia si è però ribadita la richiesta di una “ripresa dei negoziati secondo le linee guida della Road Map”, il piano di pace presentato dal Quartetto (Usa, Ue, Russia, Onu) durante la Seconda Intifada. seconda tale cammino, tappa fondamentale per il riavvicinamento delle parti è il congelamento totale delle attività degli insediamenti.

 

OCCHIO AI PROCLAMI              Sempre su pressione americana, il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat ha annunciato un piano per congelare la distruzione israeliana del 70% delle case costruite senza autorizzazione a Gerusalemme Est, dove vivono i Palestinesi, studiando forme di compensazioni per il rimanente 30%. Le case “irregolari” a Gerusalemme Est sono circa 20.000, e al loro interno vivono circa 180.000 persone. Una nuova piccola goccia verso la “distensione”? Staremo a vedere. Chi conosce la situazione sa però bene che bisogna evitare proclami e annunci di svolta. Basta un nulla per ripiombare nell’alta tensione. La prudenza non è mai troppa.

 

Alberto Rossi redazione@ilcaffegeopolitico.it

(Nella foto: il Ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman)

Alberto Rossi
Alberto Rossi

Classe 1984, laureato nel 2009 in Scienze delle Relazioni Internazionali e dell’Integrazione Europea all’Università Cattolica di Milano (Facoltà di Scienze Politiche). La mia tesi sulla Seconda Intifada è stata svolta “sul campo” tra Israele e Territori Palestinesi vivendo a Gerusalemme, città in cui sono stato più volte, che porto nel cuore e in cui andrei domani a vivere (e sì, sembra assurdo, ma anche mia moglie Cristina verrebbe di corsa con me. Nostra figlia Anita invece, nata a maggio 2015, ancora non ci ha detto cosa ne pensa). Vivo a Milano, dopo 28 anni di Brianza, e sono Responsabile Marketing della Fondazione Italia Cina e analista del CeSIF (Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina). Tra le mie passioni, il calcio (portiere, allenatore, tifoso), la politica, i libri di Giovannino Guareschi, i giochi di magia, il teatro, la radio. Già, la radio: nel 2009 conducevo un programma di esteri su Bmradio.it, e con alcuni amici/colleghi appassionati di geopolitica e relazioni internazionali ci siamo detti: la radio non basta, dovremmo inventarci qualcosa di più per parlarne… Ecco, Il Caffè Geopolitico, di cui sono Presidente, è nato più o meno così.

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